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Full text of "Storia genealogica della famiglia Bonaparte : dalla sua origine fino all'estinzione del ramo già esistente nella città di S. Miniato"

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L161— O-1096 



STORIA GENEALOGICA 



DELLA 



FAMIGLIA BONAPARTE 



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in 2012 with funding from 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://archive.org/details/storiagenealogicOOcava 






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STORIA GENEALOGICA 



DELLA FAMIGLIA 



BOIAFàETI 



DALLA SUA ORIGINE FINO ALL ESTINZIONE DEL RAMO GIÀ ESISTENTE 
NELLA CITTA DI S. MINIATO 







FIRENZE 

TII-OGR.lt'I.t IH iltlUtV) CECC1II 



1846^ 






FRANCESI 



i^e l'istoria di una Famiglia che si è resa 
celebre, non tanto per vetuste magna- 
nime azioni, quanto per recenti e stre- 
pitose imprese, può interessare i fasti 
di una gran nazione; la storia della Fa- 
miglia Bonaparte interesserà certamente 
la Nazione Francese, poiché da quella 
nacque Napoleone, che sul declinare del 
secolo decimo ttavo, alla testa delle vo- 
stre armate, meravigliò l'Europa colle 
sue conquiste; e sulPincominciare del 
diciannovesimo fu chiamato a reggerne 



549925 



i destini, quando appunto stava per ca- 
dere sotto il peso dell'anarchia e della 
guerra civile. 

Tenendo dietro a questi fatti, intitolo 
a Voi la Storia dei Bonaparte, la rino- 
manza dei quali è stata sempre grande, 
ma fatta dipoi grandissima dall'uomo 
sorprendente , che per diciotto anni 
guidò le vostre armate trionfanti attra- 
verso le popolose regioni dell'Europa, le 
vaste pianure dell'Egitto e della Soria; 



che quindi, per quasi tre lustri, condusse 
la somma dei vostri affari politici e civili; 
che, infine, innalzò la Francia ad una 
celebrità da renderla uguale a qualun- 
que regno e nazione sì antica che mo- 
derna, se non a superarle nel valore, 
nella legislazione, nell'incivilimento. 

Aggradite dunque un omaggio che 
un Italiano offre alla vostra storia, alla 
gloria di un Popolo che ha ben meritato 
dell'universo. 



INTRODUZIONE 



JLia potenza preponderante di Carlo Quinto Impe- 
ratore , che nella prima metà del secolo decimose- 
sto pesò sull'Italia, giunse a distruggere i pochi 
semi di libertà repubblicana che ancora germo- 
gliavano nel centro della medesima; ed a quei li- 
beri ma turbolenti ed irrequieti governi, sotten- 
trarono i piccoli tiranniche, insieme colla libertà , 
abrogar vollero anche quelle leggi che apparente- 
mente sembravano conservarla. 

Allora non più virtù cittadine , non amor di pa- 
tria, non pubblico interesse; ma invece si diede 
luogo a tutti quei vizj che seco conducono la mol- 
lezza ed il lusso delle corti nate sulle rovine della 
democrazia, pretendendo conculcarne la frugalità 
col distruggere la pubblica economia. 



10 INTRODUZIONE 

Ed in vero , molte di quelle illustri famiglie che 
eransi arricchite perdurante il repubblicano regime , 
o spatriarono, e seco portarono le arti per cui era 
stato fiorente il commercio , ed in altre terre e re- 
gioni le trasportarono; oppure alla campagna ritira- 
ronsi a go dere il frutto dei loro sudori , delle loro 
economie. 

L'ambizione di molte altre, e la speranza di 
poter dividere una sovranità che più posseder non 
potevano per loro stesse , le ridusse intorno a quel 
trono che suoi avea fatti que' diritti che mai non 
erangli appartenuti; e quindi l'adulazione, l'invidia 
ed altri vizj anche più turpi, le conducevano a co- 
prir quelle cariche e quegli uffìzj che solo alla 
virtù, al merito ed al sapere darsi dovrebbero. 

In mezzo a questa generale depravazione , solo 
il bigottismo e l'ipocrisia prosperarono: e così ven- 
nero a confermarsi quegli abusi, e quella confu- 
sione nell'esercizio di alcuni diritti , che troppo lun- 
gamente le due autorità, laica e sacerdotale, avean 
tenute divise. 

Le sole repubbliche di Genova e di Venezia , il 
cui aristocratico e potente governo le rendeva 



I N T n n li Z I N E 11 

rispettate al di dentro e temute al di inori, si ga- 
rantirono , per quanto il comportavano i tempi , da 
questo male politico, ed il loro potere ben saldo 
lener seppero: il potere cioè derivante da quelle 
leggi cui anche il clero sul declinare dell'Imperio 
di Roma sottomettevasi ; poiché sapeva stare scritto 
nelle pagine del Vangelo « Che il regno di Gesù 
Cristo non era di questa terra. » 

Perdurante questa aberrazione politica e civi- 
le, l'uomo saggio, il filosofo meditava sull'anda- 
mento delle umane cose, sulle leggi, sui governi 
che sussistevano; e, nel silenzio del suo ritiro, 
poneva in piena luce e scopriva i vizj che li de- 
turpavano; e comprender faceva quali fossero le 
riforme di cui abbisognavano, acciò l'uomo innal- 
zar potesse la sua ragione, ed a quei mali più non 
soggiacesse che da tanti secoli lo affliggevano , lo 
degradavano. 

Tali pensamenti , resi di pubblica ragione, ris- 
vegliarono le menti intorpidite dall'ozio e dal lusso 
smodato; e molti a vagheggiare incominciarono 
quelli studj e quelle dottrine che capaci a svilup- 
par l'intelletto rendeanli. 



12 IN T H ì) B Z I N I : 

Allora la filosofìa incominciò a dettare i suoi 
precetti, ad esporre con quali principj, con quali 
massime giunger potevasi ad un grado di perfe- 
zionamento morale : e fu dimostrato , che ciò dipen- 
dere non poteva se non dalle buone leggi, e dal 
rivendicar quei diritti che l'ignoranza ed il feu- 
dalismo dei bassi tempi erarisi lasciati togliere, 
perchè forse non capaci i governanti di apprezzarne 
l'esercizio e la conservazione. 

Tali verità, tanto predicate, giunsero fino ai gra- 
dini del trono; e gli Austriaci regnanti furono i 
primi a sperimentare quelle riforme che scritte 
trovavansi nei libri dei filosofi i quali di poco gli 
aveano preceduti, o di quelli che ai loro tempi 
vivevano e tali dottrine pubblicavano. 

L'esperimento, per altro, non ebbe sul principio 
quei resultamentichesi attendevano ; poiché l'uomo, 
disgraziatamente , o lasciasi dominare da abitu- 
dini mal calcolate, o regolar piuttosto dall'egoismo 
che dalla ragione: e così quelle riforme, quelle 
leggi salutari che allontanar doveano l'ignoranza , 
togliere gli abusi , trovarono ostacoli , opposizione 
in tutti coloro che temono la sapienza , il miglio- 



INTRODUZIONE 15 

ramento sociale, clic consiste nel far conoscere e 
nel far valere i proprj diritti, l'eguaglianza dirim- 
petto le leggi; paventando fors' anche le conse- 
guenze di quelle parole che stanno scritte nelle 
sacre pagine « Populus intelligens et sapiens, 
gens magna. » 

Né per questo si arrestarono nella intrapresa 
riforma ; poiché nella loro alta mente erasi ben com- 
preso , che il principe non deve cercare la privata 
utilità, ma il pubblico interesse, il vero incivili- 
mento ; al quale non può giungersi se non si dira- 
dano le tenebre della ignoranza , non si mantiene 
l'eguaglianza delle leggi tra gli uomini. Compresero 
ancora, che la potenza del sovrano e dello stato 
consisteva nella ricchezza dei sudditi ;i quali volen- 
tieri la sacrificano, quando trattasi di preservare la 
fortuna pubblica da qualche calamità , l'inviolabilità 
dei diritti di quel principe che tutti chiamar pos- 
sono col nome di padre. 

Sì saggio esempio fu dipoi seguitato dalla mag- 
gior parte dei re e dei signori dell'Italia, e per 
ogni dove si fecero delle riforme , si promulgarono 
delle leggi che rivendicavano i diritti dei popoli: 



14 introduzioni: 

per cui i più portentosi, ed utili resultamene ne 

derivavano. 

Ma non eravi nell'Europa stato o regno che 
non reclamasse dei miglioramenti di tal genere ; e 
in ispecie quelli ove 1 popoli incamminavansi ra- 
pidamente all'incivilimento , e dove il bisogno di 
emanciparsi dai privilegj, dalle leggi di eccezione, 
era troppo conosciuto; quale appunto era il regno 
di Francia. 

Questo superbo reame, appena cessò di far 
parte dell'Impero Romano , fu diviso in più stati , 
che , sul declinare del secolo ottavo dell'Era Cri- 
stiana, si riunirono sotto lo scettro di Carlo Magno. 

All'ombra della sua corona il feudalismo ap- 
profondò le sue radici, più solide rese le sue fon- 
damenta; ed i duchi, i conti, i marchesi ed i ba- 
roni , che tutti ebbero una giurisdizione territoriale 
con esso , e maggiormente poi sotto i suoi succes- 
sori, l'autorità ed il potere divisero. In forza di 
questa divisione di potere, nella successione dei 
tempi bisognò temerli, accarezzarli, in fine re- 
galarli , perchè seguissero i loro re nelle guerre , 
concorressero ai bisogni dello stato. 



I N T H I) l! Z J N E 1 5 

Il clero francese non fu estraneo a questi 
privilegi; che anzi gli aggiunse a tutti quelli 
che gli erano esclusivi , o che si era appro- 
priato, a carico del braccio secolare, nella inva- 
sione dei barbari e della susseguente ignoranza. 

Per quanto Francesco primo ed i suoi suc- 
cessori si adoprassero per emanciparsi dai si- 
gnori feudali, richiamandoli alla corte, ove le 
arti del lusso e della mollezza potevano renderli 
men rozzi e più arrendevoli, pure non profit- 
tarono che poco su di essi: poiché i parlamenti 
delle provincie, che ne custodivano i diritti, ne 
sorvegliavano gli statuti, tante volte si opposero 
a quelle leggi, ricusarono di registrare quei regj 
decreti che aveano per oggetto speciale di al- 
terarne i privilegi , neutralizzarli , in fine annien- 
tarli. 

Il genio vivace, guerriero, intraprendente ed 
ambizioso di Luigi decimoquarto, dipoi entusiastò 
i Francesi , cosicché lasciaronsi condurre e gua- 
dagnare dalla sua smodata ambizione. Ma cadde 
egli in altro errore funestissimo alla monarchia; 
poiché le sue interminabili guerre trascinarono 



46 INTRODUZIONE 

le finanze dello stato in una lacrimevole situa- 
zione , non ostante i continui pecuniarj provvedi- 
menti dalla pubblica fortuna procuratigli per l'in- 
dustria del ministro Colbert. 

Ma il tesoro non era riempiuto colle impo- 
ste territoriali egualmente repartite , ma da gra- 
vezze che allarmavano il popolo , perchè non po- 
teansi chiamare a concorrervi i corpi privilegiati , 
quali erano i signori ed il clero, che ne andavano 
esenti. 

Il popolo, dunque, che colle sue fatiche e 
(Vsuoi sudori non solo manteneva il tesoro , ma che 
pure del continuo riempiva le file degli eserciti ; 
spezzato il velo che copriva le prodezze delle ar- 
mate francesi , e che chiamavasi onor nazionale , 
senza poterne coglier gli allori perchè di priva- 
tiva dei titolari dello stato ; vidde il laberinto ove 
andavasi a perdere , e che anche più pericoloso ap- 
prendere gli fu fatto dai filosofi , dai gius-pubbli- 
cisti, che alla corte del loro gran re aveano tro- 
vata protezione. 

Sotto il di lui successore , sempre più fecesi 
sentire il vuoto del tesoro, mercè la rovinosa 



INTRODUZIONI-: 17 

gestione del Ministro delle finanze Law , che 
nella di lui minorità furono quasi ridotte al fal- 
limento; e che dipoi, fatto maggiore e prese le 
redini del governo, invece di riparare ai mali che 
sovrastavano , raddoppiò le spese senza rico- 
prirle col lcnocinio delle conquiste e della gran- 
dezza nazionale , come fatto aveva suo padre ; ma , 
al contrario, la mollezza, il disordine morale della 
corte ne occuparono il posto : cosi che , a giusto 
titolo, il regno di Luigi decimoquinto potè chia- 
marsi il regno delle favorite. 

Sotto questi disgraziati auspicj saliva sul trono 
Luigi decimosesto ; uomo di ottimo cuore , di mi- 
gliori intenzioni, ma non capace però di reggerci 
il peso di uno stato che da gran tempo in sé rac- 
chiudeva i germi di una rivoluzione ; che sentiva 
la necessità di una riforma ormai reclamata da in- 
cessanti bisogni e imperiosamente voluta dalle cir- 
costanze; e che per le massime di libertà recente- 
mente sparse dall'armata reduce dall'America , che 
sotto la condotta di Lafayette avea fatta procla- 
mare l'indipendenza delli Stati Uniti , veniva an- 
che accelerata. 



ÌS INTRODUZIONE 

Egli tentò tutti quei mezzi che suggeriti gli 
venivano dai suoi consiglieri ; i quali non si tro- 
varono d'accordo se non per farlo cadere in disgra- 
zia della nazione , la quale divisa in classi privilegia- 
te, non si riunì che allorquando si trattò di negare 
i domandatigli sussidj per riparare al vuoto del 
tesoro. 

Le classi privilegiate vi si rifiutarono perchè 
non solite a fare tali sacrifizj : il popolo poi , perchè 
avea conosciute le sagge economie e i piani di 
finanze del ministro Neker , rovesciati dallo scialac- 
quamento del nuovo ministro Calonne, non volle 
aderirvi. 

Il credito pubblico era ornai perduto, né i mezzi 
adoperati dall' arcivescovo di Tolosa furono baste- 
voli a rialzarlo. Bisognò ricorrere ad un espediente 
straordinario , ma pericoloso per la monarchia as- 
soluta se non sapevasi maneggiarlo , e condurlo a 
seconda delle combinazioni e del principio di ri- 
forma già invalso , e che in altre vicine contrade 
avea condotto a salutari resultamenti per la pub- 
blica economia. Il popolo francese, il quale da qual- 
che tempo era istruito su queste materie politiche, 



introduzioni: 19 

che sembravano doverlo sollevare da tanti sofferti 
inali, seppe profittarne. 

Si convocarono gli Stali generali , ma questi 
non vollero sanzionare sussidj né imposizioni in 
favore del tesoro, senza conoscerne la vera situa- 
zione, e senza essere padroni di destinarle in van- 
taggio della cosa pubblica. 

Fu allora che si conobbero le piaghe profonde 
che affliggevano la monarchia, i disordini, le dila- 
pidazioni, le insufficienze dei progetti del ministero ; 
il bisogno di ricorrere a mezzi straordinarj , ma 
certi, per risanarle. 

L'opposizione della corte , dell' alto clero e 
dei grandi signori, fece sì che l'Assemblea detti 
Stati generali fu al grado di comprendere il biso- 
gno di riordinare politicamente il regno , e nel 
conflitto dei partiti potò giungere a dichiararsi As- 
semblea Costituente. 

Questa fece per la Francia tutto quel bene , 
e tutti quei miglioramenti introdusse, che i tempi 
e le circostanze reclamavano. Ma gli interessi 
di una corte che si credeva avvilita, perchè di- 
spoticamente più non poteva disporre e dei sud- 



20 INTRODUZIONE 

diti e delle finanze ; non che il malcontento 
dei corpi privilegiati, che malvolentieri soffri- 
vano di essere ridotti eguali a tutti gli altri cit- 
tadini; perdèrono i frutti che dalla costituzione 
del 1791 potevano resultare. 

Fu allora che si veddero le contrade della 
Francia inondate di orrori, di carnificina e di 
sangue : delitti inauditi si commisero dai differenti 
partiti, che il primato e la dominazione si con- 
trastavano. 

In mezzo a questi disastri, sorse un uomo 
straordinario , che stordita avea l'Europa colle sue 
conquiste, colle sue vittorie, colla sua politica. 
Questi era Napoleone Bon aparte, conquistatore del- 
l' Italia, vincitore dell'Egitto; che, usando del suo 
genio creatore, seppe signoreggiare i partiti, stan- 
chi ornai di tanto sangue e delle intestine civili 
discordie; e mettere a profitto i talenti politici 
de' suoi amici; e prender le redini del governo 
di quella Francia che avea fatta potente al di fuo- 
ri, ma che era lacerata al di dentro dalla guerra 
civile. 

Questo grand' uomo amava la Francia perchè 



INTRODUZIONE L 2Ì 

l'aveva adottato per figlio, ma la sua origine era 
italiana. Nato in Ajaccio da Carlo Bonaparte , la 
sua famiglia era avventizia nell'isola di Corsica, 
poiché essa era Toscana , ed il vero stipite an- 
cora esisteva sul cadere del secolo decimottavo 
in Samminiato , dove erasi stabilita fino dal secolo 
decimoterzo. 

Di questa celebre Famiglia fu nostro divisa- 
merito il tessere una breve storia e illustrarne 
la genealogia, a ciò mossi dal pensiero di ri- 
vendicare all'Italia, a Samminiato, il diritto di pa- 
tria origine dell' Uomo Grande del moderno in- 
civilimento; e perchè il trasporto a Parigi delle 
ceneri di questo portentoso mortale, nel Decem- 
bre del 1 841 , dallo scoglio di Sant'Elena ove morì 
vittima di politici risentimenti , rammentavano più 
da vicino le strepitose gesta che un Italiano aveva 
operate sul vecchio continente : per cui sembrava 
necessario che dovesse più particolarmente cono- 
scersi per quali combinazioni e circostanze erano 
avvenute le sue diramazioni, la sua potenza, la 
sua trasmigrazione dalla città di Firenze in Sam- 
miniato, in Sarzana e quindi nella Corsica; e 



22 INTRODUZIONE 

quanto era stata ricca in ogni tempo di uomini 
sommi per la pietà , per le scienze e per le let- 
tere , non meno che in ogni politico e civile in- 
tendimento. 

Ma tostochè ci fummo accinti a tale im- 
presa, considerammo che faceva d'uopo l'unirvi 
ancora l'Albero genealogico, quale appunto ritro- 
vasi, insieme con altri documenti di eguale im- 
portanza, negli archivj della estinta Samminiatese 
prosapia, e fra i manoscritti della già biblioteca 
dei PP. MM. Conventuali della città di Samminiato. 

E maggiormente faceva di mestieri l'unirvelo , 
non tanto per provarne la discendenza , ma ben 
anche per mostrare ai nostri leggitori , che l' Al- 
bero della famiglia Bonaparte di Sarzana, pubbli- 
cato da chi scrisse le Notizie Storiche della Luni- 
giana ' , al quale si aggiunge la diramazione di 
quella di Samminiato; è erroneo non solo in que- 
sta parte , ma ben anche in quella che riguarda 
il ramo stabilito nella sopra citata città di Sar- 
zana. 

1 Abate E. Cerini di Fivizzano, 



INTRODUZIONE 25 

Infatti, parlando egli della origine dei Bona- 
parte di Samminiato , li fa discendere da un Ilde- 
brando Bonaparte, che nell'anno 1260 fu man- 
dato dal comune di Siena a reggere lo spedale 
del comune di Samminiato ; citando a questo pro- 
posito le scritture dello spedale della Scala della 
rammentata città di Siena , non meno che un li- 
bro delli archivj delle Senesi riformagioni ; e fa- 
cendo discendere quelli di Sarzana da Giovanni 
di Bonaparte , cioè da quel Bonaparte che fu il 
progenitore, secondo il citato autore, di ambedue 
le diramazioni. 

E notevole però , che lo spedale della Scala 
o dei Trovatelli di Samminiato, fu fondato ed 
instituito col mezzo di pii legati, e colFacquisto 
di beni fatto dopo il 13 Giugno 1553; e si 
denominò della Scala in quanto che censuario 
e dipendente era da quello della Scala di Siena, 
il cui regolamento e direzione fu adottato per- 
chè il migliore che si conoscesse in quei tem- 
pi; cosicché il rettore, o spedalingo, si eleggeva 
dalli amministratori di quello di Siena , in ordine 
alle bolle dei Pontefici Urbano sesto, Gregorio 



24 INTRODUZIONE 

dodicesimo e Leone decimo \ Continuando a 
tener dietro all'autore mentissimo delle Notizie 
Storiche soprarammentate, ci narra che, nel 1264, 
Bonaparte (del quale si trova memoria nelle De- 
liciae Eruditorum del P. Udefonso da S. Luigi, 
Tom. IX pag. 50) trovavasi a Sarzana , perchè ban- 
dito da Firenze come nemico del re Carlo di 
Ànjou, fautore e ristoratore della guelfa fazione. 

Deve però osservarsi più specialmente, che 
la disfatta del re Manfredi, figlio di Federigo se- 
condo di Svevia, avvenne nel 1266 ai 28 Feb- 
brajo , ed il bando dei Ghibellini ebbe luogo 
sul declinare del 1267, o sul principio del 1268; 
e fra i banditi trovavasi Bonaparte da S. Nic- 
colò, con tutti i suoi figli, che seguito avevan 
le parti del re Manfredi: i quali, al dire del citato 
autore, erano Giovanni ed Ildebrando. Ma que- 
sto fatto non sta in armonia colla genealogia da 
esso pubblicata, ed appoggiata a leggi e de- 
creti della fiorentina repubblica, che vuole emessi 
in epoche ben diverse da quelle riportate dagli 

1 Scritture dell'Archivio Segreto del Comune di Samminiato, e 
eli quello delle Riformagioni di Siena, — sotto il dì 12 Giugno 1335. 



INTRODUZIONI] 25 

storici del tempo: perchè Giovanili ed Ildebrando 
di Bonaparte erano ghibellini , e furono come 
tali esiliati dopo la disfatta di Manfredi; mentre 
i Bonaparte di parte guelfa furono esiliati nel 
1260. 

Dai fatti soprawertiti non sembra che Gio- 
vanni possa essere il autore della diramazione dei 
Bonaparte della città di Sarzana, come neppure 
Ildebrando quello del ramo di Samminiato ; ma 
piuttosto sembra essere sfuggito alle scrupolose 
ricerche del nostro autore , che Donato di Bona- 
parte di parte guelfa, il quale abitava colla sua 
famiglia nel sesto di S. Maria Maggiore, fu com- 
preso nel bando del 1200, cioè dopo la disfatta 
dei Guelfi alle sponde dell' Arbia , insieme cogli 
altri che la di lui vinta fazione seguivano. Allora 
tanto esso che gli altri fuorusciti rifugiaronsi a 
Lucca, perchè di non lontano accesso e sicuro 
asilo, essendo città guelfa. Questa numerosa riu- 
nione di Guelfi destò non lievi sospetti nella ghi- 
bellina fazione che signoreggiava Firenze; cosic- 
ché fece delle incursioni sul Lucchese territorio, 
minacciando ancora di attaccare la stessa città di 



26 INTRODUZIONE 

Lucca , se tostamente dalle loro mura gli esuli 
non cacciavano. Era per giungere al suo termine 
l'anno 1265, quando , per effetto di tal minaccia, 
i guelfi fuorusciti vennero da Lucca scacciati, e 
andarono in cerca di asilo e di pace nella Luni- 
giana e nei feudi imperiali. 

Stava dunque per cominciare Tanno 1264, 
quando Donato Bonaparte , per togliersi ad ulte- 
riori persecuzioni , fissò il suo domicilio nella città 
di Sarzana; ed è a questo, e non a Bonaparte di 
S. Niccolò, che devesi l'origine della famiglia sta- 
bilita nella detta città di Sarzana; come a Gio- 
vanni di Bonaparte, detto il Ghibellino, devesi 
il principio di quella stabilita in Samminiato \ 

Rettificata col mezzo di autentiche memorie e 
storici documenti la origine delle due accennate 
diramazioni dei Bonaparte, parleremo di quella 
di Samminiato, cui devesi in fine la diramazione 
dei Bonaparte della Corsica. 

Ma volendo dare quello sviluppo che richiede 
una storica narrazione che, in forza delle passate 

1 Delìciae ErudUorum, To. VII, e. 272 e 280; To. Vili, 



e. 226. 



INTRODUZIONE c 27 

vicissitudini, interessa l'intiera Europa , in tre Li- 
bri quest' operetta divideremo : nel primo dei 
quali parleremo della origine di questa memora- 
bile Famiglia , e per quali politiche combinazioni 
stabilisse la sua dimora in Samminiato ; nel se- 
condo terremo discorso del ramo di Guido di 
Giovanni Bonaparte, che si estinse nel 1799; e 
nel terzo, infine, diremo tutto quanto è relativo al 
ramo di Corrado primogenito di Giovanni, e dal 
quale è discesa la famiglia da cui ebbe vita il 
più famigerato Capitano della moderna e del- 
l'antica istoria, che per lo spazio di circa tre 
lustri si vidde quasi signore della incivilita Eu- 
ropa , e a cui stavano quasi prostrate le nazioni 
della terra in attestato di meraviglia e di rispetto. 



Mir&MMMMWMMMMMMMiMihAM<JMff^M/r&MMM<MMM 



ORIGINE IMllt fAMIGLIA BOMAPABTE 
E SUE DIRAMAZIONI 



V, 



ano ed inutile sarebbe l'andare investigando 
T antica origine dei Buonaparte o Bonaparte, in 
quanto che perdesi questa nelle tenebre del me- 
dio evo; cui siamo debitori della ignoranza e 
del feudalismo, cioè di un sistema politico e ci- 
vile che le orde settentrionali eransi formato 
sulle rovine dell'impero di Roma, alterandone le 
leggi, cangiando le costumanze, rinnovandone gli 
ordinamenti; per cui mancarono le memorie colla 
distruzione degli archivj, e quei monumenti di 
arte solo ci avanzarono, che le barbare nazioni 
a cancellare non giunsero; e quei libri di lettere 
e scienze, che i cenobiti di S. Benedetto rac- 



30 STORIA GENEALOGICA 

coglier seppero e dal totale deperimento salvar 
poterono. 

Le memorie, dunque, di questa famigerata ca- 
sata non risalgono oltre ai tempi di Carlo Ma- 
gno, Questi , qual ristoratore dell' impero di Occi- 
dente, scendendo a cingerne la corona sulle tombe 
dei conquistatori dell'antico continente, trasse al 
suo seguito i principi della Germania e della 
Francia; i quali, allettati dalla dolcezza del clima, 
dall'ubertosità del suolo italiano, e dal suo cielo 
brillante e sereno , stabilironvi in gran copia il loro 
soggiorno; e n'ebbero origine varie di quelle fami- 
glie che, sotto il titolo di duchi, di conti e di 
marchesi, l'Italia dominarono. 

La città di Treviso, capo-luogo di un ducato 
del regno Longobardo , vidde sorgere la potenza 
dei Bonaparte che in essa eransi stabiliti , e che 
giunsero a sì alto ingrandimento da rendersene 
quasi sovrana. E benché la sovranità da essi ot- 
tenuta, fosse temporaria , poiché il governo della 
città di Treviso era, come in quasi tutte le città 
dell'Italia, ordinato a modo repubblicano; pure vi 
conservò lungamente il primato. 

Nell'anno 1597 venne a mancare, lasciando 
monumenti di sua grandezza e munificenza; poi- 
ché fondato ed eretto avea, non tanto in Tre- 



DELLA FAMIGLIA BONAPAHTE 51 

viso quanto in altre città d'Italia, degli spedali in 
sollievo della umanità languente \ 

Ma siccome più precise e dettagliate notizie 
di questo ramo principale di tanto illustre Fami- 
glia , la quale può ragionevolmente considerarsi 
lo stipite originario di quello della città di Fi- 
renze, non sono a noi giunte; nulla altro pos- 
siamo dire, se non che un Bonaparte della città 
di Treviso andò ambasciatore a Piacenza a giu- 
rare fedeltà per i suoi concittadini all'imperatore 
Federigo primo; e che, in tempi posteriori, altri 
furono podestà e capitani del popolo Fiorentino : 
laonde scenderemo a discorrere di quelli che 
troviamo starsi in Firenze , ed avervi beni e fa- 
miglia; poiché siamo certi che fino dal secolo 
decimoterzo figuravano nel regime di quella città 
e repubblica ; e perchè è quel ramo che raggiunge 
il soggetto che ci siamo prefissi di trattare. 

Le fazioni guelfa e ghibellina , che insor- 
sero sotto l'impero di Federigo primo (meglio 
conosciuto in Italia col nome di B arò arossa) , fa- 
mosi resero i Bonaparte di Firenze, e l'istoria 
di quella città o repubblica illustrarono. 

1 Memorie dell'Archivio pubblico di Treviso. — Deliciae Eru- 
ditorum del P. Ildefonso di S. Luigi. — Histoire populairc de la 
Fami! le, Bonaparte. Paris, 1730. 



52 STORIA GXKB ALOGICA 

Bonaparte da S. Niccolò (così chiamato per- 
chè sua dimora teneva nel sesto di S. Niccolò , 
e per cui forse da qualche scrittore delle memo- 
rie di questa casata è chiamato Niccolò) può 
considerarsi come progenitore dei Bonaparte della 
Toscana, da cui derivarono in progresso e quelli 
di Sarzana, e di Samminiato , e della Corsica. 

Questi, fino dall'anno 1200, occupava un emi- 
nente posto nel governo della fiorentina repub- 
blica, giacché sedeva nel consiglio che gli affari 
ne dirigeva \ 

Per quello che dalle antiche memorie racco- 
gliesi , parteggiava per la ghibellina fazione , non 
tanto perchè questa erasi resa superiore alla guelfa 
nel 1250; ma ancora perchè ravvisava in Fede- 
rigo secondo , il quale nella Toscana numerava 
molti municipj che le sue parti tenevano , quei 
talenti e quelle disposizioni di animo valevoli a 
stabilire anche in Firenze la sua autorità: per il che, 
nel 1249, mandò in soccorso dei Ghibellini di Fi- 
renze il suo figlio Federigo re di Antiochia, che 
la contraria fazione depresse. 

Ma non era così di tutti i figli di Niccolò; 



1 Dcliciac Eruditoruin del P. lldofoiiso da S, Luigi, Tom. IX, 

C. 50. 



DELLA FAMIGLIA BONAPAUTE 53 

che erano Donato e Giovanni ; cui altri aggiun- 
gono un Ildebrando, che nel 1260 erasi ricovrato 
in Siena , ed unitamente agli altri forusciti fioren- 
tini, molto cooperò al felice resultamene della bat- 
taglia di Monteaperti ; per cui il 4 Settembre di 
quell'anno fu per la guelfa fazione micidiale ed 
orrendo \ 

In seguito di tale funesta giornata restati su- 
periori i Ghibellini, della città di Firenze s'impa- 
dronirono; e signoreggiandone il governo, bandi- 
rono i Guelfi , che contro la vittoriosa fazione 
negli andati tempi aveano infierito , allorachè, 
dopo la morte del secondo Federigo , erano tor- 
nati potenti , e la loro dominazione fattasi so- 
verchiamente cruda. 

Nella città di Lucca allora ripararonsi, e nel 
numero degli esuli , dovè trovarsi Donato , che per 
i Guelfi parteggiava: per il che non solo fugli 
saccheggiata e ruinata dai fondamenti la casa 
che nel sesto di S. Maria Maggiore egli avea , 
ma fu ben anche data alle fiamme l'abitazione 
di campagna che nel Mugello possedeva 2 . 



1 Deliciae eruditorum , To. VII, e. 272. Villani, lib. 6, eap. 
73. Ammir., lib. 2, ann. 1260. Scritture dell'Archivio delle Rifoi- 
magioni di Siena. 

* Deliciae eruditorum , To. VII, C. 272 e 28U. 

5 



34 STORIA GENEALOGICA 

Ma non sì tosto la dominante fazione polo 
temere gl'intrighi e le pratiche che i forusciti 
tenevano con Corradino figlio di Corrado già re 
di Napoli, e memori sempre delli ardimentosi 
tentativi già contro di loro fatti; poiché troppo 
di recente posto aveano a sacco il fiorentino con- 
tado, e corsi erano fino al forte castello di Si- 
gna, di Firenze antemurale; fecero sentire ai Luc- 
chesi, che sarebbero marciati contro le loro terre, 
ed avrebbero assalita ancora la città, se dalle 
loro mura cacciati non avessero gli esuli fioren- 
tini '. 

I Lucchesi , spaventati più dalla preponderanza 
dei Ghibellini , che dallo sdegno e dalle minac- 
ce, che a nulla valgono disgiunte dalla forza; sul 
cadere dell'anno 1263, non ostante che di parte 
guelfa fossero , lo. sfratto immediato ai disgraziati 
e perseguitati forusciti intimarono. 

Allora fu che Donato, colla sua povera fami- 
glia, si refugiò nella Lunigiana; dove trovò pro- 
tezione ed asilo presso i Malespini , che ne do- 
minavano varj castelli come signori feudali 2 . 

Da questo Donato derivò la famiglia dei Do- 



3 Ammir.,' Stor. Fiorent., lib. II, anno 1262. 

2 Registro vecchio dell'Arch, di Sarzana, e. 16 e 11 tergo. 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 55 

naparte di Sarzana , la quale si estinse sul decli- 
nare del secolo decimosesto. 

Ci si presenterebbe opportuno, frattanto, il far 
rilevare che Donato è il vero stipite della Sar- 
zanese diramazione; e non già Giovanni, come 
vorrebbe lo scrittore delle Memorie storiche della 
Lunigiana: ma tralasciamo di estenderci su que- 
sto articolo, in quanto che sembraci di averne 
dimostrata l'insussistenza e l'erroneità nella pre- 
fazione di questa Storia ; poiché Giovanni era ghi- 
bellino, Donato di parte guelfa; ed i Guelfi fu- 
rono banditi nell'anno 1260 da Firenze, e quindi 
nel 1264 da Lucca , che gli avea accolti dopo 
il bando del 1260; onde ritiraronsi nella Lu- 
nigiana. D'altronde, i Ghibellini, cui apparteneva 
Giovanni, furono esiliati nel 1267; né trovasi sto- 
rico documento o memoria che ci faccia cono- 
scere essersi egli portato nella Lunigiana in tale 
epoca, né posteriormente: ma anzi, giovandoci 
dei fatti e delle cose discorse dall'autore suc- 
citato, che pone lo stabilimento de' suoi Dona- 
parte nella città di Sarzana nel 1264, resta ba- 
stantemente chiarito , che Giovanni di Bonaparte 
non fu l'autore della Sarzanesc diramazione '. 

1 Rfemorie Storiche «lolla Lunigiana, lo. I, e. 71. 



56 STORIA GENEALOGICA 

Ciò non pertanto, la discendenza di Donato 
ebbe degli uomini rispettabili e commendevoli, si 
per le loro virtù, come pel loro ingegno e sa- 
pere; talcbè non possono passarsi sotto silenzio 

Giovanni , figlio di Donato , che ricoprì la 
carica di sindaco di Sarzana, ed esercitò altri 
onorevoli uffìcj ed ambascerie per la sua nuova 
patria ; 

Jacopo, secondogenito di Giovanni, che fu in- 
viato ambasciatore a Pisa all'Imperatore Lodovico 
il Bavaro; 

Un secondo Jacopo , che fu proposto della 
chiesa cattedrale di Sarzana nella prima metà 
del secolo decimoquinto; ed un altro Giovanni, 
fratello di Jacopo, che si rese celebre nella am- 
basceria presso il figlio di Giovanni Galeazzo Vis- 
conti duca di Milano, Gabbriello Maria, cui erasi 
assoggettata la città di Sarzana , all'oggetto di 
stipulare convenzioni, garanzie e priviiegj in premio 
della sua dedizione: laonde acquistò fama presso il 
nuovo signore , e giunse a tale da guadagnarne la 
grazia e la confidenza; 

Cesare, figlio di questo Giovanni , che illustrò 
la sua casata colli sponsali di Donna Appollonia 
dei marchesi Malespini; ed operò con zelo straor- 
dinario perchè fosse portata ad effetto la trasla- 



DELLA FAMIGLIA DON APARTE 57 

zione del vescovado di Luni a Sarzana, procu- 
rando che venisse a risedervi il vescovo col suo 
capitolo ; 

Finalmente, poi, è da notarsi tra gli uomini 
ragguardevoli di questa discendenza, Francesco, 
che, verso l'anno 1512, fu inviato dal governo 
Ligure nella Corsica, al reggimento di una delle 
Provincie o distretti alla repubblica Genovese 
soggetti \ 

Riprendendo a discorrere dei Bonaparte della 
ghibellina parte fautori, osserveremo che la for- 
tuna ad essi lungamente non arrise; poiché il 
re Carlo di Anjou, chiamato dai Guelfi in loro 
soccorso, scese con oste poderosa in Italia, per 
conquistare il Reame e cacciarne Manfredi, figlio 
dell' Imperatore Federigo secondo , che ne era re. 

La battaglia di Cepprano, combattuta il 18 
Febbrajo del 1266, pose fine alla ghibellina 
dominazione; e gl'interessi di quella comincia- 
rono a declinare; e giunsero a tal punto, che, 
l'anno 1267, i Ghibellini riceverono il contrac- 
cambio di quei mali e nequizie che usate aveano 
contro i Guelfi loro concittadini, ed anche con- 



1 Gerini, Memorie Storiche della Lunigiana , To. I, lib. li, 
cap. 74, e. 83. 



58 STORIA GENEALOGICA 

giunti: perocché, definitivamente battuto a Taglia- 
cozzo negli Abruzzi Corradino nipote del re Man- 
fredi, fu pronunziato il loro bando da Firenze; ed 
essi medesimi andar dovettero in cerca , per istra- 
niere regioni, di quell'asilo e di quei soccorsi di 
che già erano stati necessitosi i loro fratelli guelfi. 

Un tal bando fu fatale a Giovanni Bonaparte 
detto il Ghibellino , figlio del Bonaparte da S. 
Niccolò , che abbiamo sentito essere stato alla 
testa del governo della fiorentina repubblica nel- 
l'anno 1260, come uno dei componenti il gran 
'consiglio; poiché gli fu forza abbandonare, in- 
sieme colla famiglia , la casa natale e le sue for- 
tune , ed in paese amico e neutrale ricoverarsi l . 

Samminiato, forte castello della valle dell'Arno 
inferiore, di origine e fondazione Longobarda, in 
quel tempo stava sotto la protezione dell' Impero 
Romano-Germanico: e benché trovisi nelle cro- 
nache avere in qualche circostanza prestato ajuto 
ai Guelfi delle città Toscane , teneva e tenne 
quasi sempre le parti della ghibellina fazione, 
poiché l' ordinamento del suo aristocratico governo 



1 Deliciae eruditoram , To. Vili , e. 230. Histoirc populaire de 
la Famille Bonaparte. Paris , 1330. Memorie Mss. della detta Fa- 
miglia, Lib. Chiodo e lib. Scala, Arch. delle Riformagioni di Fi- 
renze e di Siena. 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 59 

diversamente non gli permetteva; siccome ancora 
l'essere stato stanza per quasi tre secoli dei vi- 
carj imperiali, maggiormente l'addimostra (A) 1 . 

In un suo podere situato alle falde del Sam- 
miniatese colle, Giovanni colla sua famiglia se ne 
venne a stare. La casa da esso abitata, è tuttora 
in piedi; ed appalesa, non ostante i restauri 
di moderna struttura, essere stata fino da quei 
remoti tempi non una casa rurale di poveri con- 
tadini, ma sibbene una abitazione di agiata fa- 
miglia; ed anche ai giorni nostri vi si osservano, 
sopra due lati , gli stemmi gentilizj e le insegne 
dei Bonaparte. 

Balzati dalla sorte e dalle vicende politiche 
di sì tristi tempi dal luogo ove i loro progeni- 
tori aveano veduta la luce , e ricoperti i più lu- 
minosi pubblici uffizj , più non curaronsi di com- 
parire sulla scena del mondo politico: e le ge- 
nerazioni posteriori a tale infortunio, raramente si 
ingerirono negli affari della Samminiatese repub- 
blica , nel cui territorio erano venuti ad abitare ; 
ma bensì accrebbero le loro ricchezze , ed il lu- 
stro della famiglia ingrandirono , coli' esercizio di 



1 Donine, Annali d'Italia, lib. I. Sismondi, Stor. delle Rep. 
Ital., To. 2, cap. 15. 



40 STORIA GENEALOGICA 

onorevoli impieghi in servizio dei governi e delle 
repubbliche in cui era Italia divisa. 

Ma per quanto i Bonaparte fossero stati ban- 
diti da Firenze, e niuna influenza più avessero 
nel governo di essa, perchè ordinato a parte guel- 
fa; ciononostante, attesa la rinomanza ed il te- 
nutovi potere, si volle che Giovanni il Ghibellino 
intervenisse come mallevadore alla pace tra i 
Guelfi ed i Ghibellini, che, colla mediazione 
del cardinale Latino fu stabilita fra le due parti 
nel 18 Gennajo 1280: pace, e conciliazione va- 
namente preparata e quasi conclusa nel 1275, 
per mezzo delle incessanti premure e fervide 
preghiere del buon vescovo Giovanni dei Man- 
giadori da Samminiato '. 

Ciononostante , trovasi in qualche memoriale 
di storiche notizie della nostra rispettabile stir- 
pe , che non Giovanni il Ghibellino intervenisse 
come mallevadore alla pace del cardinale Latino, 
ma bensì Giovanni di Guido di Giovanni il Ghi- 
bellino: ma ci giova il fare osservare, esser que- 
sto un anacronismo; poiché Giovanni di Guido 
non poteva essere, alla pace del 1280, in età tale 
da poter rappresentare una parte , una fazione , in 

5 Villani, lib. VII, cap. 57, e Ammirato, lib. Ili, an, 1280. 



DELLA FAMIGLIA BON APARTE 41 

un affare di tanta importanza, e dove la prudenza 
e la vecchiezza erano di maggior peso , di mag- 
gior considerazione: aggiungendo che il di lui 
padre Guido era nato poco tempo dopo la bat- 
taglia di Monteaperti, e, conseguentemente, egli 
era distante una generazione dalla pace del 
1280, come avremo luogo di osservare in appres- 
so; a segno tale che, vi è tutta la probabilità 
che nell'epoca suddivisata Giovanni di Guido non 
fosse ancora nato \ 

Essendo , dunque , Giovanni il Ghibellino inter- 
venuto come mallevadore alla pace stabilita tra 
le due nemiche fazioni, non può comprendersi 
come l'autore delle Notizie storiche della Lnni- 
giana possa aver detto che Giovanni Bonapar- 
te, il quale non poteva discendere che da Donato 
che erasi rifugiato in Sarzana fino dal 1264, in- 
tervenisse come guelfo alla pacificazione del 1280 
e ne restasse mallevadore ; molto più che Giovanni 
esercitava nella nuova sua patria V importante uf- 
fizio di notaro imperiale, per cui potevano o poco 
ormai dovevano interessargli gli affari di quelle 
fazioni , che la sua famiglia ridotta aveano raminga 



1 Albero della Famiglia Bonaparte fatto dal Cancelliere dell< 
Uiformagioni Segaloni. 



42 STORIA GENEALOGICA 

meschina , fino ad essere necessitato di esercitare 
un uffizio subalterno, benché onorifico , onde vivere 
onoratamente con i suoi figli x ; tanto più se aggiun- 
geremo che nessuna memoria, nessun documento 
abbiamo che un tal fatto ci attesti; e riflettendo 
ancora, che la lontananza, assai ragguardevole per 
quei tempi, dalla città dove una tale convenzione 
ponevasi in essere, non meno che la di lui grave 
età , dovevano impedirgli un simile intervento. 

Fermata tal pace, e non ostante le garan- 
zie che si vollero da ambe le parti , questa pure 
fu illusoria, come era stata quella del 1275: 
e quel Giovanni Bonaparte che, come ghibellino, 
avrebbe potuto rimpatriare, noi fece , ma defini- 
sti tivamente stabili sua dimora sul piccolo colle 
che sorge alle falde di quello più eminente sul 
quale ergesi maestosa la torre di Federigo se- 
condo di Svevia, e presso la piccola chiesa sub- 
urbana di S. Piero alle Fonti, che anche ai dì 
nostri è conosciuto per il colle dei Bonaparte (B). 

Questo Giovanni Bonaparte non è però da 
confondersi con Giovanni Bonapace, detto anche 
Bonaparte , e che fu mallevadore per la parte 
guelfa alla pace del cardinale Latino , che ( come 

1 Memorie Storiche della Lunigiana , tom. I, lib. II, e. 75. 



DELLA FAMIGLIA BONAPAUTL 45 

vedemmo) fu stabilita nel 1280, come è stato 
credulo da qualche scrittore, o piuttosto racco- 
glitore di storiche leggende l : poiché, se si pone 
mente, che il Bonaparte era ghibellino, ed il 
Bonapace di parte guelfa, viene a togliersi un 
tale equivoco, derivato facilmente dal nome che 
ambedue portavano di Giovanni , essendoché cia- 
scheduno di essi prestò garanzia per la fazione 
cui apparteneva. 

A maggior chiarezza, però, di quanto stiamo 
discorrendo, è anche da osservarsi, che un Bo- 
napace, nell'anno 1278 (epoca in cui non erano 
stati riammessi in Firenze i Ghibellini), assistè 
per la repubblica all'atto solennissimo di pro- 
cura che, ai 7 Novembre , fu stipulato coi RR. 
PP. Umiliati di Ognissanti, per la vendita di al- 
cuni beni che essi facevano per comodo della 
stessa repubblica 2 : e finalmente, perchè Chia- 
rissimo di Giovanni Bonapace fu gonfaloniere di 
giustizia pel sesto di S. Piero dal 15 Febbrajo 
1 500 al 7 Novembre 1 501 , epoca in cui i Ghi- 
bellini goder non potevano delle onoranze della 
città rammentandosi, fatalmente, i Guelfi dei mali 



1 Dclìciae eruditorum , To. IX, e. 88. 

2 Deliciae eruditorum , To. IX, e. 54 , T. X, e. 13. 



44 STORIA GENEALOGICA 

ed eccidj che recentemente aveano dovuto sof- 
frire per parte di Guglielmino degli libertini ve- 
scovo di Arezzo, che a sacco poste avea le loro 
terre ed animosamente gli avea tribolati ; ed an- 
che battuti gli avrebbe a Campo Aldino , se man- 
cati fossero i consigli e l' intervento di Barone 
dei Mangiadori da Samminiato, che in loro soc- 
corso con cinquanta uomini di arme la signoria 
Samminiatese spedito gli aveva f . 

Dietro tali incontrovertibili fatti, sembraci aver 
dimostrato , che i Bonapace non solo non fos- 
sero ne appartenessero alla discendenza dei Bo- 
naparte , ma che neppure in forza delle cangiate 
circostanze cangiassero il loro nome gentilizio in 
quello di Bonaparte ; poiché , come è stato nar- 
rato, fino dal 1250 esisteva in Firenze la casata 
dei Bonaparte e vi esercitava le prime cariche; 
mentre né dalla storia, né dalle antiche e quasi 
contemporanee memorie , ci vien fatta menzione 
dei Bonapace fino al 1278: cioè quando tuttora 
slavano in bando i Bonaparte come ghibellini. 

Fissato che ebbero i Bonaparte di Giovanni 
il Ghibellino il loro domicilio sulle terre Sammi- 



1 Villani, Ist. Fior., lib. VII, cap. 131. Dino Compagni, Crona- 
che, lib. I. 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 45 

aiatcsi, ove avevano estesi possessi; salirono , col- 
l'andar del tempo ad abitare nella città, procu- 
rando d'ingerirsi il meno possibile nelle cose 
pubbliche; ma solo figuraronvi pei loro talenti, 
le loro ricchezze, non che per la loro numerosa 
e sempre illustre discendenza. 

Da Corrado e da Guido , figli di Giovanni il 
Ghibellino , vennero le varie diramazioni dei 
Bonaparte di Samminiato , che pel corso di varj 
secoli riconoscer non vollero il popolare governo 
di Firenze; eccettuato il ramo di Lapo di Guido, il 
quale ( come vedremo ) sul declinare del secolo 
decimoquarto tornò a stabilirsi in Firenze , ed a 
godere delle onoranze da cui restavano esclusi 
gli altri Bonaparte perchè designati nella classe 
dei Grandi: il che vuol dire che perduti aveano 
i diritti della cittadinanza popolare , per goder 
della quale bisognava essere ascritti ad una 
delle Arti maggiori ! . 

Non ostante le più accurate indagini ed os- 
servazioni fatte sulla successione immediata di 
Giovanni il Ghibellino , e benché ci sia dato cre- 
dere che soli due figli avesse , cioè Corrado e 
Guido; pure, svolgendo alcune antiche cronache 

1 Dcliciae cniditorum. To. XVI, e. ita. 



46 STORIA GENEALOGICA 

che la storia dei tempi hanno raccolto ', sem- 
brerebbe che avesse avuto un terzo figlio , chia- 
mato Giovanni l'Ammirato; e che da questo poi 
nascesse un Bonaparte, da cui nacque un Chia- 
rissimo , che dicesi essere stato decapitato in Fi- 
renze nel 1440, per essersi dichiarato ghibel- 
lino. 

Ma, come abbiamo osservato, ai discendenti 
di Giovanni non facea mestieri di chiarirsi per 
ghibellini , poiché questo appunto era stato il 
motivo per cui furono da Firenze banditi , e con- 
fiscati i loro beni: ma piuttosto penseremo che que- 
sto Chiarissimo appartenesse alla discendenza dei 
Bonapace , che si attenne alla guelfa fazione , 
come abbiamo già sopra notato ; e che l'errore sia 
nato dal trovarsi scritto nelle cronache Giovanni 
Bonapace, alias Bonaparte 2 : che perciò non deve 
considerarsi questo Giovanni come discendente dai 
Bonaparte, ma da Giovanni Bonapace, che parteg- 
giava fino dal 1280 per i Guelfi, e da cui nasceva 
quel Chiarissimo che abbiamo trovato essere 
gonfaloniere pel sesto di S. Piero nell'anno 1500 ; 
e che questo secondo Chiarissimo di cui favelliamo 



1 Deliciae erudi t., To. IX, e. 88. 

2 Deliciae erudii, To. IX, e. 88. 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTU 47 

discenda certamente da un Bonapartc di Giovanni 
Bonapace, e che il nome proprio di Bonapartc sia 
quello che abbia fatta nascere la confusione nella 
genealogia delle due discendenze Bonaparte e 
Bonapace. 

Ma, a chiarir maggiormente i nostri leggitori 
su questo articolo della nostra Storia , aggiungia- 
mo che il nome di Chiarissimo mai non trovasi 
registrato nei fasti dei Bonaparte, né avanti né 
dopo 1' esilio del 1267; ma invece del continuo vi 
incontriamo i nomi di Giovanni e di Niccolò: lo 
che ci ha fatto confermare nella opinione , che la 
denominazione dei Bonaparte e dei Bonapace 
sieno sempre state denominazioni di due distinte 
e separate famiglie; come lo dimostrano ancora 
le commissioni ed uffizj esercitati in diversi tempi 
e per varie circostanze da ambedue , come è 
stato già detto. Finalmente poi, che il nome pro- 
prio di Bonaparte era in quei tempi di fazioni usi- 
tatissimo anche in altre famiglie distinte della no- 
stra Italia; poiché forse stava a dimostrare la 
bontà e la giustizia del partito cui la famiglia o 
l'individuo si atteneva : come appunto, verso l'anno 
1260, trovasi nella genealogia dei Ghisilieri di 
Bologna un Bonaparte, che é venerato qual Santo 
nella chiesa di Santa Maria della Vita di detta cit- 



48 STORIA GENEALOGICA 

tà, ed ove si conservano le sue ceneri; il che pure 
ha dato luogo ad uno scrittore delle Memorie 
della famiglia Bonaparte, di credere esser questo 
quel venerabile Fra Bonaventura dell' ordine mi- 
norità , tanto raccomandato, nel 1 796, dal canonico 
Filippo Bonaparte al generale Bonaparte, che chia- 
mava suo nipote , in occasione della visita fatta- 
gli, acciò dal Pontefice ne ottenesse la canonizza- 
zione l à 

Né solo quest' errore , in fatto della genealo- 
gia di questa casata , incontrasi nella Storia popò- 
lare di essa pubblicata a Parigi nel 1830; ma un 
altro ancora ve ne troviamo di maggiore importanza, 
e che sta a confermare l'equivoco relativo alla con- 
danna di Chiarissimo Bonapace, altrimenti Bona- 
parte, avvenuta nell'anno 1440. 

Infatti , sotto quest' epoca , egli narra di aver 
trovato registrato nel libro dei ribelli del Comune 
di Samminiato contro la fiorentina repubblica (li- 
bro che si conserva nell'Archivio segreto della 
cancelleria comunale), che un Leonardo Antonio 
di Moccio di Jacopo fu condannato, come uno di 
tali ribelli , a perdere sul palco la testa, ed alla con- 
fisca dei beni (C). 

1 Sigonio, lib. 19. Histoire populaìre de la Famìllc Bona- 
parte. Paris 1830. 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTK 49 

Un tale avvenimento coincidendo con quello di 
Chiarissimo Bonapace, altrimenti Bonaparte; ha in- 
dotta tale confusione nelle due genealogie, da far 
supporre che questo Leonardo Antonio, o Anto- 
nio Chiarissimo, appartenesse alla discendenza Bo- 
naparte. Ma per altro, se più accuratamente esa- 
minate si fossero le circostanze ed i fatti relativi 
a sì infausto caso , si sarebbe veduto che Antonio 
Leonardo appartener non poteva alla famiglia in 
discorso : stantechè quando ciò fosse accaduto , non 
sarebbe mai stato nell'epoca di cui parla l'autore 
della Storia popolare; poiché Moccio di Jacopo 
Bonaparte viveva nel 1537, ed ebbe un figlio 
chiamato Antonio , ed un secondo per nome Ja- 
copo , che ambedue erano estinti nell'anno 1441 : 
come lo dimostra un'epigrafe già esistente sui 
sepolcro dei Bonaparte nella chiesa dei PP. MM. 
Conventuali di Samminiato, riportata nella prefa- 
zione al Sacco di Roma di Jacopo Bonaparte , e che 
tuttora può leggersi tra i manoscritti della libreria 
del suddetto convento; e specialmente nel sepol- 
tuario della loro chiesa (D). 

Portata quella dilucidazione e chiarezza che 
interessava assaissimo allo sviluppo e alla certezza 
dei fatti che hanno relazione colla nostra Storia , 
ne riprenderemo il corso, e concluderemo che 

4 



50 STORIA GENEALOGICA 

Corrado e Guido fossero i soli figli di Gio* 
vanni il Ghibellino, ed i progenitori dei Bona- 
parte di Samminiato , ed il cui particolar nome 
sembra avere avuto un oggetto politico. Peroc- 
ché, se ci facciamo ad osservare l'indole dei 
medesimi , pare potervisi ravvisare il modo di 
sentire e di pensare di coloro che li usarono; 
sino a doversi credere che tale e tanta fosse la par- 
zialità e il convincimento di Giovanni Bonaparte 
verso la ghibellina fazione, che anche i nomi che 
ai proprj figli imponeva , fossero di tal natura da 
dimostrare evidentemente esserne egli stato uno 
dei fautori più perseveranti ed inalterabili; per- 
chè sembravagli di somma importanza l'appar- 
tenere a questa in allora sì potente fazione; e 
perchè pensava che il parteggiare per l'Impe- 
ratore, in tal epoca signore dell'Italia, fosse di 
somma utilità per la sua patria. Intendendo , per 
conseguenza, dare un' evidente dimostrazione di 
attaccamento al dominante partito, non che di 
rispetto e deferenza verso l' Imperatore , che por- 
tava il nome di Corrado , succeduto , intorno ai 
1252, a suo padre Federigo secondo, volle chia-. 
mare il suo primogenito Corrado ; ed impose poi 
anche il nome di Guido al secondogenito in ono- 
ranza del conte Guido Novello , che comandava U 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 51 

taglia ghibellina della Toscana dopo la battaglia 
di Monteaperti, e da'cui cenni dipendeva altresì 
la fiorentina repubblica. 

E questo nostro pensamento sembraci con- 
validato dall' osservare , che nella genealogia dei 
Bonaparte tali nomi non s'incontrano se non se 
una sola volta nel lungo corso di circa sei secoli; 
poiché non vedesi portar il nome di Corrado 
fuorché dall'ultimo figlio di Benedetto Flaminio, 
e discendente dal primo Corrado; e quello di 
Guido, dal figlio soltanto di Giovanni, secondo 
di questo nome nella discendenza di Guido. 

Esposte queste nostre congetture , che non ci 
sono sembrate prive di appoggio, scenderemo pri- 
mieramente a tener proposito della discendenza 
di Guido, che formerà il secondo Libro del no- 
stro storico racconto, per essere quel ramo il 
quale si estinse sul cadere del decimottavo se- 
colo ; riserbandoci a narrare nel terzo le gesta 
dei discendenti di Corrado, dal quale sembra 
non potersi dubitare che derivata sia la celebre 
generazione cui appartenne l'imperatore Napo- 
leone, che della sua fama e delle sue maravi- 
glio^ imprese ha riempiuta l'Europa , e fatto 
risuonare la terra tutta. 



NOTE AL LIBRO PRIMO 



(A) 



L'Imperatore Ottone, detto il Grande, essendo sceso 
nel 962 in Italia, ed avendo accordata la libertà e pro- 
sciolto dal dominio feudale alcuni municipj, riservando- 
sene il supremo dominio; lasciò in varj luoghi e città 
dei prefetti e vicarj imperiali, che in di lui nome e dei 
suoi successori rendessero giustizia ai popoli che ad essi 
avrebbero ricorso contro la prepotenza dei signori feudali : 
e fra i luoghi destinati per residenza di questi uffiziali del- 
l'impero, trovasi Samminiato, il cui primo vicario, lascia- 
tovi dallo stesso Ottone, fu Arnolfo Tedesco. (Bonincon- 
tri, Annoi. d'Italia, lib. I. Lami, Odeporicon. Sismondi, 
Storia delle Repubbliche Itah, tom. II, cap. 13.) 



B 



Per sicurezza dei prigionieri di stato, non che per 
guardarsi dalle nemiche incursioni, Federigo secondo di 
Svevia innalzò la torre del castello già fabbricatovi da 
Desiderio re dei Longobardi; e nella detta torre è opinione 



54 NOTE 

di alcuni storici, e specialmente dell'autore dell' Aquila 
Sveva, che fosse racchiuso ed abbacinato Piero delle 
Vigne. (Malespini e Villani, Storie fiorentine, all'anno 1221. 
Aquila Sveva. Politi, Orazione panegirica di Samminiato.) 



(«) 



I grandi, o piuttosto il partilo aristocratico di Sam- 
miniato, mal comportando di star soggetto alla repubblica 
fiorentina, del continuo andava in cerca di combinazioni 
e favorevoli circostanze per porre in libertà la sua patria 
( in opposizione al partito popolare , che amava il governo 
di quella repubblica, cui già per due volte erasi di buona 
voglia assoggettato, cioè nel 1369 e nel 1396); profittò 
della discesa che nel 1432 fece l'imperatore Sigismondo 
in Italia , e gli mandò ambasciatori ( fra i quali il celebre 
Lorenzo Bonincontri ) , per invitarlo e supplicarlo a vo- 
lerli liberare dal fiorentino giogo , e così ritornare i Sam- 
miniatesi sotto la protezione dell'impero, come negli an- 
dati tempi. Ma tali loro pratiche andarono in sinistro; poi- 
die l'Imperatore, essendo mancante di forze e di denaro, 
non potè far rispettare i suoi diritti in Italia ; ed i Fioren- 
tini , cessato il timore che in principio aveva loro incusso 
la venuta dell'Imperatore, condannarono alla pena capi- 
tale, all'esilio ed alla confisca dei beni, un ragguardevol 
sumero di grandi: tra i quali trovavasi il Bonincontri, ed 
Antonio Leonardo di Moccio di Jacopo, creduto della di- 
scendenza dei Bonaparte. ( Libro dei ribelli del Comune di 
Samminiato del 1432.) 



UBB.0 PRIMO 55 



;d) 



L'iscrizione che anticamente trovavasì sul sepol- 
cro dei Bonaparte nella chiesa dei Minori Conventuali di 
Samminiato, fattavi apporre da monsignor Niccolò nel 
quindicesimo secolo, è la seguente: 

CIPRISSIMO SUAE AETATIS ET PATRIAE VIRO 
JOANNI JACOBI MOCCI! DE BONAPARTE ' 
QUI OBIIT ANNO MCCCCXXXXI DIE XXV 
SEPTEMBRIS NICOLAUS DE BONAPARTE 
GENITORI BENEMERENTI ET POSTERIS 



/\/\/vjftf\/!/>/>A/\/W^^A/\/W/v/i^/*/''^'Wj'^' v '^-^'^'*'>'^/^'W»^'^ 



DELLA. DISCENDENZA DI CI IDI* 
B SUE DIRAMAZIONI 



J_je armi ghibelline trionfato avevano a Monte 
Aperti , ed il comando delle loro insegne era 
stato affidato al valore ed al senno del conte 
Guido Novello , quando venne alla luce Guido di 
Giovanni Bonaparte. 

Il suo nascimento avvenne in Firenze sotto 
felici auspicj ; ma i preludj di ridente fortuna non 
1' accompagnarono fino al termine della vita. 

Infatti, rovesciate le sorti delle ghibelline genti 
sul cadere dell'anno 1267, furono colpite di esi- 
lio; ed egli dovè, ancora fanciullo, abbandonare il 
patrio tetto , insieme colla sua disgraziata famiglia 
che teneva le parti dell'impero, allora mancante 
di reggitore. 

Benché il nostro Guido sentisse il peso di un 



58 STORIA GENEALOGICA 

esilio che il facea privo della patria, accettar non 
volle , non ostante la pacificazione delle contendenti 
fazioni del 1280 , di ritornarvi con fare inde- 
corose concessioni alla dominante parte guelfa. 

Stabilito come egli già era nei possessi che la 
famiglia teneva nei dintorni di Samminiato , forte 
castello, e capo di una repubblica che a ghi- 
bellino modo reggevasi; egli fu il progenitore del 
ramo cadetto dei Bonaparte, che Giovanni il Ghi- 
bellino aveva trapiantato nel Samminiatese di- 
stretto. Da Guido nacque un figlio che, come l'avo, 
si chiamò 

2 Giovanni. 

Le di lui biografiche notizie non sono giunte 
alla posterità, o perchè l'impedirono i tempi fa- 
ziosi in cui visse, o perchè condusse una vita 
del tutto ritirata e prettamente casalinga , siccome 
conscio abbastanza dei mali patiti dai suoi maggiori 
per aver preso parte nelle cittadine fazioni. 

Da esso nacquero due figli, l'uno de' quali 
ebbe nome 

o Guido, l'altro 

4 Lapo. 

Della discendenza di Guido il giovane par- 
leremo specialmente , poiché esso seguitò il ramo 
di Guido il maggiore; ma trattenendoci altresì 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTR 59 

sulla discendenza di Lapo, il quale trasferì la sua 
dimora in Firenze , che i suoi maggiori erano stati 
necessitati di abbandonare. 

Non era, infatti, molto lungi dall'epoca che 
l'avo suo in tenera età era stato salvato dalla 
strage a cui era condannato dalla guelfa parte , fug- 
gendo dalle fiorentine mura; quando gli interessi 
particolari, o forse anche una smodata ambizione, 
l'aveano mosso a ritornarvi. Ciò non ostante, dai 
fasti della fiorentina repubblica non apparisce 
che pubblici uffizj né Lapo né i suoi discen- 
denti vi esercitassero. Soltanto un'epigrafe, esi- 
stente nel tempio di santa Maria Novella , ci fa 
sapere che egli , nel 1 585 , passò da questa vita 
mortale, e che ivi la sua salma riposa r . 

Rico , di lui figlio, continuò a dimorare , colla 
famiglia , nella patria de' suoi antenati , vivendo 
per altro nell'oscurità. Ma il suo figlio Jacopo, 
sperando forse di vedere un giorno tornar po- 
tente la sua famiglia , volle ascriversi all' arte 
della seta , qual mezzo opportuno ad essere con- 
siderato popolano , ed aver così parte nel go- 
verno della repubblica: arte bensì la più ricca, 



1 Rosselli , Sepoltuario di Firenze. Deliciae eruditorum del P. 
Idelfonso da S. Luigi, To. IX , e. 193. 



60 STORIA GENEALOGICA 

ed all'ombra della quale V aristocrazia repubblicana 
ricopriva la sua mal celata ambizione '. 

Ciò non ostante, pei corso di circa dugento 
anni che questo ramo ebbe vita nella città di 
Firenze, niun personaggio distinto sembra avere 
ottenute onoranze nella città, né esser ragguar- 
devole per meriti così speciali da dargli rino- 
manza maggiore nell'umana famiglia. 

Tornando, perciò, alla discendenza di Guido 
il giovane, il quale pure avea condotto vita af- 
fatto privata e lontana dai pubblici affari , vivendo 
solamente occupato delle cure domestiche; ebbe 
questi un figlio natogli , nel 1 550, da Antonia Tel- 
lucci da Samminiato, al quale fu imposto il nome di 

5 Jacopo. 

Questi sposò Antonia Piera Spagliagrani , 
di famiglia assai ragguardevole e molto bene- 
merita della città di Samminiato: poiché il 
nipote Miniato Spagliagrani fondò, nel 1442, le 
pubbliche scuole di grammatica e di lettere umane, 
acciò la gioventù che fosse per sorgere dopo la 
sua morte , non vivesse neghittosa nella ignoran- 
za , ma si desse a coltivare lo spirito percorrendo 
le vie dello scibile umano. Con tale instituzione 

1 Deliciae eruditorum cit. To, XVI, e. 148. 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 61 

dimostrò di quanta saggezza egli fosse fornito, 
e per cui volle seguire gli impulsi dati all'istru- 
zione ed all' avanzamento delle lettere dagli uo- 
mini celebratissimi che nel precedente secolo 
fiorito avevano \ 

Vidde Jacopo, nella sua giovine età, cader 
la sua patria in potere della fiorentina repubbli- 
ca : con la quale caduta restò quasi estinta nella 
Toscana la ghibellina fazione , non tanto perchè 
gì' Imperatori di occidente aveano, come sosteni- 
tori dei Ghibellini, perduta quasi ogni influenza 
sui municipj Italiani; ma perchè ancora le fa- 
zioni vengono meno, e restano senza energia e 
senza forza, semprechè abbiano perduto o sia lor 
mancato l'oggetto che vogliono raggiungere; quale 
appunto sarebbe il trionfo di un'opinione, di una 
famiglia, ma più specialmente delle gare e ge- 
losie municipali, che in quelli infelicissimi tempi 
sotto gl'infausti auspicj di ghibellina e guelfa 
denominazione si nascondevano. Ma non cosi av- 
viene delle rivoluzioni dei popoli e dei regni, 
perchè mai non hanno un oggetto precario e pecu- 
liare; ma nascono dall'usurpazione dei diritti dei 



1 Memorie nelTAreh. comunale di Samminiato. Notizie mano- 
scritte del già Areh. Bonaparte. 



62 STORIA GENEALOGICA 

popoli, dalla violazione delle leggi, o da una 
lunga oppressione che ne stanca la longanimi- 
tà, o dall'avvilimento cui sono condannati da un 
crudo ed ingiusto conquistatore. 

I Bonaparte, però, nel fatale avvenimento della 
presa di Samminiato, non ebbero a soffrire che 
le tristi conseguenze di un lungo assedio, susse- 
guito dalla conquista della città; poiché poca 
parte presa avevano neiramministrazione dei pub- 
blici ailari dopo il loro esilio da Firenze. Che anzi , 
specialmente in questa fatale disavventura, eransi 
resi estranei alle fazioni che tale catastrofe con- 
dotta avevano : e solo per alleviarne i mah , e ren- 
dere ai vinti men dura la soggezione , se non la 
servitù, Jacopo, con tutti i buoni e pietosi citta- 
dini, concorse a sottoscrivere il trattato di pace 
che colla fiorentina signoria era stato concor- 
dato (A). 

A Jacopo nacquero tre figli , uno de'quali si 
chiamò 

6 Vittorio, l'altro 

7 Francesco, il terzo 

8 Giorgio. 

Di questi tre fratelli , Francesco è conosciuto 
come notaro; ma la sua linea non ebbe prosegui- 
mento, in quanto che gli premorì il figlio 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 63 

9 Mariano , che aveva avuto dal matrimonio 
contratto con Lena Martini. 

Vittorio e Giorgio poi ebbero successione ; ma 
la discendenza di Giorgio venne a mancare , poi- 
ché si estinse in 

1 Giacomo Maria , sul finire del secolo deci- 
moquarto, e che da un codice di contratti esistente 
tuttora nella libreria dei PP. Conventuali di Sam- 
miniato, sembra avere esso pure esercitata la pro- 
fessione di notaro. 

Ma se le due discendenze mancarono , non 
venne meno però quella di Vittorio , il primo di 
questo nome; essendo anzi riuscita numerosa, e 
grande per onoranze e per meriti. 

Dalla Francesca Nucci gli nacquero tre figli , 
de' quali il primo 

11 Battista, l'altro 

12 Gherardo, il terzo 

13 Lorenzo, chiamaronsi. 

Dagli estimi del comune di Samminiato, e dai 
libri e registri delle decime del comune di Firenze, 
apparisce che Battista aumentasse l'avito patrimo- 
nio : nel che sembra essergli stato di gran giova- 
mento il fratello Gherardo; il quale, abbracciando lo 
stato ecclesiastico, fu ricco di benefizj, ed acquistò 
esso pure dei beni, che lasciò ai figli di Ballista, 



64 STORIA GENEALOGICA 

non avendo avuta discendenza l'altro fratello Lo- 
renzo. 

La successione di Giovan Battista si estese a 
quattro figli, di cui due maschi e due femmine. 
Il primo si nominò 

14 Vittorio , secondo di questo nome, e l'altro 

45 Jacopo. 

La maggiore delle femmine si chiamò Gine- 
vra, e fu maritata a Niccolò Mercati di Sammi- 
niato; famiglia anche in quei tempi ragguardevo- 
le , ed in appresso resa celebre dai due profes- 
sori di medicina, Pietro e Michele Mercati: il 
primo dei quali risedè presso i pontefici Pio quinto 
e Gregorio decimo terzo , di gloriosa memoria , 
e da essi fu ricolmato di onori; il secondo fu 
archiatro di papa Clemente ottavo Aldobrandini , 
ed autore della Metalloteca vaticana, e del Trat- 
tato sugli Obelischi. 

Antonia, la minore, fu sposata a Fulgenzio di 
Niccolò Bonaparte, discendente da Corrado, e di 
cui dovremo tener discorso nel terzo Libro di 
questa Storia. 

Le ricchezze lasciate dal padre e dal zio 
Gherardo, permessero a Jacopo ed ai discendenti 
di Vittorio , di fondare un canonicato nella chiesa 
collegiata di Santa Maria e Genesio di Sammi- 



DELLA FAMIGLIA BONA PARTI: 05 

niato, unendosi ad altre nove famiglie, che im- 
plorato avevano dal Pontefice Innocenzo ottavo 
di nuovamente erigere e dotare un Capitolo col- 
legiale , che dalle vicende della guerra, o piut- 
tosto a cagione della ribellione dei Samminiatesi 
alla fiorentina repubblica (avvenuta nel Febbrajo 
del 1 596) , era stato disciolto , e dissipata e di- 
struttane la dotazione (B). 

In conseguenza di tale ribellione, fu serrata 
la Pieve , e ridotta ad armeria : ma dipoi, per le 
cure di Piero Vettori vicario della repubblica , e 
dietro le istanze del nuovo Capitolo, che inviò 
suo ambasciatore alla Signoria di Firenze Jacopo, 
perchè uomo di sommo credito e perizia nella 
trattazione di simili affari, e di conosciuta probi- 
tà , e come già appartenente ad una delle ri- 
spettabili e potenti famiglie di quella antica re- 
pubblica; fu riaperta ed al Capitolo restituita, 
correndo l'anno 1489 \ 

Riserbandoci a discorrere di tutto che è re- 
lativo alla discendenza di Jacopo di Gio. Battista 
dopo che avremo narrato quanto appartiene al 
ramo dipendente da Vittorio fratello di Jacopo, os- 
serveremo che, quantunque Vittorio si accasasse 

1 Lami, Odeporicon; Bonincontri , Annali ditali a, lib. vili. 
Scritture dell' Arch. Capitolare <li SammintatO; 

5 



66 STORIA GENEALOGICA 

con Antonia Portigiani, famiglia ragguardevole 
di Sàmminiato per le sue ricchezze accumulate 
nella mercatura , e ne avesse prole, pure visse in- 
sieme col fratello , che aveva famiglia , in buona 
società ed amicizia, amministrando egli stesso il 
comune patrimonio. 

16 Bindaccio e Mattea furono i figli che Vitto- 
rio ebbe dalla Portigiani. Mattea si maritò a Cosimo 
Tellucci, onorata e comoda famiglia Samminiatese. 

Bindaccio reclamò dal zio Jacopo la metà del 
patrimonio che ereditato aveva dal padre, e volle 
pure aver voce attiva nella prebenda canonicale 
che dal medesimo era stata fondata , nel 10 Ago- 
sto del 1488, con i beni comuni \ 

Dal matrimonio da esso contratto colla Tita di 
Pier-Francesco di Sebastiano Naldi da Sàmmi- 
niato (cittadini fiorentini), ebbe un figlio, al 
quale impose il nome dell'avo; cioè 

17 Vittorio, il terzo di questo nome. 

Dopo la divisione dei beni comuni seguita 
tra Jacopo e Bindaccio padre di Vittorio , fu isti- 
tuito il fedecommesso della Famiglia ; e ciò per 
atto dei 15 Febbrajo 1554 2 . 

1 Memorie e Pergamene nell'Arci). Capitolare di Sàmminiato. 

2 Memorie MSS. della Famiglia Bonaparte, dell'Arci). Morali di 
Sàmminiato. 



DELLA FAMIGLIA DON APARTE G7 

Vittorio si accasò con Elisabetta Bonaccorsi di 
Colle, che lo fece padre di numerosa figliuolanza ; 
della quale però due soli maschi restarono supersti- 
ti , e questi furono 

18 Anton-Francesco , e 

19 Bindaccio-Maria. 

Da Anton-Francesco si generarono tre figli 
maschi , colla sua donna Maria da Ripa ; ed una 
femmina, che chiamossi Emilia. I maschi ebbero 
nome 

20 Cammillo, 

21 Fabrizio ed 

22 Oderigo. 

Il primo vestì gli abiti sacri; gli altri due 
mancarono in tenera età , e con essi si estinse 
la discendenza di Anton-Francesco di Vittorio 
terzo : e solo è osservabile , che il nome di Ode- 
rigo intende a conservare la tradizione nella Fa- 
miglia della diramazione dei nostri Bonaparte da 
quella già signora di Treviso. 

Emilia poi fu data in moglie , nel dì 9 Feb- 
brajo 1601, a Damiano di Napoleone Aldobran- 
dini di Firenze; dal qual matrimonio non ven- 
nero figli. Ma rammentandosi ella dell'onore- 
vole parentado procuratole e dal fratello e dallo 
zio Bindaccio, e quanto da essi era stata predi- 



68 STORIA GENEALOGICA 

letta; in attestato di gratitudine, volle prima far 
donazione de' suoi beni ai cugini figli di Bindac- 
cio, e quindi col suo testamento onorarli della 
istituzione in eredi. Morì in Firenze nel di 6 
Ottobre del 1648. e fu sepolta nella SS. Annun- 
ziata entro la tomba gentilizia dei Bonaparte '. 

Ci sembra opportuno il fare in questo luogo 
alcune osservazioni sulla derivazione del nome di 
Napoleone introdotto nella Famiglia, e dimo- 
strare che non vi fu già portato dalla famiglia Or- 
sini per essersi con quella imparentata; come è 
stato asserito da uno scrittore oltramontano dei 
Fasti Napoleonici ; ed anche riportato in alcune 
recenti memorie, nelle quali dicesi che ai secon- 
dogeniti imponevasi sempre il nome Napoleone 
in onoranza della rammentata famiglia. Vedremo 
però, nel seguito di questa Istoria, che i Bona- 
paute mai non ebbero attinenze di sangue cogli Or- 
sini , ma bensi che confidenza ed amicizia soltanto 
ebbevi un tempo tra queste due famiglie, e spe- 
cialmente sulla fine del secolo quindicesimo. 

In seguito, peraltro, delle memorie e notizie 
che ci fu dato trovare , sembrerebbe piuttosto 
che in onoranza degli Aldobrandini fosse stato 

1 Memorie mss. della Famiglia, nell'Arci). Morali cit. 



DELLA FAMIGLIA BONAPAItTE ()9 

quel nome adottato; in quanto che con quelli 
sappiamo essere stati congiunti con vincoli di af- 
finità e di amorevolezza , avendo ereditato' per 
mezzo della Emilia il patrimonio di Napoleone 
Aldobrandino lasciatogli da Damiano di lei marito. 
Per aggiungere poi ancora maggior fondamento al 
nostro raziocinio , cioè che il nome di Napoleone 
non fu soltanto adottato per parentele esclusi- 
vamente Toscane, ma benanche perchè esisteva in 
qualche Samminiatese famiglia, e più specialmente 
per parentele contratte con quelle; faremo os- 
servare, che nella Samminiatese casata dei Sera- 
goni un tal nome era quasi immanchevole di 
generazione in generazione ; e che questi fino dai 
più remoti tempi erano legati in parentela con i Ro- 
naparte, la quale si rinnovò eziandio ne'tempi più 
prossimi. Per quanto però tali fatti ci sembrino 
apprezzabili, e di qualche importanza per coa- 
diuvare i nostri pensamenti , stimiamo assai vale- 
vole al nostro assunto il riferire, che nella cir- 
costanza in cui venne a Samminiato Carlo Bona- 
parte di Ajaccio per visitare i suoi agnati , e 
in ispecialità Moccio Giuseppe , non era che di 
poco mancato ai viventi Giuseppe Napoleone Se- 
ragoni; e con esso terminarono i Seragoni; e 



70 STORIA GENEALOGICA 

poco dipoi nacque un figlio a Carlo , cui egli im- 
pose il nome di Napoleone. 

Ritornando adesso sulle tracce che per un 
istante eraci convenuto di abbandonare , scende- 
remo a parlare della successione di Bindaccio 
il giovane , avuta dalla Nera Orlandini sua 
moglie. 

I figli di Bindaccio che richiamano la no- 
stra attenzione, perchè tramandarono con splen- 
dore ed onoranza il loro nome alla posterità, 
furono i seguenti : 

23 Mario Genesio, 

24 Vittorio Fortunato ed 

25 Andrea Bomolo. 

Questi si arruolò di buon'ora sotto le inse- 
gne di San Pietro , e godè di somma rinomanza 
sì per la sua dottrina , come per la sua ecclesia- 
stica costumatezza. Infatti, quando la prepositura 
di Samminiato fu eretta in chiesa cattedrale nel 
di 8 Maggio del 1624, ad esso fu diretto il 
breve pontificio che lo nominava Vicario apo- 
stolico della nuova diocesi; ed in nome dell'eletto 
Vescovo , Maria Francesco Noris , ne prese il 
possesso, e ricevè l'atto di obbedienza tanto 
dal proposto che dai canonici della novella 



DELLA FAMIGLIA BONAPAKTE 71 

cattedrale , non meno che dai curati , abbati ed 
ecclesiastici, unitamente ai quaranta deputati delle 
comuni che erano comprese nel circondario del 
vescovado nuovamente eretto \ 

Correva l'anno 1626, quando il principe che 
governava la Toscana sotto la reggenza di Ma- 
ria Maddalena d'Austria, volle ricompensare i 
di lui meriti nominandolo alla prepositura della 
chiesa di Livorno ; ed il Pontefice Urbano ottavo , 
con sua bolla de' 31 Luglio 1629 (colla quale 
instituiva ancora detta chiesa in Collegiata) , con- 
fermò una tal nomina: onde il Bonaparte prese 
possesso di tal dignità , di cui veniva per la prima 
volta insignita la chiesa Livornese , nel 25 Gen- 
naro del 1632, e la tenne sino al 1° Decem- 
bre del 1647 , nel quale morì; venendo la di lui 
salma sepolta nella tomba dei canonici di quella 
chiesa, che con zelo e saviezza aveva gover- 
nata a . 

Vittorio Fortunato fu esso pure istruitissimo 
nelle belle lettere, e pregevoli dicevansi le sue 



1 Memorie MSS. della Famiglia Bonaparte cit. ; Documenti della 
curia vescovile di Samminiato. 

* Memorie MSS. citate, e Docum. dell 1 Arch. capitolare di Li- 
vorno. 



72 STORIA GENEALOGICA 

rime , i suoi poetici componimenti. Ebbe in moglie 
Maddalena Stefani , di nobile Samminiatese fami- 
glia; la quale però noi rese padre di alcun figlio. 
Mario Genesio, il maggiornato dei figli di 
Bindaccio, ne prosegue la linea; ed ha cinque 
figli da Ortensia di Gio. Battista Bonaparte, di- 
scendente dal ramo di Corrado. Questi cinque 
figli trovansi descritti nelle memorie della Fami- 
glia coi nomi di 

26 Bindaccio Flaminio, 

27 Pietro Maria, 

28 Anton Francesco, 

29 Alessandro, ed una femmina che si chiamò 
Nera, e che da suo padre fu data in moglie ad 
Ascanio di Lodovico Ser agoni da Samminiato, 
sborsandogli la somma, per quei tempi, cospicua 
di scudi millecinquecento : d'onde ragionevolmente 
può dedursi e la ricchezza e la chiarezza della 
casa in cui veniva collocata ; e che ci richiama 
alla mente come da quella e dagli Aldobr andini 
i Bonaparte togliessero probabilmente il nome 
Napoleone: quel nome che ha illustrali i fasti e la 
storia dell'ultimo lustro del secolo diciottesimo, 
ed i primi tre del diciannovesimo. 

Alessandro , il minore dei figli di Mario* Ge- 
nesio, si dedicò allo stato ecclesiastico, e fu in- 



DELLA FAMIGLIA BONAl'ARTE 75 

vestito della prebenda canonicale fondata da' suoi 
maggiori nell'anno 1488. 

La fama letteraria, e l'ecclesiastiche disci- 
pline alle quali Anton Francesco si dedicò, gli 
meritarono la dignità di proposto della chiesa di 
Santa Maria e Genesio , che da poco tempo era 
stata da Gregorio decimoquinto eretta in cat- 
tedrale. 

Mentre poi di Pier Maria nulla di rimarche- 
vole possiamo ricordare , annoverar dobbiamo 
tra gli uomini distinti del suo tempo Bindaccio 
Flaminio. 

Questi si laureò in diritto civile e canonico, 
e fu quindi assai rispettato e commendato nella 
sua patria, si per la prudenza come pel suo sa- 
pere. Da Elena del cavalier Francesco Campani 
sua moglie , ebbe numerosa discendenza , che 
quindi si rese ragguardevole nei varj ufficj ed 
impieghi esercitati. Ed in vero, 

50 Filippo, il più giovane dei figli di Bin- 
daccio Flaminio, militò sotto le austriache inse- 
gne, e morì valorosamente sotto le mura di Buda, 
difendendola contro le armate ottomane che in- 
vader volevano l'Ungheria. 

51 Ottavio ebbe fama di sommo giurecon- 
sulto. 



74 STORIA GENEALOGICA 

32 Giuseppe Carlo fu investito di una pre- 
benda canonicale nella chiesa cattedrale , delia 
quale in progresso fu eletto proposto. 

53 Anton-Francesco si applicò alle scienze 
mediche. 

34 Francesco Simone abbracciò lo stato ec- 
clesiastico , e morì nel 1712 proposto della 
rammentata chiesa cattedrale di Santa Maria e 
Genesio: a cui successe il già rammentato Giu- 
seppe Carlo, che tornando da Roma per pren- 
derne il possesso , morì appena giunto in Sam- 
miniato; il che avvenne nel 13 Novembre del- 
l'anno 1712. 

Per tale inattesa e prematura morte, restata 
di nuovo vacante la prepositura , fu questa 
conferita all'altro fratello dell'estinto Giuseppe 
Carlo, il quale chiamavasi 

35 Andrea Giuseppe, che date avea bastanti 
prove di dottrina e di saviezza per essere elevato 
alla prima dignità del capitolo della chiesa cat- 
ledrale della sua patria ; e di cui fu l'ultimo fratello 

36 Mario Miniato, il quale, oltre all'aver con- 
servato l'avito patrimonio, considerevolmente l'au- 
mentò pel matrimonio contratto colla Margherita 
da Vecchiano, ultima della famiglia di tal nome, 
che avea godute onorificenze ed esercitati i mag- 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 75 

giori uflìzj fin da quando era in fiore l'antica re- 
pubblica pisana. 

Quattro figli nacquero da quel matrimonio; 
e d'essi fu primo 

37 Bindaccio Ferdinando, che venne alla 
luce il 27 Febbrajo 1691, e fu tenuto al sacro 
fonte dal gran principe ereditario Ferdinando 
De'Medici , figlio del Granduca Cosimo terzo. Ve- 
stì gli abiti sacri , fu commendevole per la sua 
pietà, pel suo sapere , per i suoi meriti: cosicché 
Monsignor Cattani, Vescovo di Samminiato, lo elesse 
a suo vicario generale. Fu quindi investito della pre- 
positura della chiesa cattedrale; e finalmente, nel 
4 746 , destinato a reggere e governare la chiesa 
di Pescia , di cui era stato eletto vescovo, e che da 
lui venne renunziata , credendosi abbastanza con- 
tento e felice nella dignità che anche i suoi virtuosi 
antenati aveano occupata nella loro ecclesiastica 
carriera. 

58 II secondo figlio Bartolommeo, amando 
esso pure seguire le sacerdotali discipline sull'e- 
sempio del maggior fratello , fu investilo di un ca- 
nonicato ; ed il terzo 

59 Anton-Lupardo Francesco, avendo sor- 
tito un genio particolare per le lettere, in quello 
si distinse, ma uscì di vita assai giovine: per il 



7G STORIA GENEALOGICA 

che nulla ci lasciò da far conoscere quant'egli 
valesse in questa parte dell'umano sapere. Final- 
mente il quarto, 

40 Giovanni Filippo, nel quale si estinse la 
linea di Vittorio di Battista di Vittorio seniore ; 
perocché i figli natigli da Anna del cavaliere Baccio 
Morali, perirono in tenera età : ond'egli dispose di 
tutti i suoi beni in favore dei nipoti della sua mo- 
glie , non facendo menzione nelle sue tavole te- 
stamentarie delle famiglie Bonaparte ancora in 
Samminiato esistenti, in quanto che niuna di essa 
aveva e né anco era in grado di aver successione. 

Resterebbe adesso a parlare delle due figlie 
che dalla da Veccìdano ebbe Mario Miniato, e 
che chiamaronsi l'una Eleonora, l'altra Lucrezia ; le 
quali però , atteso il loro sesso, non sono di grande 
interesse per la discendenza di cui ragionammo, e 
che mancò nell'anno 1760. Onde torneremo a 
riprendere il nostro genealogico discorso dai di- 
scendenti di Jacopo di Gio. Battista, fratello minore 
di Vittorio, lasciato da noi già indietro per parlare 
in primo luogo della linea primogenita. 

Venendo, dunque, a discorrere della genealogia 
di Jacopo di Battista il seniore, diremo, che alla ri- 
nomanza ed alla ricchezza dal medesimo godute, 
successe il figlio ch'egli ebbe da Antonietta dei 



DELLA FAMIGLIA BONAPAIITK 77 

Rimbotli da Samminiato (famiglia insignita di ono- 
rificenze), e al quale impose il nome dell'avo f . 

41 Giovan Battista , è a nostra notizia essere 
stato impiegato dalla fiorentina repubblica in varj 
uffizj ; e , tra gli altri, in quello di vicario della 
sua patria, nell'anno 1537: mentre quella repub- 
blica, quando della sua libertà godeva, per saldo 
principio avea tenuto d'inviare al governo delle 
Provincie uomini chiari per nascita , probità 
e ricchezze; principio, che ancora in questa 
trista epoca avea mantenuto Cosimo primo, che 
il nome solo di repubblica alla patria aveva la- 
sciato , senza i diritti di sovranità, che a sé solo 
avea riserbati. Giovan Battista riuniva tali pre- 
rogative , poiché i suoi atti e le ricevute com- 
missioni ce lo attestano. Onorato del governo 
dei popoli che il supremo imperante alle di lui 
sollecitudini affidava , fecesi ammirare per la sua 
saviezza, per la sua prudenza, nei tempi più difficili 
della repubblica; poiché non erano ancora sopite 
le gare dei partiti che se n' erano contrastato il 
potere , né ancora la medicea falce avea del tutto 
mietuto le teste più calde e più potenti della quasi 
morente repubblicana fazione. In sì critica occor- 

1 INotizie mss. della Famiglia Bouapartc cil. 



78 STORIA GENEALOGICA 

renza, egli seppe condursi con piena soddisfazione 
de'suoi amministrati, in modo da non mancare alla 
giustizia né all'adempimento de'suoi doveri. 

Il Duca Cosimo premiò tanta virtù accor- 
dandogli onorevole pensione , di cui saggia- 
mente profittò restando in Firenze per dar mi- 
gliore e più accurata direzione alla sua famiglia. 
Le sue tavole testamentarie dimostrano con quanta 
saviezza disponesse delle sue fortune : poiché insti- 
tuì un fedecommesso egualmente repartito tra i 
suoi tre figli, che gli nacquero da Elisabetta 
Busini , ordinando che , in deficienza della sua li- 
nea , sostituiti fossero i discendenti di Vittorio 
suo zio ; e che in mancanza di ambedue le linee , 
ne fosse erede la sua patria, o (come si espri- 
meva ) la sua diletta Samminiato : successione che 
infatti si verificò nel 1800, essendo mancate tutte 
le linee da esso chiamate \ 

I figli di Giovan Battista furono 

42 Pier Francesco, nato nel 1522; 
45 Lodovico Romolo, nato nel 1525; e 
44 Jacopo, nato nel 1532. 

II primo si unì a Caterina di Gio. Bernardo 

1 Memorie della Famiglia Bonaparte, presso i signori Moretti 
di Firenze; Documenti delPArch. comun. di Samminiato, Libro 
d'oro del Quartiere S. Spirito, n.° 15. 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTU 70 

Ruffclli, fratello di Marchionnc , che, col suo te- 
stamento del 1519, instituì erede del suo esteso 
patrimonio il Comune di Samminiato, onerandolo 
d'interessanti legati. I più lodevoli, per altro, sono 
quelli che hanno per oggetto il progresso del- 
l'incivilimento e dell'istruzione, che più di ogni 
altra cosa stavano a cuore del benemerito cittadi- 
no. Con uno , instituì quattro posti di studio , o 
pensioni per altrettanti giovani, che riportar vo- 
lessero la laurea dottorale in qualcuna delle ri- 
nomate università dell'Italia o della Francia , 
sia nella giurisprudenza sacra e civile , sia nelle 
scienze mediche. Coli' altro, volle che nella sua 
patria fosse un maestro di musica, capace ad 
iniziare in quest'arte figlia del cielo i giovani 
suoi concittadini. Non ostante una tale instituzione, 
non pretermise i doveri e di marito e di con- 
giunto verso la famiglia del fratello Giovan Ber- 
nardo , in cui si estingueva il sangue dei Ruffe!- 
li; poiché lasciò alla nipote Caterina, che spo- 
sato aveva Pier-Francesco Bonaparte , un le- 
gato a titolo di dote; disponendo del pieno 
usufrutto in favore della sua moglie Pippa di Na- 
poleone Ser agoni, illustre Samminiatese famiglia \ 



1 Memorie MSS. nella Libreria dei MM. Conventuali di Sam- 
miniato. 



80 STORIA GENEALOGICA 

I tre figli di Giovan Battista , che cessò di vi- 
vere nel 1554, avendo tutti avuta successione, 
faremo paratamente ricordo delle loro respet- 
tive discendenze: e siccome Pier-Francesco era 
il maggiore , parleremo in primo luogo de' tigli 
di lui , avuti dalla Caterina Ruffelli, che furono 

45 Giovan Battista, nato nel 1562; 

46 Ottavio, nato nel 1567; 

47 Giovanni Maria, nato nel 1572. 
Ottavio vestì gli abiti sacri , e fu canonico della 

Collegiata; e Giovanni Maria seguitò la linea di 
Pier-Francesco , avendo avuto un figlio , che 
chiamò 

48 Bonaparte , da Ersilia di Baccio Morali , 
che sposata aveva nel Maggio del 1599: mentre 
F altro fratello Giovan Battista , che nessun figlio 
ebbe dalla Fiammetta Davanzati sua moglie, ag- 
giunse celebrità e rinomanza alla famiglia, avendo 
quasi ereditato dall'avo la dottrina , la pruden- 
za, gli onori; poiché esso pure fu chiamato al 
governo delle provincie del granducato nell'uf- 
fìzio di vicario , avendo anche presieduto colla 
suddetta carica nella sua patria, l'anno 1612 \ 

Bonaparte di Pier-Francesco si dedicò alla 



1 Memorie mss. ncll'Arch. comunale di Samminiato,, filza n.° 
241 ; e Memorie della Famiglia, presso i signori Moretti di Firenze. 



DELLA FAMIGLIA BONAPAKTE 81 

milizia sotto le insegne del duca di Savoja, 
ove morì ed in esso si estinse la linea pri- 
mogenita della discendenza di Gio. Battista il 
seniore. 

Lodovico, secondogenito di Gio. Battista di 
Jacopo di Gio. Battista seniore , continuò la linea 
dei Bonaparte di Guido; avendo avuto tre figli dal 
suo matrimonio colla Gismonda Portigiani di 
Samminiato. 

I Portigiani accumularono molte ricchezze col 
mezzo della mercatura nobilmente esercitata nella 
città di Firenze; e quantunque dimorassero abi- 
tualmente in Samminiato , il commercio faceva 
si che anche nella città di Firenze tenessero il 
loro domicilio : ove acquistarono degli stabili , 
che tuttora portano le armi gentilizie dei mede- 
simi; fra i quali, il palazzo Pasquali di via Ron- 
dinelli. Erano pure ascritti alla cittadinanza fio- 
rentina ; e l'epigrafe del loro sepolcro gentilizio , 
nel tempio di S. Croce, ce lo attesta f . 

Dovendoci però trattenere più a lungo sulla 
discendenza di Lodovico, perchè giunse fino al 
declinare del secolo decimottavo, faremo adesso 
parola dei figli di Jacopo, terzogenito del celebre 



1 Kosselli, Sepultuario di Firenze; Quartiere S. Croce. 

6 



82 STORIA GENEALOGICA 

Gio. Battista; che, come dicemmo, era stato vi- 
cario nel 1537 in Samminiato, e poi di altre 
città soggette alla fiorentina dizione: il quale 
dalla Lucrezia Franchini, sua seconda moglie 
( avendo in prime nozze sposata Isabella del cav. 
Luigi di Piero Ridolfi), ebbe tre figli, tra cui, 
due maschi soltanto; la discendenza dei quali 
venne prestamente a mancare, poiché 

49 Fulvio, il maggiore, che esercitò la me- 
dicina, ebbe tre figli da Contessina di Piero Bardi 
sua sposa; cioè 

50 Vincenzo, 

51 Luigi e 

52 Jacopo; nei quali si estinse la linea del 
terzogenito di Jacopo di Gio. Battista seniore , 
del quale già tenemmo a suo luogo parola. 

Infatti, il primo abbracciò lo stato ecclesia- 
stico; e gli altri due, benché ammogliati (il primo 
con Lucia di Fabrizio Gondi, e l'altro con Isa- 
bella di Michele Cortigiani, ambedue da Firenze), 
non ebbero successione. 

55 Giovanni Genesio fu il secondo figlio di 
Jacopo del già vicario Gio. Battista il maggiore; 
ed è tradizione ch'egli fosse venerato qual Santo 
sotto il nome di Fra Bonaventura ; perchè avendo 
indossate le ruvide lane dell'ordine dei Cappuc- 



DELLA FAMIGLIA B0NAPA11TE 83 

cini, in quello santamente si morisse, correndo 
Tanno 1593 l . 

Questo servo di Dio è conosciuto nell'ordine 
cappuccino sotto il nome di Fra Bonaventura da 
Firenze. Sulla scorta delle carte presentate dal 
canonico Filippo Bonaparte al generale Bonaparte, 
poi Napoleone primo imperatore dei Francesi, ad 
oggetto che ne promuovesse la canonizzazione 
presso il sommo gerarca Pio sesto, di gloriosa 
memoria ; sembra non potersi dubitare , essere il 
citato Giovanni Genesio quegli che vestisse in quei 
tempi l'abito penitente del celebra tissimo ordine 
dei Minori Cappuccini col nome di Fra Bona- 
ventura , poiché viveva appunto sul cadere del 
secolo decimosesto; come pure perchè in tempi 
posteriori non trovasi nelle cronache dell'ordine 
dei Cappuccini alcun religioso Toscano chiamato 
Bonaventura , che cessasse di vivere in odore di 
santità. 

Tale racconto noi appoggiammo sull'esame 
delle cronache dei Cappuccini, e sulle notizie da- 
teci da chi ebbe nelle mani le carte che il vec- 
chio canonico Bonaparte pose sotto gli occhi di 
Napoleone nel 1796; poiché queste andarono 

1 Cronache dell'Ordine dei MM. Cappuccini. 



84 STORIA GENEALOGICA 

smarrite, con molte altre, nello spoglio dell'ar- 
chivio fatto dagli esecutori dell'ultime volontà del 
rispettabile agnato dei Bonaparte della Corsica. 

Costanza fu l'ultima prole di Jacopo , la quale 
terminò la sua vita tre anni dopo il suo nasci- 
mento \ 

Ritornando quind'innanzi a parlare della di- 
scendenza di Lodovico, che dal celebrato Gio. 
Battista il vecchio traeva sua origine (la quale tra- 
passammo per iscrivere antecedentemente quanto 
avea relazione alla fìgliuolanza di Pier Francesco 
e di Jacopo, il quarto di questo nome nella stirpe 
di Guido: e ciò per servire alla brevità della loro 
storia genealogica , poiché ambedue quelle linee 
mancarono alla terza generazione ) , prenderemo 
adesso a dire dei figli ch'egli ebbe dalla Gis- 
monda Portigiani; i quali furono 

54 Attilio, 

55 Bonaparte e 

56 Gio. Battista. Questi, che era il minore, 
si ascrisse all'ordine levitico , e tenne la pre- 
benda canonicale di padronato della famiglia; ed 
inoltre, amministrò la parrocchia di Santa Lucia 
a Calenzano, che pure era di padronale diritto 

1 Memorie mss. presso i sigg. Moretti di Firenze. 



DELLA FAMIGLIA BONAPAliTE 85 

dei Bonaparte, pervenutogli insieme con altri 
beni che nel distretto di Galenzano aveva acquistati 
Lodovico suo padre •. 

Il secondo , chiamato Bonaparte , prese servi- 
zio nelle armate Spagnuole che militavano nelle 
Fiandre sotto la condotta del principe Alessan- 
dro Farnese, il quale intendeva a rimettere quelle 
Provincie sotto lo scettro di Filippo II , re delle 
Spagne, cui eransi ribellate; ove mori in un fatto 
di arme nel quale erasi impegnato il suo abile 
e fortunato condottiero. 

Attilio , il maggiore dei figli di Lodovico, non 
abbandonò Samminiato sua patria, ove si oc- 
cupò unicamente degli affari domestici, e con- 
dusse in moglie Attilia di Jacopo Orlandini nel 
1597. 

Per la prima volta si vede il nome di At- 
tilio nella famiglia Bonaparte , che vennevi intro- 
dotto dai Portigiani con i quali erasi imparentata , 
e che in essa poteva considerarsi come gentilizio. 

Dall'unione colla Orlandini ebbe quattro figli; 
dei quali, tre furono maschi, e chiamaronsi 

57 Lodovico, 

58 Francesco e 

1 Memorie mss. presso i sigg. Moretti di Firenze. 



80 STORIA GENEALOGICA 

59 Niccolò. 

La femmina ebbe nome Francesca, che fu 
data in moglie a Simone Arnaldi; famiglia di ori- 
gine Alemanna e la più antica di Samminiato, 
poiché quivi si stabilì sotto il regno di Ottone il 
grande, di cui Pileo Ansaldo era stato segretario '. 

11 maggiore dei figli di Attilio , nato nell'anno 
1 000 , si laureò in medicina , la quale esercitò 
con reputazione , e solo animato da spirito di 
carità. 

Il secondo, cioè Francesco , si rese commen- 
devole per la sua non ordinaria erudizione nelle 
lettere latine ed italiane. 

Niccolò esercitò la professione notariale, e 
si distinse per le sue cognizioni in giurispru- 
denza : ma in questa parte restò eclissato dall'al- 
tro Niccolò della discendenza di Corrado , del 
quale fu contemporaneo , e la cui biografia farà 
parte del Libro terzo. 

Lodovico, dunque, il primogenito soltanto, 
ebbe successione della Maddalena Mozzi di Fi- 
renze ; ed i figli che ne nacquero , furono 

00 Allilio , che seguitò l'onorata professione 
del padre; 

1 Memorie ni«s. della famiglia Ansakli. 



DELLA FAMIGLIA BON APARTE 87 

61 Gio. Battista , che col matrimonio della 
Niccoletta Roffia da Samminialo seguitò la di- 
scendenza; e 

62 Filippo^ il quale, consecratosi al santuario , 
fu investito della prebenda canonicale dei Bo- 
naparte. 

Gio. Battista, per altro, che era il secondo- 
genito dei figli di Lodovico , e nel quale tutto il 
patrimonio degli ziiedei fratelli erasi riunito (per 
il che estesi possessi e ragguardevoli facoltà erangli 
pervenute), pensò a saviamente usarne, coll'istruire 
in ogni ramo di scienza la prole che avuta avea 
dalla sua donna; dandole quella direzione che 
non tanto il loro speciale benessere riguardas- 
se, ma quella benanche da cui ne emergesse 
gloria alla patria , onoranza alla famiglia. Ed è 
ciò tanto vero, che 

65 Lodovico, il minore dei di lui figli, s'indi- 
rizzò per la via del santuario , e coltivò quelle 
scienze che più ne avvicinano al vero culto di Dio 
ed all'ammaestramento dei popoli : cosicché poi , 
caritatevolmente , e secondo lo spirito del Vangelo, 
resse la chiesa di Santa Lucia a Calcnzano, di pa- 
dronato della Famiglia, in essa pervenuto fino dal 
decimosesto secolo; 

64 L'altro fratello, Andrea Francesco, per- 



88 STORIA GENEALOGICA 

eorse pure la via ecclesiastica con non ordinaria 
rinomanza; poiché, in giovine età , ascritto al Capi- 
tolo della chiesa cattedrale della sua patria, fu di- 
poi insignito della dignità di proposto della chiesa 
stessa. Ma nel grado eminente che copriva nella 
Samminiatese ecclesiastica gerarchia, fece sempre 
più risplendere gli alti suoi meriti , e la sua dot- 
trina, che lo fecero chiamare in appresso a reggere 
e governare l'abbazia di Sesto, una delle chiese più 
ragguardevoli della arci-diocesi fiorentina ; ed ove 
terminò la sua vita , lasciando memoria duratura , 
sì per le sue sociali che per le religiose virtù. 

65 Ranieri Simone attese alla medicina, e la 
professò con tal credito , che fu chiamato a co- 
prire una delle cattedre dell'università di Pisa: 
nella quale, dopo averne insegnati i precetti pel 
corso di anni venticinque, mancò ai viventi nel 
1761, e fu sepolto nella chiesa di S. Sisto della 
città predetta ! . 

66 Bonaparte Genesio si arruolò sotto le mi- 
litari insegne della Spagna; e passato nei reggi- 
menti di oltremare , più non rividde la sua patria , 
né conoscasi ove terminasse la sua mortale car- 
riera. 

1 Memorie della Famiglia, ed Arch. dell'Università di Pisa. 



DELLA FAMIGLIA BONAPAIITK 89 

67 Attilio Stefano, sposando Rosa di Fla- 
minio Bonaparte del ramo di Corrado , restò in 
patria ; ove fu onorato e stimato per i suoi lumi 
e la sua saviezza : ed ebbe tre figli , il primo dei 
quali si chiamò 

68 Gio. Battista , nome onorevole e di grata 
ricordanza nella Famiglia, e dal nostro ancora 
tramandato chiaro e maggiormente illustre alla 
posterità ; mentre le sue cognizioni e la dottrina 
fu tale e tanta da poterlo rendere onorato di 
varie cattedre nella celebre università Pisana: 
poiché , nelli anni 1 755 e 56 , lesse dialettica ; 
nel 1757, fu professore ordinario di medicina; 
nel 1 758, dettò mediche instituzioni ; nelli anni 
1759, 60 e 61 , medicina teorica; e nelli anni 
appresso, cioè dal 1762 al 1773, copri la cat- 
tedra di medicina pratica. Tale fu la vita di que- 
st' uomo , che lasciò , come si è detto , gran fama 
di sé pel suo profondo ed esteso sapere. 

Niccola Maria fu sposata al conte Torelli 
di Fano; ma non avendone avuti figli, fu insti- 
tuita erede dal marito che gli premorì: ere- 
dità che dipoi passò nei figli del cavalier Zacca- 
ria Bonaccorsi di Colle, discendenti da Maddalena 
figlia dell'ultimo Lodovico della linea che descri- 
viamo, e di cui parlammo al §. 57 , per istituzione 



90 STORIA GENEALOGICA 

fattane dalla vedova Torelli , come suoi più pros- 
simi parenti: e per cui i Bonaccorsi male appro- 
posito adottarono ed aggiunsero il cognome 
della casata dei Bonaparte, poiché niuna porzione 
del patrimonio Bonaparte in essi pervenne, ma 
bensì il solo patrimonio del conte Torelli; per 
il che i Bonaccorsi trasferirono il loro domicilio 
nella città di Fano, perchè ivi esisteva ed esi- 
ste il patrimonio ereditato. 

69 Filippo, l'ultimo figlio di Attilio , fu un ec- 
clesiastico distintissimo, e di una scienza non 
ordinaria; cosi che fu onorato della prebenda 
teologale nel capitolo della chiesa cattedrale della 
sua patria. 

Quando il generale Bonaparte scendeva colla 
sua vittoriosa armata gli Appennini, e per la 
valle dell'Arno inferiore si avanzava portandosi 
sulla città di Livorno per toglierla alla influenza 
Inglese , il cui aristocratico governo opponevasi 
al consolidamento della nascente repubblica fran- 
cese; nel ritorno da quella felice e strepitosa spe- 
dizione, si portò a Samminialo a visitarlo, ricono- 
scendo in quell'ecclesiastico un suo degno ed illu- 
stre agnato. Il rispettabile vecchio ricevè il conqui- 
statore dell'Italia in modo amorevole e cordiale , 
prodigandogli quegli onori che era in suo potere di 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTC 91 

rendergli. Egli giunse in Samminiato nel 29 Giu- 
gno del 1796, nella notte del medesimo dì 29 
venendo il 50 ; e nell'ora appunto del riposo , 
il buon sacerdote scese nella camera del Gene- 
rale suo parente , col quale lungamente si trat- 
tenne, mostrandogli tutte le carte e diplomi genti- 
lizi dell' agnazione , e dei quali Napoleone mostrò 
di fare gran conto : ma quelli sopra cui il rispetta- 
bile canonico maggiormente mostrò il suo parti- 
colare interesse , e che caldamente raccomandogli, 
furono i comprovanti le virtù eroiche cristianamente 
praticate dal venerabile Fra Bonaventura cappuc- 
cino, loro antenato, e che viveva sul declinare del 
secolo decimosesto; supplicando il suo famoso 
agnato ad interporre la sua mediazione per farlo 
canonizzare dal sommo gerarca Pio sesto , che in 
allora sedeva sul trono di San Pietro : soggiungen- 
dogli il pietoso vecchio , ch'esso Generale doveva 
le sue tante vittorie , i suoi trionfi , la sua salvezza 
in tanti pericoli , alla intercessione di questo servo 
di Dio, che rendeva sempre più rispettabile e vene- 
rata la stirpe dei Bonaparte. 

Napoleone ascoltò il vecchio e religioso suo 
parente, e lo consolò di speranze circa le sue do- 
mande. Ma allora altre cure l'attendevano, ed altri 
tempi bisognavano per parlare di canonizzazioni e 



92 STORIA GENEALOGICA 

di Santi: ciò nondimeno il canonico Filippo non si 
scoraggiò né abbandonò il suo amato progetto ; e 
le date speranze, le promesse, nella sua corri- 
spondenza rammentavagli. 

Passato dipoi il generale Bonaparte a Firenze, 
ottenne dal granduca Ferdinando terzo al suo 
agnato una commenda dell'ordine di Santo Ste- 
fano, di cui poi vestì l'abito. 

Visse fino al 24 Decembre dell'anno 1799, 
quando Napoleone era stato già dichiarato primo 
console della repubblica Francese : del che gliene 
avea fatte sincere ed amorevoli congratulazioni, 
compiacendosi di chiamarlo suo caro ed illustre 
nipote (C). 

Mancato di vita, e pubblicatesi le sue ta- 
vole testamentarie , si conobbe, con meraviglia di 
tutta la città, com'egli avesse instituiti suoi eredi uni- 
versali i poveri e miserabili della parrocchia di 
Santo Stefano, ove avea avuta la sua abituale di- 
mora; e quelli ancora della parrocchia di Santa 
Lucia a Calenzano , di cui egli era il patrono, e 
dove erano per la maggior parte situati i beni 
aviti , e che formavano una porzione del suo stesso 
patrimonio; mentre conoscevasi aver egli dei parenti 
assai prossimi, pel lato di una sua zia paterna. Ma 
questi forse non seppero prestarsi alle filantropi- 



DELLA FAMIGLIA BON APARTE 95 

che intenzioni del loro saggio cognato, oppure, 
sospettando di quello che poi venne in chiaro 
nelle sue ultime disposizioni, intesero a de- 
viarlo dai suoi pensamenti , dalle sue previ- 
sioni, con intimorirlo e confonderlo per via di 
una lunga e dispendiosa questione , e mettendo 
a tal fine innanzi pretese e diritti che in effetto 
non esistevano. Male peraltro si apposero for- 
mando un tal concetto : poiché il canonico Filippo 
non era uomo da spaventarsi; ed era anzi capace 
di giudicar da sé stesso della mancanza di ogni di- 
ritto nelle pretese avanzate da' suoi parenti. Infatti, 
tanto la contessa Torelli di lui sorella, quanto i di- 
scendenti dalla Maddalena Bonaccorsi, già Bonapar- 
te , pretendevano che, essendo il canonico Filippo 
l'ultimo della linea di Guido chiamato al fedecom- 
messo della Famiglia , come l'unico maschio super- 
stite ; ad essi, come discendenti dall'ultima fem- 
mina , ed alla Torelli, fosse un tale fedecommesso 
devoluto. Fecero, dunque, vive le loro ragioni in- 
nanzi ai tribunali; ma le loro domande non furono 
favorevolmente accolte, poiché la rota Fiorentina, 
nell'anno 1 785 , pronunziò definitiva sentenza in 
favore del canonico Filippo. Appena la sentenza 
passò in cosa giudicata , egli fece le sue finali dis- 
posizioni : lo che avvenne nella città di Firenze 



94 STORIA GENEALOGICA 

nel dì 20 Giugno del 1 786, senza far menzione 
dei cognati, quasi in punizione degli ostacoli frap- 
posti alla sua libera volontà ; ed institui, come av- 
vertimmo, i poveri e miserabili delle parrocchie 
sopranotate, intendendo venire in soccorso di quei 
suoi simili cui benigna sorte non era stata pro- 
pizia. 

Colla morte del cavalier canonico Filippo si 
estinse in Samminiato la famiglia dei Bonaparte del 
ramo di Guido di Giovanni il Ghibellino ; essen- 
dosi antecedentemente estinto il ramo primogenito, 
discendente da Corrado, colla morte di Moccio di 
Giuseppe; che, come vedremo nel seguente Libro, 
institui suo erede universale Carlo Bonaparte di 
Ajaccio in Corsica, riconoscendolo qual discen- 
dente dalla sua agnazione. 




NOTE AL LIBRO SECONDO 



(A) 



Nel 1352, la fazione guelfa aveva trionfato in Sam- 
miniato, ed il popolo seguiva le parti della Fiorentina re- 
pubblica. Le famiglie potenti che avevano tenuto il go- 
verno, e la parte ghibellina favorito; non potevano as- 
soggettarsi a questo politico reggimento, che troppo con- 
trariava le loro ambiziose vedute. Congiurarono per abo- 
lirlo, e far risorgere nuovamente il ghibellino partito: e 
posto alla loro testa Filippo di Lazzero Borromei, uomo 
ricchissimo e potente , e che teneva segrete pratiche con 
i Visconti signori di Milano; intorno al 1360, impadroni- 
ronsi del governo , cacciandone i popolani , ed i fautori dei 
Gorentini. La perdita di un forte castello, e di uno stato, 
che aveano interesse di conservarsi ligio alla parte da loro 
seguita, molto gli accorò, attesa la guerra che aveano 
con i Visconti , e le soperchianti ricchezze dei Borromei ; 
poiché Filippo era stato posto alla testa del governo di 
quella piccola repubblica : lo che ha fatto credere a qual- 
che moderno scrittore, che in un certo tempo i Borromei 
sieno stali signori di Samminiato. 



06 NOTE 

Frattanto la repubblica Fiorentina temporeggiava, 
e spargeva discordie fra la Samminiatese popolazione ; le 
quali arti sul bel principio non fecero frutto, atteso il reggi- 
mento dittatoriale del Borromei. Ma appena si presentò fa- 
vorevole occasione di potersi impadronire di Samminiato , 
la cinsero di assedio, e dopo sei mesi se ne impossessa- 
rono, mercè le intelligenze che, per mezzo di Luparello 
da San Gemignano, dentro teneavi l'armata assediante: e 
Filippo Borromei, fatto prigioniero insieme con molte altre 
persone rispettabili che la parte di lui aveano tenuto , 
circa due mesi dopo la presa della città ( che avvenne 
nel 9 Gennajo del 1369, stile pisano), fu decapitato sulla 
piazza del palazzo della Signoria, altrimenti Palazzo vec- 
chio. (Cronache MS. nella libreria dei MM* Conventuali 
di Samminiato. Bonincontri. Annali d'Italia, lib. 7°. ) 



(b; 



Benedetto Mangìadori, nel 1396, fece ribellare Sammi- 
niato ai Fiorentini, unendosi all'Appiano, signore di Piom- 
bino e generale dei Pisani , che aveano sempre riguar- 
dato con occhio geloso Y ingrandimento della rivale Fi- 
renze. 

Benedetto, sotto la promessa di pronto ajuto delle mi- 
lizie Pisane, ordì la congiura, e trovò abbastanza fau- 
tori e partigiani nei grandi di Samminiato; cioè in tutti 
coloro che, per la loro potenza, erano esclusi dai pubblici 
uffizj, e perciò di malavoglia sottostavano al Fiorentino domi- 
nio. Insignoritosi del palazzo dei priori, ove risedeva il vicario 



AL L1IJJS0 SECONDO 97 

per la Fiorentina repubblica, che è l'attuale palazzo ve- 
scovile, ne gettò dalla finestra il Davanzali che in allora 
vi stava a rappresentare la Signoria di Firenze, e pro- 
clamò nuovamente la libertà. Non secondato però dal po- 
polo, né ricevuto in tempo debito il promesso soccorso 
per istabilire e consolidare il nuovo governo , ben presto 
i Fiorentini tornarono a rendersi padroni della piazza , 
perocché il castello era restato sempre nelle loro mani ; ed 
i Mangiadori esiliati , e confiscati i loro beni, ripararono a 
Ravenna sotto il nome e casato Pallavicini. (Bonincontri, 
Annal. d'Italia. Politi, Orazione panegir. di Samminiato.) 



(C) 



Le carte e memorie dell'Archivio comunale di Sam- 
miniato portano la morte del canonico Filippo al 10 Di- 
cembre 1799, e non al 21 del mese ed anno citato: ma 
la verità si è, che la data del 2i Dicembre resulta dagli 
alti di transito delle parrocchie di Sanlo Stefano di Sani- 
miniato in cui abitava , e da quelli di Santa Lucia a (Va- 
lenzano ove fu sepolto. 



c^j\f\Wtr^f\f\fjr.0&iWj\ff\4^WfWJ\friW ^■tTtf<r\t\iM\r\jT\T\fiM 



WLIJ.% DISCKHDENZ.1 l»l CORRADO 
K «CB IHKiM*/Uni 



N, 



on la celebrità dei natali né le ricchezze 
sono mezzi capaci , per se soli , ad acquistarci 
onoranza nella umana famiglia , e fama conde- 
gna della condizione da noi sortita da natura ; 
ma bensì le virtù che accompagnano tali estrin- 
seche prerogative , sono quelle che rendono 
T uomo famigerato ed immortale nella istoria 
dei popoli e delle famiglie. 

I discendenti di Giovanni il Ghibellino , che 
sortito avevano e nome illustre e celebrità, non 
tanto per la nascita quanto ancora per le ricchez- 
ze , non ismentirono, pel corso di otto secoli, nò 
deturparono tanta rinomanza ; ma furono ad essi 
special retaggio quelle sociali virtù che la no- 
stra specie innalzano verso l'Autore di ogni 



100 STORIA GENEALOGICA 

bene: talché le pubbliche e private memorie 
hanno tramandato e tramanderanno ai nascituri 
quei fatti e quelle innumerevoli azioni che mag- 
giormente la loro casata illustrarono. 
. Infatti , nel precedente Libro , nel quale nar- 
rammo quanto apparteneva alla biografia dei 
discendenti di Guido secondogenito di Giovanni 
il Ghibellino , non abbiamo incontrato se non 
se uomini degni di ricordanza pel loro sapere , 
per la loro generosità , per le onoranze raccolte 
e per V esercitata munificenza. 

Scendendo adesso a discorrere di Corrado 
e de' suoi discendenti, non ravviseremo fuorché 
azioni eguali a quelle dei loro progenitori e 
congiunti : del quale ramo altresì , la pietà , la 
saviezza , la costanza furono i più peculiari at- 
tributi. 

Verso V anno 1252, in mezzo agli agj di una 
famiglia in cui la grandezza, moderata da re- 
pubblicana frugalità , primeggiava , e de' primi 
onori la facea meritevole, nasceva Corrado nella 
città di Firenze. 

Sedeva , in questo tempo , sul trono di Oc- 
cidente, Corrado figlio del secondo Federigo. 
Benché questo principe . non avesse , insieme 
cogli stati di suo padre , ereditato lo stesso gè- 



DELLA FAMIGLIA IÌ0NAPA11TE 101 

nio e la stessa forza d'intelletto; teneva tuttavia 
fermi con larghe promesse coloro che per l'im- 
perio parteggiavano e per la Sveva famiglia; non 
che la ghibellina fazione , che pure aspirava a 
padroneggiare sull' Italia. 

Ma tali divisamene vennero attraversati dalla 
potenza popolare, che, sotto il nome di Parte 
Guelfa , sforzavasi di menomare le ragioni del- 
l' impero cogl' intrighi , e col credito , assai in 
que' tempi preponderante , dell' autorità pontifi- 
cia ; cosicché mandavano in sinistro tutte le 
più accorte previsioni della sempre potente con- 
traria fazione. 

Pur non ostante , non si venne a porre « al 
cimento de' ferri i diritti e le pretese di quelle 
accanite fazioni se non nel 1260, in cui le 
pianure dell' Arbia rosseggiarono di umano san- 
gue ; ed ove, il 4 Settembre , la guelfa parte fu 
terribilmente battuta dalla sua altrettanto fiera 
rivale. 

I Ghibellini , infatti , niuna generosità usa- 
rono verso i vinti; ma, anzi, troppo barbara- 
mente profittarono della vittoria , facendosi lecita 
ogni atrocità contro la guelfa moltitudine. Ecci- 
dio alle sostanze , esilio o morte agli infelici si 
prodigarono ; e per ogni dove si videro le tracce 



102 STORIA GENEALOGICA 

delle private vendette in che la parte domina- 
trice era trascorsa. 

In mezzo agli infortunj della depressa fazione 
cresceva il nostro Corrado , ignaro che questi 
prestamente ricader doveano sopra i suoi stessi 
genitori, e a danno dei Ghibellini, che abusato 
avevano della incostante fortuna. 

Distrutte o disperse le armate di Manfredi 
e di Corradino , i Ghibellini declinarono dalla 
loro potenza , e soffrir dovettero il contraccam- 
bio di quei mali a cui soggiaciuti erano i loro 
nemici. 

L' esilio dalla patria e la confisca dei beni 
che decretato avevano , nel 1260, a danno dei 
Guelfi , fu contro di essi rivolto ; né in Italia 
dipoi potè più risorgere cosi potente come in 
passato la parte imperiale. 

Fu allora che Corrado si trovò involto nella 
disgrazia del padre; ed abbandonata, insieme 
colla famiglia , Firenze , riparò nei possessi che 
la sua casa teneva in sui colli e nelle pianure 
adiacenti a Samminiato : luogo pei Bonapartc 
opportunissimo , e perchè dedito allìi ghibellina 
fazione , e perchè , sotto la protezione dell' Im- 
peratore , conservava le sue immunità : laonde 
al Tedesco era chiamato. 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 105 

Se V Imperatore , in così disgraziati fran- 
genti, non potè valevolmente soccorrere i suoi 
amici d'Italia, e specialmente le repubbliche 
toscane che le sue parti favorivano , dimostrò 
per altro ai più distinti Ghibellini la sua rico- 
noscenza e il suo buon volere , col decorarli 
della croce detta dello Sprone d' Oro. 

Quest' ordine cavalleresco vuoisi farlo risalire 
sino alla dominazione di Costantino Magno. Esso , 
in sostanza , non era fuorché un segno di predi- 
lezione e di confidenza verso quegli uffiziali a cui 
fidavasi la custodia della persona dell' Impera- 
tore; che, per lo più, sceglievali tra gli uomini 
più distinti della corte o dell' esercito , e il cui 
speciale incarico si era di affibbiargli gli sproni; 
d' onde venne la denominazione di Cavalieri 
dello sprone d'oro '. 

Di questa nuova milizia, che oggi chiame-' 
rebbesi guardia del corpo , l' Imperatore riserbava 
a sé stesso il comando; e gl'Imperatori di Oc- 
cidente dipoi, ma più specialmente i successori 
di Carlo Magno , se ne dichiararono Gran- 
Maestri. 

La decorazione consisteva in una croce ollan- 

1 Giustiniani, degli Ordini cavallercsclii. 



104 STORIA GENEALOGICA 

golare , a pie della quale pendeva uno sprone 
d' oro. 

Corrado , e Guido di Giovanni il Ghibel- 
lino , furono tra gì' insigniti di tal croce dal- 
l' Imperatore , in ricompensa non tanto della 
loro fedeltà e dei loro servigj , ma eziandio per- 
chè l'abbattuta loro fazione rinfrancassero colla 
fermezza, colle parole e coi mezzi tutti che 
erano in loro potere : ma ogni speranza di 
rialzamento , dopo la battaglia di Campaldino , 
era veramente perduta '. 

1 Corrado giunse al termine de' suoi giorni 
infelici nell' esilio , senza speranza di miglior 
sorte per la parte per cui tanta disavventura 
avea dovuto soffrire. Da esso videro la luce 

2 Arrigo , * 

3 Jacopo e 

4 Niccolò. La loro biografia non ci fu dato 
rintracciarla , poiché era troppo difficile che in 
tempi sì calamitosi potessero essere osservate 
le private virtù di una famiglia che i suoi 
giorni conduceva nell' esilio. Non ostante , sap- 



1 Annotazioni all'Albero genealogico già esistente nella Li- 
breria dei MM. Conventuali di Samminiato, ed a quello del cancel- 
liere Segaloni. — Histoire popnlairc de la Fomille Bonaparte : 
Paris, isso. 



DELLA FAMIGLIA BONAPÀRTE 405 

piamo che anche Jacopo fu insignito della croce 
dello sprone d' oro l : argomento non dubbio 
della sua deferenza pel partito che aveva per 
sostenitore il capo stesso dell'impero germanico. 
Se , in quanto ai nomi degli altri figli di 
t Corrado , possiamo trarre ulteriori induzioni che 
stieno a rendere probabili i nostri pensamenti , 
sembrerebbe che il primogenito fosse chiamato 
Arrigo in riguardo dell'imperatore Arrigo set- 
timo , che al nascimento di lui sedeva sul trono 
di Occidente; e per mostrare alla ghibellina 
fazione , che 1' esilio e la perdita dei beni non 
aveano fatto cangiare opinione al suo padre 
Corrado ; e accreditando così presso coloro che 
Ghibellini chiamavansi, la sua potenza e il suo 
nome , e quelle ricchezze conservando che dalla 
guelfa parte non avean potuto essere depredate. 
Il nome , poi , del terzogenito ci persuade , 
essergli stato imposto per rammentare il nome 
dell'avo di esso Corrado, che nelle antiche 
cronache della città di Firenze trovasi registrato 
sotto l'appellazione di Bonaparte Niccolò \ 



1 Citate Annot. all'Albero dei Bonaparte. 

2 Stor. Fior, di Marchionne di Coppo Stefani. ( Drlic.iac erudi- 
tor. del P. Itoìef; di S. Luigi.) 



100 STORIA GENEALOGICA 

Tanto Arrigo , quanto Niccolò , non pare 
lasciassero successione; ma che solo Jacopo 
avesse un figlio , per nome 

5 Oddo, o Doddo; dal quale discesero 

6 Moccio e 

7 Giovanni. Questi ebbe un figlio che fu 
domandato 

8 Biagio, nel quale restò estinta la di- 
scendenza di Giovanni. 

Moccio , poi , che si uni in matrimonio , 
nell'anno 1350, con Elisa Scornigiani di Sam- 
miniato, fu da questa donato di prole; per il 
che la discendenza di Corrado ebbe vita fino 
ai nostri giorni. 

Il parentado , però , contratto colla Scor- 
nigiani, incominciò a rendere di qualche im- 
portanza i Bona parte nella loro patria adottiva: 
poiché , essendo gli Scornigiani una delle dodici 
famiglie patrizie che il diritto eransi usurpato 
di esercitare l'uffìzio di Gonfaloniere di Giusti- 
zia e di Conservatori della Samminiatese repub- 
blica , fecero sì che i lor nuovi affini stabilissero 
la loro dimora in Samminiato , nella contrada di 
Santo Stefano, terziere di Poggighisi, e venissero 
altresì ascritti alla Samminiatese aristocrazia per 
goderne gli onori ed i privilegj : laonde Moccio fu 



DELLA FAMIGLIA BON APARTE - 107 

il primo fra i Bonaparte che facesse parte del 
piccolo Consiglio della repubblica ' (A). 
Da Moccio discesero 

9 Jacopo secondo ed 

10 Antonio. 

E questi quel Leonardo Antonio, che si 
vuol far credere essere stato decapitato sulla 
piazza della Signoria di Firenze, perchè ac- 
cusato e convinto di aver voluto far risorgere 
nella sua patria la ghibellina fazione; appog- 
giando questo disgraziato avvenimento al Regi- 
stro dei Ribelli esistente neh' Archivio comu- 
nale di Samminiato , ove figura un Leonardo 
Antonio di Moccio di Jacopo. Ma di tal fatto 
avendo noi dimostrata , nel Libro primo di que- 
sta Storia , rinverisimiglianza e la falsità, nul- 
l' altro ci resta a far noto, se non ch'egli ebbe 
un figlio chiamato 

11 Onofrio , o Noferi, partoritogli da Bar- 
tolommea Portigiani da Samminiato. 

Onofrio ebbe in moglie Elena di Neri Pitti 
di Firenze; che essendo restata vedova e senza 
figli, e quindi mancata ai viventi nel 51 Olto- 



1 Mss. già esistenti nella Libreria dei MM. Conventuali di 
Samminiato. Statuti del Comune del 1337 , libro quarto. 



108 STORIA GENEALOGICA 

bre del 1337, institui sua erede madonna Bar- 
tolommea sua suocera; lasciando al convento 
dei Minori Conventuali cinquanta fiorini d'oro, 
acciò edificassero la sagrestia di cui era man- 
cante la loro chiesa , e che ogni anno , nel 
mese di Maggio , celebrassero un uffizio in suf- 
fragio dell'anima sua \ 

Jacopo, primogenito di Moccio, ebbe in 
moglie Maddalena Ciccioni , altra delle dodici 
famiglie patrizie che godevano i primi onori 
della repubblica , del pari appartenente alla ghi- 
bellina fazione. Egli morì nell'anno 1381, 
dopo aver veduto cadere sotto la signoria Fio- 
rentina la sua patria , vittima delle intestine 
discordie , e dell'ambizione di quelle stesse fa- 
miglie potenti che soprattutto la dominavano. 
Il 9 Gennajo del 1369, stile Pisano, furono 
atterrate le ghibelline insegne, ed il giglio di 
Firenze campeggiava sulle sue torri. 

I figli di Jacopo furono 

\1 Giovanni, 

13 Piero e 

14 Niccolò. 



1 Memorie mss. nella Libreria dei MM. Conventuali di Sam- 
miniato. 



DELLA FAMIGLIA liONAI'ARTE 109 

Niun fatto particolare abbiamo da narrare 
relativamente ai figli del secondo Jacopo , che 
sia di qualche celebrità per la loro biografia. 
Sappiamo soltanto , che Giovanni sposò Maria 
Grandoni, figlia del primo vicario per la repub- 
blica Fiorentina in Samminiato; e che interpose 
la sua mediazione nella divisione dell' avito 
patrimonio , la quale avvenne tra Giovanni di 
Oddo ed Antonio di Moccio , dopo la morte del 
secondo Jacopo. 

Nel 1435, Giovanni cessò di vivere, la- 
sciando superstiti sei figli; cioè 

1 5 Piero , 

16 Niccolò , 

1 7 Antonio , 

1 8 Jacopo , 

19 Francesco ed Elisabetta. 

Piero da tre mogli fu reso padre di nu- 
merosa figliuolanza : ma di questa terremo dis- 
corso dopo esserci alquanto trattenuti sopra gli 
altri figli di Giovanni, e più specialmente so- 
pra Niccolò e Jacopo; tralasciando di parlare a 
lungo degli altri, perchè di non molta impor- 
tanza per la nostra narrazione. 

Antonio sposò Maddalena Rimbotti, dalla 
quale non ebbe figli; e Francesco, abbando- 



110 STORIA GENEALOGICA 

nata in giovine età la casa paterna , si portò in 
lontane regioni , né mai più ebbesi notizia di 
lui K 

Niccolò , poi, che sortito aveva dalla natura 
spirito elevato , e che i suoi genitori fin dalla 
sua giovinezza ebbero cura di coltivare, passò 
a Roma; ove, dalla perspicacia e saviezza di 
papa Niccolò quinto fu innalzato alla carica di 
Chierico di Camera : dignità ch'egli conservò sotto 
i suoi successori Callisto terzo, Pio secondo e 
Paolo secondo. 

Per altro , il pontefice Niccolò quinto , rispet- 
tabile per la sua dottrina e somma integrità , 
e insieme protettore degli uomini di lettere , 
apprezzando le doti non ordinarie del suo Chie- 
rico Niccolò , ed il suo accorgimento negli af- 
fari che venivangli affidati, aveva determinato 
mandarlo al governo delle provincie dello stato: 
determinazione portata ad effetto, nel 1456, 
dal di lui successore Callisto terzo , inviandolo 
al reggimento della città di Ascoli. In tale uf- 
fizio si condusse il Bonaparte con quella pru- 
denza che i suoi sovrani avevano in esso ravvi- 



1 Memorie della Famiglia , nella Filza di Testamenti della 
Libreria dei MM. Conventuali di Samminiato. 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE HI 

sata, e con quella giustizia a che la sua stessa 
probità e saviezza gli erano di scorta. 

In premio delle sue onorate fatiche e dei 
suoi meriti , fu eletto air arcipretura della chiesa 
di Colle; dignità prelatizia e semi-episcopale, 
poiché teneva curia e vicario; come ne fanno 
fede tanto gli atti di quei tempi , quanto un 
sigillo in bronzo che porta l'immagine di San- 
t' Alberto, coli' epigrafe : Sigillum Vicarii Archi- 
presbiteri de Colle (B). 

La di lui elezione alla arcipretura sembra 
potersi riportare circa l'anno 1467; poiché ab- 
biamo che, nel 28 Ottobre di quell'anno, dal 
comune di Colle fu rilasciata la gabella del 
macinato a Niccolò Bonaparte , Chierico della 
sacra Camera apostolica e degnissimo Arciprete 
di Colle , per fargli cosa grata : la qual cosa 
dimostra che , oltre al volersi conciliare l'affetto 
e la stima del nuovo dignitario , la sua elevazione 
era considerata come un favore che alla chiesa 
di Colle veniva conferito \ 

Per quanto ricco di benefizj e di onori egli 
fosse , pure stimò ventura il rimpatriare , e finì 



1 Provvisioni e stanziamenti del Comune di Colle. Areh. co- 
munale. 



412 ' STORIA GENEALOGICA 

la sua vita dove primieramente veduto aveva 
la luce; volendo che le sue ceneri riposassero, 
insieme con quelle de' suoi maggiori , nel se- 
polcro gentilizio ch'egli avea fatto restaurare 
nella chiesa dei Minori Conventuali , innanzi al- 
l' altare dedicato al Martire San Miniato , ed 
eretto dai Bonaparte nel 1582 ; facendovi scol- 
pire l' immagine di Giovanni suo padre , ed 
apponendovi l'iscrizione che or più non esiste , 
ma che trovasi nel Sepultuario manoscritto del 
convento dei Minori Conventuali '. 

Tuttoché le qualità ed i meriti di Niccolò 
fossero veramente grandi, e tali da richiamar 
T attenzione ed i riguardi dei supremi pastori 
della Chiesa; ed in special modo, dei pontefici 
Niccolò quinto e Paolo secondo , che hanno ben 
meritato dell'umanità pel loro governo morale e 
politico ; ciò nondimeno , non fu egli scevro da 
taluno dei più ordinarj difetti procedenti dall'u- 
mana debolezza. 

La natura avevalo dotato di anima gentile e 
sensibile ; per il che i palpiti di amore lo tras- 
portarono verso una sua amabile concittadina, 



1 Memorie mss. nella Libreria dei MM. Conventuali di Sain~ 
miniato. 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTK 113 

die forse innanzi ch'egli si consacrasse agli ai- 
lari, lo fece padre di un figlio, a cui die il 
nome di Fulgenzio ( C ). 

Egli lo tenne presso di sé , e lo educò con- 
forme ai suoi desiderj ed affetti. Né tal suo pro- 
cedimento apportògli disdoro né dispiaceri: pe- 
rocché, innanzi al Concilio di Trento, la disci- 
plina di coloro che dedicavansi allo stato eccle- 
siastico, era più mite, o almen tale da non im- 
pedire di soddisfare , senza umani riguardi , ai 
doveri della paternità; ovvero la società era in 
que' giorni più tollerante, poiché nuovi né straor- 
dinarj non furon mai siffatti aberramenti della 
umana fralezza , né troppo severamente si acca- 
gionavano quelli che figli ottenevano da non le- 
gittimo legame. 

Il figlio di Niccolò restrinse i vincoli del 
sangue delle due principali diramazioni dei Bo- 
naparte, sposando, nel 1470, Antonia di Gio. 
Batista di Vittorio, discendente da Guido: il qual 
matrimonio essendo restato senza prole, egli dis- 
pose de' suoi beni a favore dei Minori Conven- 
tuali, ordinando che nei sotterranei del convento 
eretta fosse una cappella in onore di Santa Maria 
Assunta; cappella che fu decorata con un quadro 
a olio, opera del GhirlanaVjo : il qual quadro, 



114 STORIA GENEALOGICA 

essendo negli andati tempi rimasta soppressa la 
Compagnia laica che uffiziava la detta cappella, fu 
posto in una delle corsie del convento , cui era di 
grande ornamento ; e , nella soppressione di esso , 
venne salvato dalla rapacità del conquistatore, 
benché in seguito i bisogni del ripristinato con- 
vento rendessero inutile lo zelo di che erasi fatto 
uso in detta occasione: talché Samminiato, che 
molto non abbonda di monumenti e di oggetti di 
belle arti, ha questo ancora recentemente perduto '. 

Jacopo, fratello di Niccolò , seguitando le orme 
di lui, abbracciò pure lo stato ecclesiastico, e 
dalla Romana corte fu eletto Arciprete della 
chiesa di Colle , che già prima era stata gover- 
nata da Niccolò. 

L' elezione di lui può credersi avvenuta circa 
l'anno 1479; ma non sembra che si portasse a 
risiedervi, se non se nel 1495 \ 

Nel 1494 vi risedeva per vicario messer Ja- 
copo da Cortona ; e neir anno 1 495 , trovasi di- 
retto al nostro Jacopo , come Arciprete , dal 
pontefice Alessandro sesto un breve , col quale 
concedevasi indulgenza all' altare dedicato a San 
Rocco. 

1 Memorie e Libri di contratti e testamenti nella Libreria dei 
MM. Conventuali , cit. 

1 Provvisioni e Stanziamenti del Comune di Colle. Arch, Com. 



DELLA FAMIGLIA 1Ì0NAPARTE 115 

Morì Jacopo circa Tanno 1500, e fu se- 
polto (per quanto è tradizione) nelle sepolture 
della chiesa che lungamente aveva governata •. 

Piero , il maggiornato dei discendenti di 
Giovanni , oltre all' aver conservato i beni aviti , 
vide aumentare il patrimonio di sua famiglia; pe- 
rocché gli onorevoli e lucrosi impieghi dei fratelli 
Niccolò e Jacopo gliene avevano somministrati i 
mezzi : mentre, d' altra parte , avendo egli avuta 
numerosa prole dalle sue tre donne , non avrebbe 
agevolmente potuto ciò fare mediante que' soli 
che da lui stesso erano posseduti. 

Egli aveva in prime nozze sposata Costanza 
Degli Albizzi, che lo fece padre di tre figli; 
cioè : 

21 Benedetto, 

22 Giovanni e 

23 Jacopo. 

La sua seconda moglie , che tolse dalla fa- 
miglia Visdomini , pure di Firenze , gli partorì 
due altri maschi , i quali chiamaronsi 

24 Antonio ed 

25 Alamanno-Natale. 

Finalmente, un sol figlio ebbe dalla sua terza 

1 Documenti e Memorie dell 1 Archivio Capitolare di Colle. 



116 STORIA GENEALOGICA 

donna, Caterina Fatinelli da Lucca, denominalo 

26 Francesco \ 

Piero, peraltro, accasandosi colla Costanza 
Degli Albizzi, venne a stabilire la sua dimora in 
Firenze ; ove lo, richiamavano e la fama e le rela- 
zioni importanti che il fratello Niccolò vi aveva 
acquistate quando era Chierico della Camera apo- 
stolica, e perciò incaricato del disimpegno di 
varie importanti commissioni; non che la rino- 
manza dell'altro fratello Jacopo, la cui conosciuta 
pietà e prudenza meritarongli di succedere al 
già Arciprete Niccolò nel governo della chiesa 
di Colle. 

In questo tempo i Bonaparle erano benaffetti 
alla casa Medicea , che la Toscana già dominava ; 
essendo nelle massime di quella famiglia il te- 
nersi a lato gli uomini di lettere , e di una bene 
assicurata riputazione. Ed in vero, i Medici 
erano giunti al sommo di loro grandezza mercè la 
prudenza, l'accorgimento e le ricchezze che colla 
mercatura aveva ammassate Cosimo il vecchio , 
denominato, per le sue lodevoli qualità, il Padre 
della patria. 

La morte, però, di questo grand' uomo ca- 

1 Alb. generi, del Segaloni ; e Memorie mss. nella Libreria 
dei MM. Conventuali di Samminiato. 



DELLA FAMIGLIA BONAPAHTt: 117 

gionò non lievi disastri alla sua discendenza, e no- 
tabili rivoluzioni nel governo di Firenze , non che 
in varie parti del Fiorentino dominio ; stantechè 
molti comuni e città si dichiararono contro i Me- 
dici , volendoli esclusi dal governo della repub- 
blica : laonde fu ordita la troppo celebre congiura 
dei Pazzi , la quale non ebbe «quel resultamento 
che i cospiratori si erano immaginato. 

In seguito di questa congiura, nacquero divi- 
sioni e guerre tra le città e terre Toscane che 
a Firenze erano soggette. Tra queste , la città di 
Colle dovè soffrire le conseguenze di un assedio 
ben lungo e funesto; perocché, caduta in mano 
del contrario partito, fu devastata da orribile sac- 
cheggio. In forza di questo disastro, le finanze 
del municipio essendosi depauperate, ebbesi ri- 
corso ad un imprestito , che ad esso fece l' Ar- 
ciprete Jacopo Bonaparte nell'anno 1479. Il cre- 
dito risultante da tale imprestito non fu però li- 
quidato se non se con Benedetto, nipote del- 
l'Arciprete Jacopo: la quale liquidazione venne 
fatta nel 1 482 , figurando eh' egli stesso fosse 
stato l'autore di quel prestito \ 

Né recherà meraviglia Y osservare che in que- 

1 Stanziamenti e Provvisioni del Comune di Colle. 



118 STORIA GENEALOGICA 

sto tempo i Bonaparte fossero talmente facoltosi 
da iare un ragguardevole imprestito ad un mu- 
nicipio di qualche importanza , a ciò costretto 
dalle calamità dell' ultima guerra , a fine di ripa- 
rarne le triste conseguenze : imperocché vantag- 
giose d'assai erano state le condizioni degli zii 
di Benedetto; e Niccolò specialmente era stato 
alla corte di due Pontefici , che onorato l' aveano 
di cariche e del governo di varie provincie del 
loro stato; il che avevagli somministrato mezzi 
bastevoli di accumulare ricchezze: le quali egli 
lasciò a' suoi nipoti , dopo averne erogate gran 
parte in patria nella cappella gentilizia della chiesa 
dei PP. MM. Conventuali, nell'acquisto di varj 
beni e nell' abbellimento del suo istesso palazzo, 
che tuttora conservasi, rappresentando a noi la 
grandezza di una famiglia patrizia e potente ( D ). 

Benedetto si uni in matrimonio con Tommaso 
Degli Alberti di Firenze: nella qual metropoli 
egli continuò colla sua famiglia ad abitare. 

La memoria di lui è resa celebre per aver 
concorso, colle ereditate ricchezze, al compi- 
mento dell' insigne tempio di Santo Spirito , uni- 
tamente ai Ridolfo, Corbinelli, Capponi e Dati. 
Egli però vi eresse ancora una cappella , sopra 
la quale vedeansi scolpiti gli stemmi gentilizj 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 119 

dei Bonaparte con sua epigrafe: stemmi che, 
negli ultimi tempi, furono trasportati nel chio- 
stro del convento annesso al detto tempio di 
Santo Spirito. 

L'epigrafe è quella che ci fa conoscere, 
come , a pie della stessa cappella , facesse il 
fondatore di essa costruire un sepolcro ove riposar 
dovevano le sue ceneri , del pari che quelle dei 
suoi discendenti. Ma gli umani concetti il più 
delle volte si risolvono come i sogni: perocché 
i figli di lui furono nuovamente esiliati da quella 
patria che tre secoli innanzi gli aveva ripudiati 
per cittadini; né i loro posteri vi ritornarono 
prima del secolo decimonono r . 

I figli di Benedetto , che furono 

27 Giovanni e 

28 Pier-Antonio, diedero origine a due al- 
tre diramazioni della illustre Famiglia di cui scri- 
viamo la storia. 

Ma siccome i figli di Piero , come già ve- 
demmo , furono varj , ed alcuni di peculiare ce- 
lebrità , di essi primieramente terremo discorso ; 
e quindi passeremo a parlare dei figli di Bene- 
detto sopranotati, e delle loro respettive discen- 

1 No tizie storielle aggiunte alla Marietta de 1 Ricci. — Rossel- 
li , Sepultuario di Firenze. 



420 STORIA GENEALOGICA 

denze, incominciando da quella di Giovanni, come 
la primogenita; e quindi narreremo i fatti relativi 
all' altra derivante dal secondogenito Pier-Antonio. 

Giovanni, adunque, altro figlio di Piero il 
seniore, profittando della rinomanza che i suoi 
antenati aveano lasciata in Roma , vi si recò a 
militare sotlo le insegne di Valerio Orsini. Al- 
lora gli Orsini sostenevano colle loro schiere le 
pretese dei Medici, loro stretti congiunti, per 
rimetterli in patria; tanto più che in breve periodo 
di tempo n' erano due volte stati espulsi f . 

L'autore, però, della Storia popolare dei 
Bonaparte, che abbiamo dovuto in più luoghi 
emendare, confondendo anche questa voltai nomi 
e le epoche , pone questo Giovanni come figlio di 
Benedetto: il qual Giovanni, invece di favorire le 
parti de'Medici, pugnò (come vedremo) per Top- 
posta causa , e sostenne, insieme col fratello Pier- 
Antonio , le parti della repubblica contro la loro 
ingiusta dominazione. 

Jacopo, poi, altro fratello di Benedetto e di 
Giovanni , tutti figli del vecchio Piero , indossò 
le sacre insegne del sacerdozio , ed ebbe a 
cuore gì' interessi del Cardinale Giulio dei 

1 Notizie mss. della Libreria dei MM. Conventuali,, ert. 



DELLA FAMIGLIA DON APARTE 1*21 

Medici , di cui era confidente ; e che dipoi inal- 
zalo alla suprema cattedra Romana , assunse il 
nome di Clemente settimo. Dal mentovato Pon- 
tefice fu ricolmato di onori e di benefizj eccle- 
siastici: venendo dapprima insignito dell' arcipre- 
tura di Colle, dove la memoria dei Bonaparte 
era in venerazione , poiché due zìi di esso Jacopo 
f avevano nel precedente secolo con lode gover- 
nata; nominato di poi Decano della metropolitana 
Fiorentina; e finalmente chiamato a Roma a'ser- 
vigj di quella corte, dalla quale fu onorato di 
un canonicato del più insigne capitolo della cri- 
stianità , cioè della basilica Vaticana , e dichiarato 
Protonotario e Scrittore apostolico f . 

Infatti , vacato per rinunzia del Cardinale 
Soderini , fratello del celebre Gonfaloniere perpe- 
tuo Pietro Soderini, l'arcipretato di Colle; sotto 
il pontificato di Giulio secondo , e neh" anno 1507, 
fu conferito al nostro Jacopo. 

Nella sua nuova dignità non solo ebbe a,cuore 
la salute spirituale dei popoli alle sue cure affi- 
dati; ma profittando ancora di quella influenza 
che in questi tempi aveva il clero nell' ammini- 
strazione dei pubblici interessi, volle anche oo 

1 Memorie mss. della Libreria dei MM. Conventuali, eli. 



122 STORIA GENEALOGICA 

cuparsi della salute corporale dei medesimi , do- 
mandando al comune di Colle che fossero prese 
le opportune deliberazioni e fatti i necessarj 
stanziamenti per riattare e pulire il Bagno di San 
Marziale, separando le acque fredde dalle calde , 
acciò potessero servire alla pubblica utilità: il 
che avvenne nel 9 Giugno del 1508; avendo a 
quelle richieste aderito i rappresentanti del co- 
mune , col nominare a tal uopo tre priori, perchè 
specialmente si occupassero del domandato riat- 
tamento di que' bagni x (E). 

Correva l'anno 1509, quando si presentò 
favorevole combinazione da rendere maggior lu- 
stro alla sua casata, facendola congiunta colla 
famiglia Da Picchetta, assai rispettabile per le 
sue ricchezze e per la sua moralità, non tanto 
nella terra di San G eminiano, ma benanche 
reputatissima nella città di Colle; e resa quindi 
maggiormente celebre dal ministro del granduca 
Cosimo secondo , Curzio Da Picchena. 

Con questo intento assai cooperò e favorì 
l'accasamento della nipote Dianora, figlia di Be- 
nedetto , con Lamberto Da Picchena ; e ne firmò 



Provvisioni e Deliberazioni del Consiglio Generale di Colle, 
Arch. delia Curia vescovile , filza l a - 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 125 

insieme col di lei padre il contratto di spon- 
sali. 

In tempi posteriori , e sempre coli' intenzione 
di favorire l'incremento della Famiglia, provocò 
il matrimonio di donna Piera , sorella del nipote 
Giovanni, con Giovanni Beltr amini, famiglia rag- 
guardevole di Colle : il quale dipoi volle dare al 
celebre giureconsulto Niccolò suo fratello, Ca- 
terina figlia del rammentato Giovanni Bonaparte 
suo cognato, in seconde nozze, qual contrasse- 
gno di buona amistà tra di loro, e perchè lu- 
singavasi di trovare nella Bonaparte tali virtù do- 
mestiche da conservar la pace e F unione nella 
famiglia; come di fatti avvenne l (F). 

Volendo, dipoi, l'Arciprete Jacopo lasciar 
memoria duratura delle sue non ordinarie cure 
per F incremento ancora dei beni temporali della 
chiesa ond'eragli stato affidato il governo , innalzò 
dai fondamenti la casa presbiterale, che ora serve 
di palazzo al Vescovo di quella città , ed ove pure 
sino al presente si osservano gli stemmi dei 
Bonaparte; e finalmente, regalò la chiesa stessa 
di varj sacri paramenti. 



1 Memorie mss. di Niccolò Belframini , presso il rev. canonico 
Pier-Francesco Cateni di Colle. 



124 STORIA GENEALOGICA 

Chiamato, quindi, a coprire altre cariche 
ragguardevoli, lasciò l' arcipr etura a Piero suo 
nipote , e figlio di altro suo fratello chiamato 
Antonio , che a questo era nato dalla sua donna 
Elisabetta Gaetani , e nel quale venne a mancar 
la linea di esso Antonio. 

29 Sembra che Piero di Antonio restasse 
investito di tali dignità sul principio dell' anno 
1517, e seguitasse a reggere la chiesa conferi- 
tagli fino al 16 Agosto del 1519, nel quale 
cessò di vivere. 

La perdita di un tal uomo fu di qualche im- 
portanza perla chiesa di Colle, inquanto che, 
fino dal 9 Giugno dello stesso anno 1519, a- 
veva proposto al magistrato comunale di formare 
il capitolo dei canonici ed erigerlo in collegiata; 
offerendo di rinunziare a favore di esso le decime, 
ed il podere dell' arcipretura denominato Panzano, 
a fine di dotarlo. 

Neil' adottare che la magistratura fece le pos- 
posizioni dell'Arciprete, avealo creato capo della 
deputazione che scelta aveva di sei rispettabili 
persone, perchè ordinassero e disponessero le 
cose in modo da raggiunger 1' effetto di quanto 
da lui stesso erasi progettato \ 

1 Libri delle Jtfformagioni del Comune di Colle. 



DELLA FAMIGLIA BONAPAUTE 125 

Ma tornando a Jacopo, che vedemmo rinunziare 
all' arcipretura e a cui successe il nipote Piero , 
essendo egli venuto a Firenze, fu dichiarato ed 
investito della dignità di Decano della Fiorentina 
metropolitana : e nella sua dimora nella città sud- 
detta , ove erasi riunito alla famiglia , fabbricò , 
sull'esempio di suo fratello Benedetto, altro se- 
polcro gentilizio nella basilica della Santissima 
Annunziata '. 

Salito dipoi alla cattedra di San Pietro il 
cardinale Giulio dei Medici , che assunse il nome 
di Clemente settimo , si portò a Roma alla corte 
di quel Pontefice. Là ritrovavasi ancora il di lui 
fratello Giovanni, che stava agli stipendj degli 
Orsini; i quali apprezzavano assaissimo i Bona- 
parte , perchè molto parziali di quella principesca 
famiglia. 

S,an Celso , prima chiesa dei Fiorentini nella 
metropoli della Cristianità, gli appartenne in be- 
nefizio; e come sommamente gradito al Pontefice, 
venne onorato di uno stallo canonicale nella ba- 
silica Vaticana a . 

In quei giorni, due poderosi regnanti contende- 

1 Rosselli, Sepultuario di Firenze. Salvini, Uomini celebri della 
chiesa fìorent. 

8 Memorie mss. della Libreria dei MM. Conventuali; Albero 
del Segaloni. 



126 STORIA GENEALOGICA 

vansi la dominazione dell'Italia; cioè Francesco pri- 
mo, re di Francia; e Carlo quinto, imperatore : onde 
aspramente le popolazioni ne tribolavano. Ambe- 
due que' principi sollecitavano l'alleanza di Cle- 
mente; la cui dubbiosa ed oscitante politica teneva 
per lo più dietro al vincitore , o inclinava a 
quello che stimava più idoneo a render potente 
la sua famiglia, e a ridonare il principato a'suoi 
nipoti, ch'egli volea stabilire nel dominio di 
Firenze e del suo stato: stantechè, dopo una 
lunga abitudine di supremazia nel governo di 
quella città, non voleva che più andassero sog- 
getti al capriccio e alle deliberazioni di un tur- 
bolento e mal ordinato governo popolare, onde 
i loro maggiori erano stati più volte cacciati in 
bando , e per cui essi stessi erano tuttavia tenuti 
lontani dalle patrie mura. Ma non piacendo una 
tale tergiversante diplomazia agli imperiali, che 
nel 1527 preponderato avevano nella Penisola , 
avendo per condottiero il duca Carlo di Borbone; 
e profittando del momento in cui la Città santa 
era sprovvista di difensori; e nel punto stesso 
in che il sovrano di lei stava per aderirsi alla 
crescente fortuna di Cesare; si avviarono contro 
di quella , e la cinsero di assedio: cosicché, il dì 
5 di Maggio, essa cadde in potere di quell'ar- 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 127 

mata ; senza che il Borbone potesse cogliere il 
frutto dell'ottenuta vittoria, siccome colpito, nel 
salir sulla breccia , da un micidial colpo di arti- 
glieria : onde non può addebitategli il crudele 
saccheggio che succede alla presa della città , 
né le sue lagrimevoli conseguenze, così pateti- 
camente narrate da Jacopo Bonaparte nel diario 
di questa trista catastrofe, della quale fu testi- 
mone oculare , e che da lui venne intitolato : Rag- 
guaglio Storico di tutto l' occorso giorno per 
giorno nel Sacco di Roma dell'anno 1*527. 

Questa operetta, venuta in sommo credito 
presso i letterati, e di tutti coloro che amano 
leggere storie scritte senza parzialità né perso- 
nale interesse; dopo che venne pubblicata in Co- 
lonia nell'anno 1758, non fu accolta come o- 
pera originale del nostro Jacopo , ma bensì come 
un plagio, volendosi piuttosto ch'ella fosse o- 
pera del famoso istorico Francesco Guicciardini f ; 
comecché sino da que' giorni ne sembrasse altri- 
menti al celebre istorico della letteratura Italiana 
Antonio Tiraboschi, in quella nota ov' egli dice 
saggiamente: « Vi ha dubbio se la Relazione del 
«Sacco di Roma, che solo fu stampata a Parigi nel 

J Vovelle Letterarie Fiorentine del I7ii6, col. 791 a 797. 



128 STORIA GENEALOGICA 

« 1664 , sia veramente opera dello storico 
« Guicciardini. Certo, lo stile è diverso; ed inol- 
« tre, fa meraviglia che nelle sue Storie, in cui 
« pure parla del Sacco medesimo, ei non faccia 
« motto alcuno di questa sua relazione, ne in 
« questa accenni di aver ragionato di questo fatto 
« nelle sue Storie. » 

Alla quale validissima autorità potrebbe ag- 
giungersi quanto fu scritto nei Journal des Savants, 
venuto alla luce in Parigi sul declinare del secolo 
decimosettimo, e quando appunto veniva pubbli- 
cato anche il Ragguaglio storico del Sacco di 
Roma, cioè nel 1664: vale a dire che « Tau- 
« tore di esso Ragguaglio era ben diverso dallo 
« storico Guicciardini. » 

Ma che mai dir dovremo , se V opera attribuita 
allo storico Francesco Guicciardini , non fosse stata 
se non una speculazione degli editori del 1758? 

È un fatto che questi abusarono del nome 
del celebre scrittore della Storia d' Italia , quando 
davano in luce quella del Sacco di Roma scritta 
dal di lui fratello Luigi , sopprimendone perciò il 
nome nella lettera dedicatoria che questi indirizzava 
a Cosimo de' Medici, duca secondo di Firenze; e 
ciò per dare ad essa maggiore rinomanza , e più 
utile dalla loro stampa ritrarre. 



DELLA FAMIGLIA BOP* APARTE 129 

Comunque la cosa si andasse nella pubblica- 
zione della Storia del Guicciardini come di quella 
del Bonaparle, non è più a dubitarsi che uno degli 
scrittori della medesima sia stato Luigi, e non 
Francesco Guicciardini; poiché molti manoscritti 
di tale opera trovansi nelle librerie della città 
di Firenze, e specialmente nella Magliab echiana , 
ed in quella del marchese Gino Capponi : né cre- 
dasi per questo , che i soli rammentati istorici 
abbiano scritto il racconto di sì fatale avveni- 
mento, che fu altresì disteso in carte da molti 
altri scrittori di non minor fama letteraria. Ma 
siccome a noi non ispetta se non parlare di quella 
di Jacopo Bonaparte per porla a confronto con l' al- 
tra di Luigi Guicciardini; così di queste unicamente 
ci occuperemo , e tenteremo dilucidare la que- 
stione invano quasi finora agitatasi , a chi di 
esse debbasi la preferenza, sì per 1' anteriorità 
come per l'originalità : tralasciando quelle di Pa- 
trizio De Rossi Romano , e di Francesco Vet- 
tori Fiorentino , perchè estranee al nostro as- 
sunto. 

Discorrendo, adunque, della Storia di Luigi 
Guicciardini , è primieramente da osservarsi , che 
questa non ha per oggetto precipuo il racconto 
del Sacco di Roma , ma bensì intènde princi- 



150 STORIA GENEALOGICA 

palmento a parlare della storia contemporanea ( non 
ostante quello ne dice in contrario ne' suoi preli- 
minari ) la qual' ebbe preceduto ed accompagnato 
l'orrenda impresa fatta dalle armi imperiali con- 
tro la città di Roma; non che quella del suo proprio 
gonfalonierato, procurando di dare importanza alle 
sue azioni operate in vantaggio della dominante 
famiglia Medicea: poiché a questo fine appunto 
sembra ch'egli dedicasse la sua Storia al duca 
Cosimo primo. 

Non cosi può dirsi quella del nostro Bona- 
parte ; poiché rilevasi dall' insieme del suo Rag- 
guaglio Storico , che nessun altro fine egli ebbe 
se non quello di raccontare il vero stato delle 
cose; le cause, gli accidenti di un gravissimo 
infortunio , che avea piena di stupore doloroso 
l' Europa tutta , e a cui egli erasi fatalmente tro- 
vato presente , non tanto come scrittore aposto- 
lico, quanto per essere canonico della Basilica 
Vaticana, ed ai servigj del pontefice Clemente 
settimo. In fatto , risalendo nel suo Ragguaglio 
alla famosa battaglia di Pavia , nella quale restò 
prigioniero delle armi cesaree Francesco primo , 
re di Francia; il Bonaparte si fa carico di darci 
precedentemente alcuni cenni biografici del duca 
Carlo di Borbone, instigatore e principal cagione 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTK 151 

di tanto viluperevol fatto : e , giunto alla narra- 
zione di quel tristissimo avvenimento, lo descri- 
ve con stile piano , facile , conciso ed a guisa 
di giornale , come difatti egli lo intitola. All' in- 
contro il Guicciardini: il quale, dividendo la sua 
Storia in due libri, nel primo non fa che narrare 
la storia dell' anno che precede il sacco di Ro- 
ma, e specialmente quella che alla città di Fi- 
renze e suo dominio si riferisce , con istile 
affatto storico ( per non dire quasi oratorio ) , 
con reticenze e preterizioni , e con una sua 
particolare dizione; nel secondo , continuando 
l'istesso metodo, pervenuto a descrivere quel- 
l'orribile catastrofe, adatta al giornale o Rag- 
guaglio Storico del Bonaparte ( quasi episodio 
della sua opera ) lo stile , le frasi , i modi con 
i quali scritta avea la sua Storia; ora variando 
pochi termini , ora usando la circonlocuzione , 
ora aggiungendo fatti , ora togliendone , ora tras- 
locando quanto trovavasi scritto dal Bonaparte, 
il quale conduce il suo lamentevole racconto fino 
alla liberazione del Papa e de' suoi Cardinali , 
aderenti ed amici, racchiusi in Castel Sant'An- 
gelo: il che non si fa dal Guicciardini, il quale 
si arresta alla descrizione delle lacrimevoli con- 
seguenze di una ingiusta e abominevole impresa, 



45*2 STORIA GENEALOGICA 

operata da un' armata di masnadieri , più che 
soldati , e da un esercito di eretici , che si fa- 
cevano un dovere di esercitare la loro crudeltà 
e barbane contro la Città Santa, siccome centro 
dei Cattolicismo. 

Né deve recar meraviglia se lo scrittore Fio- 
rentino , nel darci la storia del Sacco di Roma , 
si è servito del giornale del Bonaparte, e quello 
in gran parte abbia ricopiato: perocché, se noi 
riflettiamo che egli pubblicò la sua Storia dopo 
la morte dello storico suo fratello, come egli 
stesso ce ne istrusse, cioè dopo 1' anno 1540 
( benché ne' suoi preliminari voglia farci cono- 
scere di averla scritta l'anno posteriore al disgra- 
ziato evento ) , e, per conseguenza , anche dopo 
la morte del Bonaparte , la quale precede quella 
di Francesco Guicciardini ! ; niente di più proba- 
bile che Luigi siasi servito di quanto stava mae- 
strevolmente scritto dallo storico Samminiatese 
nel Ragguaglio di cui stiamo parlando. 

Dobbiamo poi, in secondo luogo, osservare 
che la Storia del Guicciardini , oltre 1' essere 
stata scritta con intenzioni assai differenti da 
quella del Bonaparte, e con istile del tutto dis- 

1 Meni. mss. della Famiglia Bonaparte , cit. 



DELLA FAMIGLIA BONAFARTE 155 

simile; oltre il diffondersi, come abbiamo già 
detto, in cose relative alla sua patria; ricorda 
ancora quanto era stato operato dal di lui fratello 
Francesco nel trattare e condurre gli affari che 
dalla dominante famiglia Medicea erangli stati 
affidati: cose tutte che non poteansi né voleansi 
dire dal Bonaparte , che non aveva interessi 
particolari né alla sua Famiglia né alle sue inge- 
renze, per doverne fare ricordo. 

Dal fin qui detto sembra doversi concludere, 
che ambedue, hanno scritta la storia del Sacco 
di Roma ; con questa differenza però : che il Rag- 
guaglio Storico del Bonaparte è anteriore alla 
Storia del Guicciardini; il quale non tralascia 
notare, con sagge riflessioni e storiche combina- 
zioni, quanto precede e consegui la sciagura da 
esso accuratamente narrala -.mentre il Guicciardini 
scrive piuttosto l'istoria alla Fiorentina repubblica 
relativa ed alla Medicea dominazione, di cui fu 
conseguenza il Sacco della Ciltà dei sette colli 
per effetto dell'odio che a Clemente settimo della 
casa Medici i Colonnesi portavano. Al quale og- 
getto egli veste del suo storico stile una gran parte 
della narrazione del Bonaparte ; della quale non 
gli sarà stato difficile ottenere da' suoi eredi il 
manoscritto, in virtù di quella amicizia e corren- 



134 STORIA GENEALOGICA 

tezza solita praticarsi tra le persone ragguardevoli, 
e che una corrispondenza e rinomanza letteraria 
poneva in istretta relazione e reciproca intelligenza : 
manoscritto che , non ha gran tempo , possedevasi 
dai Cardi-Cigoli di Samminiato , come già eredi 
di una delle estinte diramazioni della nostra clas- 
sica Famiglia; e che passò quindi tra i mano- 
scritti della libreria del Conte di Saint-Leu, già 
Luigi Bonaparte. 

Tali fatti stanno a dimostrare , che mal si ap- 
posero gli editori del Sacco di Roma del Guic- 
ciardini, quando sotto il nome di Francesco lo 
storico lo pubblicarono ; e screditar pretesero ( di- 
chiarando apocrifa l'opera del Bonaparte) l'edi- 
zione fattane nel 1756, sotto la data di Colo- 
nia. Il che certamente non avrebbero fatto, se me- 
glio avessero confrontato ed ambedue gli originali, 
che i dotti del tempo dovevano probabilmente co- 
noscere; né sarebbero andati errati volendo far es- 
ser presente l'autore di quel libro (che in quell'e- 
poca era gonfaloniere di giustizia di Firenze x ) al 
più disgraziato avvenimento che abbia mai desolato 
la città di Roma, afflitta maggiormente l'Italia, 
inorridita l'Europa cristiana e scandalizzato il Cat- 
tolici smo. 

1 Bonop., Sacco di Roma; A nini., Storie Fioronf., an. 1327. 



DELLA FAMIGLIA BONAPÀRTE 1 55 

Esposta ìa nostra opinione su questa letteraria 
controversia , che sembravaci abbisognare di più 
particolare esarile e dilucidamento , torneremo a ri- 
prendere il filo della nostra Storia; e diremo, non 
trovarsi notizia che i fratelli Giovanni e Jacopo 
mai ritornassero in patria; ond'è piuttosto da 
credere che terminassero la loro mortale carriera 
in Roma, dove restò di essi onorata memoria. 

Il solo Francesco, l'ultimo dei figli di Pietro 
il vecchio , rimase in patria; ed accasatosi con Lu- 
crezia di Lorenzo Trenta da Lucca, non ebbe da 
quella successione. 

Mentre le cose d'Italia erano manomesse dalle 
armi Cesaree e Francesi , le quali se ne con- 
trastavano il possesso o il supremo patronato; tutti 
i mali che accompagnano guerre sì crudamente , 
come allora facevasi, condotte, si rovesciarono 
sulle nostre più belle ed ubertose provincie. La 
peste e la fame, fino dal 1524, desolavano la To- 
scana : per il che Samminiato, occupato dalle armi 
Spagnuole, che tolta l'aveano ai Fiorentini (i quali 
mal sopportando il giogo dei Medici , pensavano a 
scuoterlo ) , vide la maggior parte della sua popo- 
lazione cader vittima di siffatti flagelli. 

L' umano orgoglio che nello stato di prospe- 
rità e di salute pone in non cale 1' origine sua, e 



1 5C> STORIA GENEALOGICA 

sembra quasi dimenticare l'Autore stesso della na- 
tura ; oppresso dai mali che questi sembra essersi 
riserbato, per dimostrare il suo potere , e che na- 
sconde nei suoi impenetrabili arcani per infievo- 
lire la nostra burbanza, e per ricondurne sulla 
via segnataci dalle supreme sue leggi ; quando tro- 
visi avvilito ed afflitto da miserie che la sua debo- 
lezza è impotente a riparare, per ogni dove ha ri- 
corso ai suoi Santi tutelari , al Dio delle misericor- 
die , onde ottenere un sollievo nelle sue incompor- 
tabili sventure. 

In sì luttuoso frangente, l'infermo e languente 
popolo Samminiatese volse i suoi sguardi al cielo , 
ed invocato l'Onnipotente, fc voto d'innalzare una 
cappella ad onore del Santo che in quei calamitosi 
giorni credevasi l'intercessor più valevole ad otte- 
nere dalla misericordia divina uno scampo da tanto 
flagello. 

I Bonaparte, che la miseranda catastrofe con 
occhio pietoso miravano, e che porgevano anch'essi 
fervide preci all'Altissimo acciò da sì orrendi mali 
ne liberasse , concorsero al pubblico voto, donando 
una loggia che innanzi al loro palazzo sulla piazza 
del Ponticello in segno di loro potenza tenevano ; 
e nel luogo di questa fu edificata la cappella a San 
Sebastiano sacra, e che tuttora esiste; e il cui palro- 



DELLA FAMIGLIA BONÀPARTE 17)7 

nato spetta al Comune, perchè da esso dotata, e 
stabilitavi , a favore dei PP. Conventuali , una 
perpetua uffizi a tura (6). 

Fecesi la solenne dedicazione di questo piccolo 
tempio, quasi ostia di propiziazione e di grazia, nel 
7 Luglio del 1524; e parve che i voti del suppli- 
cante popolo restassero appagati I . 

Ad onta di tali pubbliche disgrazie , le fazioni 
dei Palleschi e dei Piar/noni dilaniavano la Fio- 
rentina repubblica, né furono paghe fino a che 
non giunsero a distruggerla. 

Le loro interminabili querele diedero luogo al- 
l' imperatore Carlo quinto di purgarsi dalla mac- 
chia del saccheggio dato dalle sue truppe alla Città 
già padrona del mondo, presso Clemente settimo, 
che non cessava dal rimproveramelo. 

I nipoti di Clemente , unitamente a tutti i gen- 
tiluomini che la Medicea schiatta favorivano, fino 
dal 17 Maggio del 1527 dai seguaci del Savona- 
rola erano stati espulsi dalla città; ed i loro nomi 
erano in esecrazione presso tutti coloro che vene- 
ravano le ceneri di colui che riguardavano qual 
martire della libertà. Ma le virtù civiche che guida- 
vano i passi di Fra Girolamo nel predicare i pre- 

1 Uemorie miss, nella Libr. d<i MM. Conventuali, cit. 



158 STORIA GENEALOGICA 

celti di quella morale che accompagnar dovevano 
un libero e democratico governo , non erano gli 
stessi che dirigevano i suoi seguaci; poiché V am- 
bizione e lo spirito del principato che nei Medici 
odiavasi , era pur quello che da alcuni di loro va- 
gheggiavasi , benché sembrassero fautori di libertà: 
cosicché la maggior parte restò ingannata dalle 
pompose orazioni che nei pubblici consigli tene- 
vansi; ed in ispecie la più calda e nobile gioventù 
di Firenze , che le prepotenze e gli esilj della de- 
pressa fazione aveano dovuto soffrire. 

I figli di Benedetto di Piero seniore, che aveva 
cessato di vivere nel 1518, furono del numero di 
quei sedotti partigiani del libero e popolare go- 
verno , che dicevasi essere stato costituito sulle 
orme lasciate dal Savonarola nella città che , al- 
l' ombra del giglio , nella più gran parte della To- 
scana la sua dominazione estendeva. 

Sul cadere dell'anno 1529, le truppe di Cesa- 
re, condotte dal Duca di Oranges, si avanzarono 
sotto le mura di Firenze: ma Papa Clemente che 
pagavale , volle che fosse' cinta di un assedio che 
sciogliersi non doveva fino a tanto che sotto le Me- 
dicee insegne non fosse ridotta. Le prodezze di va- 
lore dei suoi cittadini, a 'quali univasi il coraggio 
e la prontezza dei fratelli Giovanni e Pier-Antonio 



DELLA FAMIGLIA HONAPAftTE 159 

Ikmaparte, clic di alcune compagnie di milizia 
civica aveano il comando, non bastarono a sal- 
varla dalla procella che di giorno in giorno sopra 
di essi si addensava. 

Era già dal 1527 che i fratelli Bonaparte sie- 
rano dich iarati per la parte che contro i Medici a- 
veva innalzata la bandiera : laonde eransi ascritti 
all'arte della seta nel quartiere Santo Spirito; e, 
come addetti al partito popolare , avevano diritto 
agli uffizj e d on °ri della repubblica \ 

Ogniqualvolta essi incontraronsi nelle nemiche 
falangi, fecero prodezze di valore: cosicché, se 
la città di Firenze poteva salvarsi dalla servitù Me- 
dicea, si sarebbero veduti sedere nelle principali 
magistrature della repubblica, a cui in quel tempo 
dalla loro giovine età erano impediti di giungere. 

Caduta Firenze in potere delle armi imperiali , 
e Clemente divenuto quasi padrone della sua pa- 
tria, tutti quelli che si erano mostrati avversi alla 
supremazia dei discendenti di Lorenzo il Magni- 
fico furono espulsi dalla città, o confinati alla cam- 
pagna, o nei luoghi o città che li avevano ve- 
duti nascere: tra i quali contaronsi Giovanni e 
Pier-Antonio Bonaparte , a cui venne ordinato di 

1 Aderitilo , Illustrazioni storiche alla Manetta de'Ricci, 



140 STORIA GENEALOGICA 

non piò uscire da Samminialo, dove la loro Fami- 
glia da più secoli erasi stabilita *. 

Era qaesta la seconda volta che i Bonaparle 
comparivano sulla scena del mondo politico, e 
dove alte speranze sembravano farsi loro incontro, 
mostrando di qual forza d'intelletto li avesse la 
Provvidenza dotati , per rendere felici quei popoli di 
cui avrebbero potuto essere i moderatori. 

il loro attaccamento alle patrie libertà erasi 
latto chiaro fin dai secoli più remoti, nò sofferto 
aveva alterazione fino ai presenti giorni. 

Saggi nello scegliere il partito dal quale la 
terra natale potesse trarre maggior vantaggio, non 
altro ebbero a cuore che di salvare la nazionalità 
dell' Italia e le sue libertà , rendendola immune 
dalle estere aggressioni. Ma la fortuna non arrise 
che per momenti a si belle intenzioni, a sì gene- 
rosi concetti ; e la terra una volta regina delle 
senti incivilite, dovè con essi soccombere o alle 
leggi dello straniero , o alla interna servitù. 

Ma ciò nondimeno, stava scritto nei libri del de- 
stino , che nuova e più brillante comparsa , nello 
scorrere dei secoli, avrebbero % essi fatta nel mondo; 
e, qual nuovo astro pieno di sua luce, 1' avrebbero 

3 Priorista di Felice del Beccuto , mss. nella Mngliabechiana. 



DELLA FAMIGLIA RONAPARTK 141 

irradiato talmente da infondere nuova vita e dare 
nuovo moto a quella parte del globo che sarebbero 
stati chiamati a governare; e che poi, immergen- 
dosi neh 1 ' immensità dello spazio che per breve 
corso avrebbero illuminato , per la terza volta sa- 
rebbero scomparsi dal consesso dei re e dei prin- 
cipi: i quali avendo appreso dall' età passate a re- 
golare i destini dei popoli al loro scettro obbedien- 
ti, li avrebbero retti e condotti a seconda dello 
sviluppo dell' umano intelletto , e conforme all'alto 
sentire di quei diritti che proprj sono dell' umana 
natura, e pe'quali dovrebbero annientarsi gli avanzi 
tutti dell'oppressione e della feudalità che tuttavia 
esistessero nelle regioni della incivilita Europa. • 
Giaceva , frattanto , Firenze nella tristizia e nel 
dolore per la perduta libertà; e i suoi cittadini e- 
rano tcstimonj dei disordini di ogni specie intro- 
dottivi dal nipote di Clemente , loro imposto signo- 
re; non che per la mancata fede ai trattati: onde 
i migliori della città, insieme coi fuorusciti, pensa- 
rono di portare le loro lagnanze a' piedi del trono 
di Cesare ; alle cui insegne soltanto avevano cre- 
duto di sottomettersi, e all' ombra delle quali pen- 
sato avevano di porre in salvo una parte dei loro 
diritti politici, le persone egli averi, che allora del 
pari venivano manomessi. Ne a queste pratiche e 



142 STORIA GENEALOGICA 

reclami erano estranei i Bonaparte , che avevano 
già raggiunta la loro patria di esilio. 

Ma fallite andarono tutte le concepite speranze; 
perocché non venne ad essi in mente , che se un 
imperatore , nel decimo secolo , avea fondate le li- 
bertà italiane per affezionarsene i popoli , ed abbat- 
tere l'orgoglio e la potenza dei signori feudali, che 
per loro principe negavano di riconoscerlo ; Carlo 
quinto, all'opposito, aveva interesse di distruggerle, 
per dominar l' Italia da padrone, e non già come 
protettore delle franchigie accordate da' suoi pre- 
decessori contro le feudali usurpazioni , che più non 
poteano temersi. 

Giovanni , perciò , e Pier- Antonio, vedendosi 
destituiti d'ogni speranza di migliorare la loro 
sorte . si abbandonarono al destino , aspettando 
forse migliore opportunità a liberar la patria dalla 
Medicea servitù : opportunità che andava sem- 
pre più allontanandosi; perchè le generazioni che 
si succedevano , restavano sempre più scoraggiate 
ed avvilite da forze prepotenti, le quali impedivano 
il rialzamento di quella libertà che le private am- 
bizioni e le intestine discordie aveano distrutta: e 
l'Italia dovè soggiacere a padroni che solo ago- 
gnavano a spogliarla de' suoi tesori , e godersi i 
frutti di quei semi di saviezza e di prudenza che i 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 145 

nostri progenitori non invano gettati vi avevano»: 
cosicché allora lo straniero ne profittò , e dietro al 
suo carro trionfale trascinò i resti di quella libertà 
che non erasi da noi saputa conservare. 

In mezzo alle lusinghevoli speranze che l' a- 
nimó incoraggiavano dei fratelli Bonaparle , ma 
quando appunto la Toscana gente gemeva neh 1 ' av- 
vilimento della recente servitù; quando cioè l'u- 
mano intelletto non può più abbandonarsi all' idea 
di godere quella libertà che ne fa grandi i pensieri, 
e che ancora fra i torbidi del popolare governo fa 
maggiormente brillare le virtù cittadine, nascevano 
a Giovanni tre figli dalla Costanza Attavanti , citr 
ladina Fiorentina; cioè: 

50 Jacopo , 

51 Benedetto e 

52 Niccolò ; niuno avendone avuto dalla Ma- 
netta Borromei di Samminiato , eh* egli sposata 
avea in prime nozze. 

Non furon essi degeneri da tanto padre: poiché 
se mostrarsi non poterono sostenitori delle patrie 
antiche glorie , applicarono la mente loro alle let- 
tere ed alle scienze , che un giorno servir dove- 
vano a modificar quelle leggi che un mal saldo e 
sospettoso governo aveva dettate. In esse i tre fra- 
telli si resero eccellenti; e in mezzo a siffatti studj 



144 STORIA GENEALOGICA 

sollevarono lo spirito afflitto dagli infortuni di cui 
era stato vittima il loro genitore. 

Benedetto , infatti , si distinse nella giurispru- 
denza, e Niccolò nelle lettere : sendochè, delle 
molte sue opere , ci resta di lui la commedia inti- 
tolata La Vedova; che fu stampata in Firenze nel 
1592 , ed il cui autografo conservasi nella Biblio- 
teca Reale di Parigi. 

Le notizie biografiche di questo distinto lette- 
rato vengono confuse dall' autore dell' Istoria po- 
polare dei Bonaparte con quelle del celebre giure- 
consulto dell'istesso nome; che fiorì nella seguente 
generazione, e del quale parla il Fabbroni nella 
sua Storia dell' Accademia Pisana , e di cui pure 
in appresso dovremo far parola. 

Jacopo poi , per quanto si applicasse alla bella 
letteratura , essendosi solo dovuto occupare degli 
alfari delia famiglia , non ebbe campo di far cono- 
scere il suo genio con opere che giunte siano alla 
posterità ; ma diedesi per altro ogni cura per la ci- 
vile e scientifica educazione della sua numerosa 
discendenza: della quale fu pure il non mai abba- 
stanza celebrato giureconsulto Niccolò. 

Nell'anno 1560 , sposò Costanza di Giovac- 
chino Arnaldi, che lo rese padre di 

55 Francesco , 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 145 

54 Lelio-Romolo , 

55 Giovanni-Genesio , 

56 Flaminio, 

57 Niccolò, 

58 Natale-Alamanno, ed Ersilia. 
Francesco , come avremo luogo di osservare , 

seguitò la linea dei Bonaparte di Giovanni , di 
Benedetto , di Piero seniore ; e gli altri , o non 
ebbero prole , o allo stato ecclesiastico dedica- 
ronsi; e sebbene tutti abbiano goduta reputa- 
zione di somma integrità , sì pel loro sapere 
che per le loro virtù , ciò nonpertanto il loro 
splendore e le loro azioni restarono adombrate 
dai talenti straordinarj e dalla dottrina ed erudi- 
zione senza pari del loro fratello Niccolò. 

La natura avealo creato per farne la mara- 
viglia dei tempi suoi e degli avvenire, nelle 
scienze a cui si fosse applicato. Destinato , infatti , 
allo studio della giurisprudenza , sull' esempio del 
zio Benedetto che professavala per solo van- 
taggio dei suoi simili ; sotto i saggi insegnamenti 
di lui medesimo si rese talmente celebre in quella 
facoltà, che nel 1G09 fu chiamato a leggere 
Instituzioni civili nella Università Pisana , essendo 
in età non maggiore di anni ventotto. 



io 



140 STORIA GENEALOGICA 

Mancato il Demslero che leggeva Pandette, 
successe a questo grand' uomo nella cattedra ; e 
tale e tanta era la sua facondia ed erudizione 
che nulla giungevagli nuovo in fatto di scienza 
sì vasta. Nel tempo che egli dettava Instituzio- 
ni , il Demstero andava a sentirlo ; e diceva 
quindi ai suoi scolari , agli amici ed ai colleghi 
di scienza , provarne egli una sì viva soddisfa- 
zione ed un sì gran piacere , che mai non sa- 
rebbesi saziato di ascoltarlo, 

Bartolommeo diesi , meglio conosciuto sotto 
il nome di Chesio , suo concittadino e quindi suo 
discepolo , fu nella cattedra successore del Bo- 
naparte; e nella sua opera dell' interpetrazione 
del gius ne scrisse ancora 1' elogio. 

Niccolò che professava le leggi per benefi- 
zio degli uomini, e non per arricchire se stesso, 
rivolse tutte le sue cure ad ingentilire i costumi 
di quell'Università: ma incontrò negli scolari 
tanti e sì gravi ostacoli, che infine lo sgomen- 
tarono. Educati com' essi erano rozzamente, ed 
incapaci di sentire e gustare quanto di buono e 
di bello contenevano i migliori interpetri del 
Diritto Romano, vivevano più amanti del lucro 
che T esercizio della professione stava loro per 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 147 

somministrare che non dell' intrinseca bontà e 
del fare in se stessi tesoro della scienza \ 

Morì in patria nel 28 Agosto del 1644 dove 
era vissuto caro ai suoi concittadini , che non 
solo ammirar dovettero tanto sapere , ma anche 
le sue sociali virtù. Stantechè non tanto fu pro- 
digo verso loro de' suoi preziosi consigli , ma 
benanche di soccorsi ed elemosine eh' egli elar- 
giva per effetto del suo gran cuore: laonde non 
lasciò ricchezze , per quanto potuto avesse accu- 
mularne ; mentre quant' egli possedeva ben po- 
teva dirsi di tutti, che avessero ricorso all'anima 
di lui caritatevole e generosa. 

La tomba gentilizia nella chiesa dei MM. 
Conventuali accolse le mortali spoglie di Nicco- 
lò, che la Provvidenza divina aveva creato con 
anima gentile e benefica : ma lino ai giorni no- 
stri niuna pietra monumentale annunzia ai vi- 
venti che ivi riposano le ceneri del più gran 
legista del secolo decimo settimo ; il quale èra 
onorato dal sovrano della Toscana di sua con- 
fidenza; e che i figli del granduca Ferdinando 
secondo , per ordine del regnante loro genitore , 
venivano ogni anno a visitare; e cui questi 

1 Forlì, Instit. civil., Hb. i, cap. 3, s«z. 4, §. 22. 



148 STORIA GENEALOGICA 

più volte aveva detto , che se fosse mancato per 
fatale disavventura , il Corpo del Romano Di- 
ritto , esso Bonaparte sarebbe stato in grado di 
dettarne tutte le leggi con queir ordine e preci- 
sione con che Treboniano Io aveva già com- 
pilato. 

Monsignor Fabbroni , nella sua Storia del- 
l'Accademia Pisana, giustamente si lagna perchè 
ad un uomo di tanto senno , di tanta dottrina , 
non sia stato eretto un monumento che attesti 
all' età future le sue virtù ed il suo profondo 
sapere '. 

Francesco , il maggiore dei figli di Jacopo, 
sposava nel 1511 donna Maria di Francesco 
Ciucci da Firenze , che gli partorì due figli ; 
cioè: 

59 Flaminio-Carlo e 

40 Jacopo. 

Flaminio si unì in matrimonio con Atlanta 
Mercati, dalla quale gli nacquero 

41 Niccolò, 

42 Francesco, 

45 Vincenzo e Virginia. 

1 Fabbroni s Stor. dell 1 Accademia Pisana. Chesio , Inlerp. al 
Gius, cap. 47, n. 2. Politi, Orazione paneg. di Samminiato. Ms. 
Storie di Samminiato. 



DELLA FAMIGLIA JBONAPARTE 149 

Francesco fu canonico della chiesa cattedrale 
di Samminiato, e quindi nell'anno 1709, Propo- 
sto della medesima ; ed un' epigrafe sepolcrale 
ivi esistente fa menzione dell' essere lui stato 
il restauratore del sepolcro gentilizio , in detta 
chiesa da' suoi antenati costrutto. 

Virginia fu maritata a Valerio Franchini; 
nel quale si estinse la famiglia di questo nome, 
e di cui poi furono eredi i Bonaparte discesi da 
Pier-Antonio , fratello di Giovanni progenitore di 
Virginia. 

Niccolò , poi dalla Margherita Binieri di Colle 
ebbe successione; ed i figli che ne vennero, 
chiamaronsi 

44 Gregorio , 

45 Benedetto-Flaminio , 

46 Giuseppe-Moccio, 

47 Corrado-Giuseppe e Bosa. 

I primi tre riportarono la laurea dottorale in 
Pisa ; e Gregorio , vestito l' abito ecclesiastico , 
fu annoverato nel capitolo della chiesa cattedrale; 
e pe'suoi meriti e per la sua saviezza fu con- 
dotto al grado di vicario generale della Sammi- 
niatese diogesi. 

Benedetto esercitò l'arte salutare nella sua 
patria , di cui gli fu conferita la medica condotta 



150 STORIA GENEALOGICA 

dalla municipale rappresentanza , conoscendosi in 
esso capacità tale da potergli affidare la custodia 
della pubblica salute : nell' esercizio del quale 
uffizio si distinse (doti nel medico le più neces- 
sarie dopo la scienza, e più forse) pel suo di- 
sinteresse e per la sua carità. 

Corrado-Giuseppe , ultimo dei discendenti di 
Corrado di Giovanni il Ghibellino , pel lato di 
Giovanni di Benedetto di Piero seniore, si ascrisse 
alle milizie Toscane , e morì in giovine età. 

Rosa, unendosi in matrimonio con Attilio 
Bonaparte del ramo di Guido , come già facemmo 
parola, ravvicinò di nuovo i vincoli di sangue 
tra le due discendenze ; e finalmente , Moccio- 
Giuseppe , che disimpegnò con integrità la pro- 
fessione legale , mancò senza successione negli 
11 Marzo 1780, dopo avere instituito suo erede 
Carlo Bonaparte di Ajaccio, col suo testamento 
de' 6 Febbrajo dell'anno summentovato. 

Tale instituzione in erede è di molta impor- 
tanza per la nostra Storia , non tanto pel lato 
dell' agnazione che dal testatore veniva ricono- 
sciuta ( benché la diramazione dei Bonaparte 
della Corsica rimontasse ad un' epoca assai lon- 
tana da quella in cui il testamento fu conse- 
gnato a pubblico notaro ) , quanto ancora perchè 



DELLA FAMIGLIA DONATAimi! 151 

questi sapeva , che il solo ramo di Ajaccio era 
quello che aveva discendenza , mentre tutti i 
Bonapartc di Samminiato erano o mancati o sta- 
vano per mancare senza successione. 

Né in altro modo può considerarsi tale isti- 
tuzione del ramo della Corsica , poiché il padre 
dell'imperatore Napoleone, fino dal 1769, era 
stato non solo a Samminiato , e fattosi ricono- 
scere come discendente dai Bonaparte di questa 
città; ma nel suo soggiorno a Pisa, ove faceva 
il corso degli studj legali , avea creduto di adem- 
piere ad un dovere di urbanità di venire a tro- 
vare i suoi agnati che la classica terra toscana 
onorata avevano di uomini sommi , e visitare 
quella città che aveva accolto i suoi progenitori 
nei tempi d' infortunio e dell' esilio per politiche 
cause incorso \ 

Così ebbe fine una delle più illustri discen- 
denze dei Bonaparte di Samminiato; e sembre- 
rebbe adesso che parlar si dovesse di quella 
della città di Ajaccio che chiamata venne all'ere- 
dità da Giuseppe-Moccio; ma ci riserbiamo a te- 
nerne discorso in ultimo luogo , e dopo che 
avremo parlato dei discendenti di Pier-Antonio 

a Memorie Mss- giù esistenti presso i sigg. Franchini di Sam- 
miniato. 



152 STORIA GENEALOGICA 

fratello di Giovanni , che con esso difese la pa- 
tria immunità contro le forze imperiali e le ingiu- 
ste pretese di Clemente settimo. 

Nell'anno 1520, Pier-Antonio condusse in 
moglie Cammilla Tornabuoni da Firenze; nella 
quale città erano già da tre generazioni tornati 
ad abitare i Bonaparte , e novamente trovatisi 
in possesso delle loro antiche case in Borgo 
San Niccolò: possesso che tuttavolta non con- 
servarono dopo il bando a loro intimato dai 
Medici , che il governo della cadente repubblica 
Fiorentina a loro volontà dirigevano. 

Un solo figlio ebbe Pier-Antonio dal con- 
tratto matrimonio colla Tornabuoni , e che chia- 
mossi 

48 Giovanni-Francesco. 

Stabilita in Firenze sulle rovine del più li- 
bero governo una quasi autocrazia, ne conseguì 
T umiliazione di tutti coloro che le antiche li- 
bertà lamentavano , senza peraltro avere alcuna 
speranza di poterle riacquistare: e rese per que- 
sto fatto neghittose le più cospicue famiglie che 
nel reggimento repubblicano avevano primeg- 
giato , se ne stavano lontane dalle pubbliche fac- 
cende godendosi quegli agj che una più ridente 
fortuna aveva loro procurati , e appagandosi 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 155 

deir esercizio delle domestiche virtù , che romore 
non menano , per cui la maggior parte non tra- 
mandarono di se ai posteri alcuna celebrità. Così 
avvenne del figlio di Pier-Antonio, di cui nul- 
Faltro sappiamo se non che sposasse Maria Fran- 
cesca di Francesco da Panzano ; e che , dovendo 
riparare ai disastri alla famiglia accaduti per le 
sofferte perdite , e del padre e dello zio , nel- 
T assedio di Firenze, vendè uno dei più belli 
ed estesi possessi eh' egli teneva nella adiacente 
pianura , denominato il Palagetto , e che venne 
acquistato dai PP. di San Jacopo del convento 
dei Domenicani di Samminiato: convento che 
tuttora sussiste, senza avere conservato l'antico 
patrimonio , poiché fu assegnato alla lista civile , 
ossia alla corona , quando la Toscana passò a 
far parte dell' impero francese. 

I figli di Giovan-Francesco furono molti, 
uno dei quali andò a Sarzana ; e molti fatti e 
circostanze di cui dovremo discorrere , ci pale- 
sano lui essere V autore del ramo dei Bonaparte 
di Ajaccio: il che discuteremo allorquando sa- 
remo giunti col nostro racconto a codesta parte 
d' istoria ; la quale in molte e varie guise viene 
narrata da quegli scrittori che hanno preso ad 



154 STORIA GENEALOGICA 

illustrare i fasti di questa famiglia. Noi però 
esporremo le cose ed i fatti in modo da rendere 
imparziale e veridica la nostra genealogia; per- 
chè l' appoggeremo a documenti ineccezionabili , 
ed a ragioni ed argomenti derivanti da quelli 
stessi documenti che ci hanno servito di guida 
per giungere al termine dell' opera che ci era- 
vamo proposta. 

49 Pier-Antonio fu il primogenito di Gio- 
van-Francesco , e gli altri ebbero nome 

50 Giulio, 

51 Luigi-Fortunato , 

52 Filippo , ed infine 

53 Ottaviano. 

Pier-Antonio fu il solo che avesse succes- 
sione in Samminiato dalla Faustina Roffla Sam- 
miniatese famiglia, che godeva anche il patri- 
ziato di Firenze, e della quale sul cadere del 
secolo decimosesto vivevano due rispettabili let- 
terati , ed insieme versati nella diplomazia ; cioè 
Roberto e Girolamo. 

I talenti e la saviezza di Pier-Antonio vol- 
lero che fosse onorato dal governo della metro- 
poli di varie commissioni per le provincie To- 
scane; trovandosi aver egli disimpegnato varj 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 155 

uffizj: tra i quali quello di podestà negli anni 
1G09 e 1610, del castello di Barga \ 

Giulio e Filippo si dedicarono al servizio 
della chiesa , essendo stato il primo investito del 
canonicato di patronato della famiglia; ed il se- 
condo godè dei benefizj di cui pure ad essi 
spettava la presentazione : e finalmente Ottaviano 
militò in Germania al servizio dell' imperatore ; 
dove onoratamente cessò di vivere. 

Luigi-Fortunato, poi, andò a Sarzana , dove 
veniva chiamato da una Laura Bonaparte a pren- 
dere la eredità dei suoi maggiori ; mentre gli 
altri Bonaparte della stessa agnazione erano man- 
cati, o non erano in grado di aver successione. 
Egli era allora nell'età di anni quarantasei; e 
di esso specialmente sarà parlato quando dei 
Bonaparte di Ajaccio dovremo far parola ' (H). 

I figli di Pier-Antonio , secondo di questo 
nome, furono 

54 Cosimo, e 

55 Giovan-Francesco. 

Nato il secondo nel 1620, fin da' suoi più 



f Documenti dell'Archivio Corri, di Barga. 
s Alb. del Segaloni , Carte e memorie dell' Ardi, di Giuseppe- 
Moccio Bonaparte, e della già Libreria dei MM. Conventuali cit. 



156 STORIA GENEALOGICA 

teneri anni vestì gli abiti sacri ; e ricevuta istru- 
zione conforme allo stato che abbracciato aveva , 
Ja sua dottrina e la sua esemplare condotta gli 
meritarono di essere innalzato alla dignità di vi- 
cario generale della Samminiatese diocesi; ed in 
tal carica terminò la sua vita. 

Cosimo maggiornato si accasò con Maddalena 
da Capannoli ; dalla quale ebbe sei figli maschi , 
ed alcune femmine. I maschi che sopravvissero 
al padre, furono 

56 Giuseppe, natogli nel 1649, che l' eccle- 
siastiche discipline seguendo , fu investito della 
propositura della chiesa cattedrale della sua 
patria. 

57 Pier-Antonio-Maria, il quale, tenendo 
dietro all' orme del maggior fratello nella eccle- 
siastica vita , fu canonico di quel capitolo catte- 
drale, a cui presiedeva come prima dignità il 
fratello Giuseppe. 

58 Luigi-Antonio , nato nel 1 652 , si ar- 
rotò nelle milizie Toscane, e fu capitano del 
reggimento della Lunigiana. Abbandonata la mi- 
litare carriera, nella quale fedelmente avea ser- 
vita la patria , nel 1692 fu incaricato dal governo 
della terra di Barga ; il cui territorio confina co- 
gli stati Estensi , ed ove tuttora la sua memoria 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 157 

ò tenuta in onoranza l . Nel 1697 sposò Maria- 
Francesca di Pietro-Paolo Borromei: famiglia di 
somma rinomanza negli antichi fasti Samminia- 
tesi, e quindi celebratissima nella storia d'Ita- 
lia ; ma più specialmente nella storia ecclesiastica , 
che fu illustrata dalla santità e dottrina di San 
Carlo Arcivescovo di Milano , e da altri rispet- 
tabili soggetti che su quella cattedra sederono; 
per aver essa dato origine ai Borromei di Mi- 
lano e di Padova nella emigrazione del 1369. 

Due figlie di Cosimo maritaronsi in Sammi- 
niato; cioè Maria-Eleonora a Giovanni Stefani, 
e Francesca-Dorotea a Tommaso di Riccio Rof- 
fia: della quale casata sonovi nomi illustri nelle 
scienze e nelle lettere, quanto nel governo dei 
popoli e città alla loro saviezza e prudenza af- 
fidati. 

I figli di Luigi-Antonio furono varj , ma fa- 
remo solo menzione di 

59 Cosimo- Antonio , di 

60 Niccolò-Benedetto , e finalmente di 

61 Giovan-Francesco ; poiché essi soli so- 
pravvissero della numerosa prole maschile avuta 
dalla Borromei. Ebbe ancora alcune femmine; 

1 Docum. dell 1 Arch. Coinun. di Barca. 



158 STORIA GENEALOGICA 

una delle quali fu maritata a Stefano Cardi-Ci- 
goli , cioè Maria-Modesta ; ed altra , chiamata 
Angela Maria, a Dario Mercati: pe' quali matri- 
monj l' eredità di questo ramo dei Bonaparte 
passò nel 1 785 nelle citate due famiglie , per 
essersi estinta in detto tempo la linea di cui 
parliamo; linea che discendeva da Corrado, 
primogenito di Giovanni il Ghibellino ; che due 
volte esiliata da Firenze, in Samminiato erasi 
sempre rifugiata , ed ivi definitivamente stabi- 
litasi (I). 

Cosimo- Antonio e Giovan-F rane esco , incam- 
minandosi ambedue per la via del santuario , 
furono di costante esempio ai loro contempora- 
nei neh 1 ' esercizio del sacro ministero ; ed il ca- 
pitolo della chiesa cattedrale della loro città na- 
tale li vide con edificazione e con giubbilo, 
ascritti al numero de' suoi membri più rispet- 
tabili. 

Niccolò seguitò la linea , avendo Un figlio 
dalla Teresa Vincenti di Livorno , che sposata 
aveva nel 1722; al quale impose il nome del- 
l' avo. 

62 Luigi. Questi al nome gentilizio dei Bo- 
naparte dai quali discendeva, aggiunse quello 
dei Franchini , la cui eredità fidecominissaria 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 159 

avevano ricevuta i suoi maggiori: eredità che, 
mancato esso pure senza successione , passò nei 
Morali, discendenti da Bernardo di Persio, il 
secondo di quella genealogia , che viveva nel 
1553, in seguito a quanto disponeva il cano- 
nico Bernardo Franchini , che aveva cessato di 
vivere nel fehbrajo del 1712, 

Nella persona di Luigi terminò in Sammi- 
niato la linea di quel Pier-Antonio, che prese 
interesse e difese la libertà di Firenze, eman- 
cipatasi fino dal 1524 dalla supremazia Medicea, 
e che noi vedemmo anche figurare nella difesa 
delle sue mura cinte di assedio , non solo af- 
frontando intrepidamente le nemiche falangi , 
ma eziandio recando in mezzo le proprie opi- 
nioni circa i modi i più atti a conservare la 
repubblica : spenta la quale restò esso pure av- 
volto nella mina della fazione dei Piagnoni, 
a cui la Medicea razza non perdonò nella otte- 
nuta vittoria i sofferti danni né i già prima pa- 
titi esilj \ 

Mancati i Bonaparte di Firenze in Sammi- 
niato , non che quelli di Sarzana , non resta- 
vano sul declinare del secolo diciottesimo , se 

' Illustrazioni istoriche all' albero del Segaloni , ed a quello 
della Libreria dei PP. MM. Conventuali. 



160 STORIA GENEALOGICA 

non quelli di Ajaccio ; la cui origine è stata ed 
è tuttora variamente narrata dagli scrittori, che 
in gran copia si diedero in questi ultimi tempi 
a raccogliere cou ogni cura le notizie di questa 
classica Famiglia. Nel conflitto delle opinioni, 
esporremo quanto per noi si crede intorno alla 
diramazione di cui parliamo ; e diremo tutto quello 
che sta a dimostrare la nostra maniera di ve- 
dere su questa ultima parte della nostra Storia , 
e sopra quali documenti ci siamo appoggiati per 
crederla derivante dal ramo di Pier-Antonio di 
Benedetto di Piero il Seniore da Samminiato, 
che per retta linea discendeva da Corrado di 
Giovanni il Ghibellino, il quale erasi rifugiato 
nella Samminiatese dizione , dopo il funesto de- 
creto del 1267, che colpiva di esilio e di con- 
fiscazione i Ghibellini tutti della Toscana. 

Seguitando perciò quanto ci siamo proposti 
di raccontare in questa ultima parte della Ge- 
nealogia di sì chiara Famiglia, e riportandoci 
a quanto narrammo relativamente alla discen- 
denza di Giovan-Franeesco di Pier-Antonio , e 
più specialmente a ciò che riguarda il secon- 
dogenito Luigi-Maria-Fortunato , che passò a 
Sarzana a raccogliere l' eredità dei Bonaparte 
di quella città, perchè chiamatovi dalla ultima 



DELLA FAMIGLIA BONAPAHTK 161 

donna di essi superstite; consta, clic la discen- 
denza mascolina passò a stabilirsi definitivamente 
nella Corsica colla persona di Gabriello figlio 
di Francesco da Sarzana, che credesi essere 
andato in quell'isola nel 1509, o, come narra 
il Gerini, nel 1512, al servizio della Ligure re- 
pubblica. Vuoisi pure che Gabriello restasse 
vedovo , ed avesse un figlio per nome Gero- 
nimo: ma noi dimostreremo Y insussistenza di 
tale asserto l non solo perchè egli abbracciò lo 
stato ecclesiastico e fu fatto canonico della chiesa 
cattedrale di Ajaccio nel 1581 , ed in quel 
tempo alienò i beni che tuttora gli appartene- 
vano in terraferma ( il che non avrebbe fatto se 
avesse avuta figliuolanza , per cui dovesse stargli 
a cuore la conservazione dell' avito patrimonio ) ; 
ma eziandio anche per altre ragioni e circostanze 
che saremo a sviluppare. 

Fino a quesla epoca giungono le notizie dei 
Bonaparte di Sarzana; il cui Albero ci procu- 
rammo, insieme cogli interessanti documenti che 
al medesimo avevano relazione \ 

Correva l'anno 1612, cioè dopo terminati 
quasi due anni da che Luigi era partito da 



1 Memorie dei Bonaparte di Sarzana. Àrdi. Coni, di detla città. 

11 



1G*2 STORIA GENEALOGICA 

Sani miniato , in cui questi die parte al suo vec- 
chio padre Giov ari-Francesco degli sponsali da 
lui stabiliti colla Luisa Lomellini di Genova. 

I Genovesi in quel tempo tenevano l'isola 
di Corsica in loro dominio : e siccome il loro 
governo era tale da non cattivarsi la benevo- 
lenza di quegli isolani, che conservar volevano 
le loro franchigie, e quei diritti e privilegi che 
la signoria Genovese , con ingiusti pretesti pro- 
curava distruggere; fu cagione di replicate ri- 
voluzioni e disordini , che condussero ad aperta 
e cruda guerra: per cui le Còrse terre furono 
inondate di sangue , le sue campagne desolate , 
le sue città e castella date alle fiamme \ 

In questo stato di cose, ben conoscendo i 
Genovesi di non potere affidare senza loro pe- 
ricolo T amministrazione dei comuni e distretti ai 
soli indigeni, troppo da loro oppressi, e dai 
quali erano odiati oltre ogni credere; facevan 
quelli presiedere ora da uffiziali tolti dalle più 
potenti famiglie della dominante . ed ora dai 
piccoli signori di terraferma loro sudditi. 

I Bonaparte, che nei primi lustri del secolo de- 
cimosesto, e suirincominciare del diciassettesimo, 

' Filippini e Renuzzi , Storia della Corsica. 



di:lla famiglia bonaparte 163 

erano stranieri alla Còrsa cittadinanza , vi furono 
inviati , ovvero seguitarono i Genovesi loro si- 
gnori per esercitarvi uffizj secondarj nel governo 
di queir isola. Infatti , noi troviamo nella dira- 
mazione Sarzanese , che Francesco padre di 
Gabriello abitava nella Corsica fino dal 1512, 
al servizio della repubblica Ligure ; ove morì 
nel 1529 '. 

E frattanto da avvertirsi , come Francesco 
fosse andato in Corsica in tempi difficilissimi, e 
quando appunto il giogo della repubblica erasi 
agli isolani fatto insopportabile 2 . 

Nello stesso modo sembra che debba ragio- 
narsi relativamente al passaggio nella Corsica 
di Luigi- Fortunato ; il quale , in forza della 
contratta alleanza colla famiglia Lomellini, che 
quasi del continuo avea qualcuno de' suoi al 
governo dell' isola , doveva perciò seguirne le 
parti e gl'interessi: poiché , dopo l'anno 1612 
non ci è stato possibile trovar notizie che Luigi- 
Fortunato riguardino ; ed è solo per questo che 
possiamo argomentare del suo passaggio nelle 
Provincie oltremarine della Genovese repubblica , 
o in servizio di essa, o forse chiamatovi da 

1 Gcrini, Memorie storiche della Lunigiana, lib. 2. 
* Rcnuzzi , storia della Corsica. 



164 STORIA GENEALOGICA 

interessi di famiglia che l'obbligassero a pren- 
dervi stanza: come sembrati provarlo i nomi che 
dopo quel periodo del 1612 vediamo figurare 
sull'albero genealogico dei Bonapartc di Ajac- 
cio; non che dalle Memorie al medesimo rela- 
tive date in luce nel 1845 da S. E. il Prin- 
cipe di Canino e di Musignano. 

E rispettando, per quanto importi la storica 
verità , quello che fu reso di pubblico diritto 
da chi aveva il maggiore interesse per giungere 
a porla in chiaro ; non possiamo tuttavia tacere 
come in noi abbia fatta molta impressione il 
vedervi figurare i nomi di Sebastiano, di Carlo, 
e di Giuseppe , i quali sono affatto estranei alla 
genealogia dei Bonaparie di Sarzana , dalla 
quale pretendesi di far derivare la Còrsa dira- 
mazione; mentre al contrario li troviamo tutti 
avere analogia con quella dei Bonaparie di Sani- 
minialo. Egli è un fatto, che avanti la metà 
del secolo decimosettimo nasceva un Sebastiano 
nella città di Ajaccio , ed in un tempo appunto 
che la peste e le epidemie desolavano l' Italia 
e le isole adiacenti. Non era ancora trascorso 
un secolo da che i Bonapartc di Samminiato 
avevano donato al Comune una loro loggia per 
edificarvi una cappella che sacra esser doveva 



DELLA FAMIGLIA BÓNAPARTE 165 

al santo martire Sebastiano , dai mortali invo- 
cato qual protettore ed intercessore presso 
l' Eterno acciò liberar li volesse dal flagello che 
in quel tempo li affliggeva , e non meno la 
nostra città che tutta Italia desolava. Era pure 
sul principio di quel secolo , o sul declinare del 
quindicesimo, che i Bonaparte s'imparentavano 
con i Nalcli di Samminiato , e da quelli inne- 
stavano nella loro Famiglia il nome di Seba- 
stiano \ 

Luigi, frattanto, era testimone dei mali e 
della desolazione in cui non solo giaceva la 
sua patria adottiva, non che quella di origine: 
talché non dubitò, nel volger di un secolo in 
cui le stesse triste circostanze verificavansi , di 
consacrare il figlio che stava per nascergli al 
protettore celeste della sua famiglia , onde vo- 
lesse preservarla dal contagio che i popoli ita- 
liani teneva in angustie , il nome di Sebastiano 
imponendogli. 

Ma per quanto valevole esser possa un tale 
ragionamento a porre in essere la prova di 
quanto ci siamo proposti dimostrare; altra tut- 
tavia più importante ed ineccezionabile ne 

1 Memorie Mss. nell'Archivio Morali di Samminiato. 



166 STORTA GENEALOGICA 

addurremo , per la quale non sembra che possa 
più mettersi in dubbio la derivazione dei Bo- 
mbarle di Ajaccio da quelli di Samminiato. 

Nell'anno 1769, Carlo di Giuseppe di Se- 
bastiano di Ajaccio , addotto ravasi neh" univer- 
sità di Pisa a dì 50 Novembre; e nel processo 
verbale della sua laurea viene qualificato: No- 
bile Patrizio Fioreìitino, Samminiatesc , e di 
Ajaccio r . 

Se il ramo di Ajaccio avesse avuti soltanto 
dei rapporti di sangue e fosse disceso dal ramo 
di Sarzana, codesto Carlo non avrebbe avuto 
diritto di qualificarsi Nobile Samminiatesc , e 
molto meno Patrizio Fiorentino : poiché , come 
narrammo , la linea di Sarzana non discende da 
Giovanni il Ghibellino , ma bensì da Donalo 
di Ronaparte da San Niccolò; da quel Donato 
che abbracciò la parte dei guelfi , ed abitò nel 
sesto di Santa Maria Maggiore; e quindi esi- 
liato da Firenze dopo la battaglia di Monte 
Aperti , si rifugiò presso i Marchesi Malespini 
nella Lunigiana, con gli altri fuorusciti che la 
sua fazione seguivano ; né mai ne' tempi suc- 
cessivi lo vedemmo ascritto a veruna delle arti 

1 Ardi, dello Studio Pisano, anno 1769. 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 1(>7 

maggiori , onde aver diritto al godiménto del 
patriziato fiorentino. Al contrario, i Bonaparte 
dì Samminiato erano ad esso ascritti, stantechè 
in due diverse epoche li abbiamo veduti tornare 
alla lor patria di origine, e dare i loro nomi 
all' arte della seta , che era la più potente , la 
più ricca e la meno popolare; che all'ombra 
appunto delle arti maggiori , i grandi ed i ma- 
gnati che bramavano ingerirsi e aver parte nel 
governo di Firenze solevano adagiarsi; per es- 
sere , in realtà , quel Governo una vera aristo- 
crazia sotto forme popolari. Un tale diritto e 
prerogative fu loro confermato nel 1752 a te- 
nore delle leggi vigenti ; perocché volendo con- 
servare i titoli di nobiltà , bisognava presentare 
le così dette provanze '. 

Nello stesso modo convien ragionare relati- 
vamente all' essere stato qualificato nobile Sam- 
miniatese; poiché la linea di Sarzana vcrun ti- 
tolo né diritto poteva mettere in campo per esser 
considerata come tale , non avendo avuta al- 
cuna relazione coi Bonaparte di Samminiato 
prima del 1610, come già abbiamo osservato: 
né alcun documento municipale, né scrittura , nò 

1 Arci», diplom. di Firenze , filza quinti», lctt. A. B., n. 17. 



468 STORIA GENEALOGICA 

epigrafe ci abilita ad argomentare in contrario , 
nemmeno per induzione. 

Oltre a tutti i fatti soprariferiti per porre in 
chiaro codesto articolo della Storia che rendiamo 
di pubblica ragione, debbesi ancora rammen- 
tare, che Carlo del fu Giuseppe, volendo otte- 
nere un posto nella scuola militare di Brienne 
pel suo secondogenito Napoleone, che poi fu 
Imperatore de' Francesi , e dovendo fare a que- 
sto effetto la prova di nobiltà di sua famiglia , 
non si rivolse a Sarzana , donde sapeva di non 
discendere , ma se la procurò da Firenze , e da 
Samminiato ; ove egli crasi portato nel 1 769 , 
non tanto per conoscere ed avvicinare i suoi 
agnati, ma eziandio per rovistare tutte le carte 
e i diplomi della sua casata che si contenevano 
negli archivj della famiglia Samminiatese \ 

Ed in vero , se egli avesse voluto porre in 
essere tali prove colla discendenza da Sarzana , 
dalla quale pretendesi il ramo della Corsica de- 
rivato , non avrebbe a ciò mai potuto pervenire ; 
benché siasi detto , trovarsi nei registri della 
città di Ajaccio qualificato patrizio Fiorentino 
fino dal 1594 Gerolamo o Geronimo di Gab- 
briello da Sarzana. 

i De Bouricnne, Memorie biograf. deirimperator r\npoloo:io. 



DELLA FAMIGLIA HONAPAKTh: 109 

Ma , dovendosi prestar fede a fatti di tal 
natura , e di tanta importanza per determinare 
una storica verità , bisognerebbe almen dare un 
barlume di prove, che Girolamo od il suo au- 
tore avesse procurato di farsi ascrivere ad una 
delle arti maggiori della città di Firenze: il che 
non è supponibile, in quanto che essendo al- 
lora stabilito quasi da un secolo il monarchico 
governo , non avea più luogo una tale formalità 
per godere delle pubbliche onoranze ed ufficj , 
i quali sotto il regime repubblicano concede- 
vansi a quei cittadini che specialmente alla 
mercatura o alle arti liberali destinavansi , e che 
inoltre dichiarassero di tener domicilio nella città 
di Firenze. 

Girolamo però era domiciliato in Ajaccio , 
come era stato il suo autore , quando venga 
in modo incontrovertibile provato , che veramente 
egli discenda da Gabriello , il quale nel 1581 
fu canonico della cattedrale di Ajaccio: al che 
sembrano ostare le Memorie storiche del Ge- 
rmi sulla pLunigiana ; laonde v' è tutto il fonda- 
mento per dover dubitare della discendenza di 
lui dai Bonaparte di Sarzana. 

A tale effetto , per quanto accuratissime pos- 
sano essere state le ricerche e le indagini fatte 



4 70 STORIA GENEALOGICA 

por verificare la discendenza della diramazione 
di Ajaccio ; pure non evvi gran probabilità che 
siasi potuto riuscirvi : perchè le guerre dei 
Francesi e dei Genovesi sul principiare del se- 
colo diciottesimo , posero a ferro e fuoco tutte 
le città e contrade della Corsica , per il che re- 
starono distrutti gli archivj pubblici e privati; 
e finalmente, perchè nel 1793, le ultime rivo- 
luzioni, e le guerre guerreggiate tra gl'Inglesi 
ed i Francesi, distrussero ciò ch'era avanzato 
alle fazioni che 1' aveano desolata : nella quale 
rovina restarono avvolte le case dei Bonaparte, 
che furon date alle fiamme , insieme con tutto 
quello che in esse contenevasi di più importante 
e prezioso: per il che furono anche perdute 
tutte le carte e documenti che essi soli avevano 
lutto l'interesse di conservare \ 

Se adunque non poteva essere considerato , 
né può, per le cose discorse, tenersi per pa- 
trizio Fiorentino Girolamo, bisognerà conclude- 
re , o essere apocrifo il registro , o non troppo 
ne/ termini precisa la scrittura da cui simile no- 
tizia fu tratta. 

Stando perciò a quello che fin qui abbiamo 

1 Ranuzzi, Storia di Corsica; Dumas, Biografia dell' lmperator 
Napoleone. 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 171 

narrato , non sembrerebbe nemmeno questiona- 
bile se la discendenza dei Bonaparte di Ajaccio 
derivi da Sarzana ovvero da Samminiato : ma 
quando possa pur farsi una tale questione ana- 
lizzeremo un altro importantissimo documento . 
dal quale con maggior chiarezza i nostri lettori 
dedurranno quanto da noi si tiene per indu- 
bitato. 

Giuseppe , figlio primogenito di Carlo , nel 
1789 , presentava supplica al granduca Leopoldo 
primo di grata ricordanza ai Toscani , doman- 
dando di vestire l' abito dell' ordine equestre di 
Santo Stefano a titolo di giustizia , e adducendo 
per causa principale di esser egli di origine 
Toscano , di discendere da Giovanni Bona- 
parte che fu garante pei Ghibellini nella pace 
stipulata col cardinale Latino , e in fine aggiun- 
gendo essere i suoi maggiori stali congiunti con 
vincoli di sangue colle illustri famiglie Fioren- 
tine Degli Attizzi, Alberti, Tornabuoni ed 
Attavanti. 

I Bonaparte di Sarzana, per quanto il Ce- 
rini abbia preteso di farli discendere da Gio- 
vanni il Ghibellino ( della quale pretesa noi già 
dimostrammo V insussistenza , in quanto erronea 
nelle citazioni, nelle date, e perfino nell'epoca 



172 STORIA GENEALOGICA 

in cui fu pronunziato il bando dei Ghibellini; 
stantechò i Bonaparte di parte guelfa, e non 
quelli di parte ghibellina , ripararono nella Lu- 
nigiana ) , non potevano allora certo presen- 
tarsi alla mente del figlio di Carlo Bonaparte; 
che mentre umiliava la sua supplica al trono 
granducale trovavasi di permanenza in Sammi- 
niato presso il suo agnato canonico Filippo, il 
quale altresì codesta supplica appoggiava , e dove 
i documenti della Famiglia , per tanti secoli 
illustre , si conservavano : né allora il Gerini uè 
altri avevan potuto compilare un Albero genea- 
logico a comodo di causa , per far discendere i 
Bonaparte della Corsica dal ramo una volta esi- 
stente in Sarzana , piuttostochè da quello di Sam- 
miniato. 

Avanzando dunque Giuseppe una supplica 
nella quale dimostrava in genere la sua discen- 
denza, e quindi la sua congiunzione di sangue 
colle più rispettabili famiglie Fiorentine , appog- 
giavate ai documenti, agli antichi diplomi che 
aveva sotto gli occhi: né doveva né poteva in- 
gannarsi , poiché le prove che avrebbe dovute 
fare per ottenére la domandata decorazione di 
Santo Stefano , erano di rigore , ed in quei 
tempi scrupolosamente esaminavansi , cosicché 



DELLA FAMIGLIA BONAPAIITE 175 

tali prove mendicare non si potevano ; ond' è 
che arrischiato non sarebbesi ad esporre di es- 
sere unito con vincoli di parentela colle casate più 
illustri della città di Firenze , che primeggiato 
aveano nel reggimento di quella famosa repubblica. 

Prove di tal fatta non potevano certamente 
porsi in essere dalla discendenza dei Bonapwte 
di Sarzana: poiché, se merita qualche fede la 
Genealogia del Gerini , non troviamo che alcuno 
dei suoi Bonaparle abbia avuto attinenze di san- 
gue né contratto parentadi colle patrizie Fioren- 
tine famiglie; e neppure con quelle di Genova, 
benché alla sua dizione soggette. Ma bene al- 
trimenti stavano e stanno le cose ed i fatti re- 
lativamente alla discendenza Samminiatese a cui 
Giuseppe aveva tutto l'interesse di provare la sua 
appartenenza : prova alla quale accinto non sareb- 
besi senza l' inspezione dei documenti e delle 
memorie che solo poteva somministrargli il ca- 
valier canonico Filippo ; e che pochi anni innanzi 
avevano servito ancora a stabilire le prove della 
loro nobiltà Toscana, per far ammettere il se- 
condogenito di Carlo alla scuola militare di 
Bricnne (J). 

Se poi la supplica da Giuseppe avanzata 
non ebbe il bramato resultamento , ciò devesi 



174 STORIA GENEALOGICA 

attribuire alle variate politiche circostanze della 
Corsica; perocché involta essa pure nelle vi- 
cende della Francese rivoluzione, ne subirono 
gli effetti e le conseguenze tutti quelli che vol- 
lero conformarsi alle nuove massime e costu- 
manze che mediante quella vennero ad introdursi 
nel diritto pubblico di Europa. 

Dilucidata questa parte della interessante 
Storia che forma il soggetto delle nostre ricer- 
che, non riuscirà malagevole il giungere per 
retta linea all'epoca della nascita dell' uomo Gran- 
ii e , la cui ascendenza ben fu da uomini di 
sommo intendimento e di straordinario sapere 
illustrata. 

L' ammirazione delle nazioni dell' universo 
per questo inatteso mortale fu grandissima ; ma 
specialmente per le più incivilite , le quali invi- 
diarono ed invidiano che sotto il bel cielo d'Italia 
vedesse la prima luce questo Genio inviato sulla 
terra, acciocché i reggitori delle nazioni imparas- 
sero a condurle a seconda della giustizia , e della 
ragione , e non per farne gradino al loro trono. 

In esso già l' Italia avea poste tutte le sue 
speranze , e lusingavasi di veder rivivere le sue 
antiche glorie , e risorgere quel genio creatore 
alla cui scuola si ammaestrarono lutti i popoli 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 175 

die dalla barbarie e dall'ignoranza erano av- 
vinti, apprendendo le vie che all' incivilimento 
conducono: vale a dire, al godimento di quella 
libertà che vuole rispettati i diritti di tutta 
T umana specie per mezzo di leggi che i mo- 
deratori della grande famiglia sono principal- 
mente chiamati ad osservare , per non trovarsi 
avvolti nei disordini dell'anarchia, che li toglie- 
rebbe per sempre dal regolarne i destini. 

Percorrendo , dunque , lo spazio che ancora 
ci resta per giungere al compimento della no- 
stra intrapresa, ed in seguito ai fatti già nar- 
rati, pensiamo che Geronimo, o 

65 Girolamo debba considerarsi qual figlio 
di Luigi-Fortunato; ma che ciò nondimeno egli 
debba aver conseguita la dignità di anziano 
della città di Ajaccio in tempo assai posteriore 
all' assegnatogli nella Genealogia di S. E. il 
Principe di Musignano: perocché il Cerini non 
solo non accenna 1' epoca del suo nascimento , 
ma neppure ci somministra dati bastevoli a de- 
terminarne la sua discendenza da Sarzana , men- 
tre era suo oggetto principale il doverlo dimo- 
strare : e d' altra parte , molte congetture e cir- 
costanze ci assicurano che la discendenza di 



176 STORIA GENEALOGICA 

esso derivar non possa se non se dal nominato 
Luigi-Fortunato. 

Infatti, avendo Luigi nel 1612 , sposata 
Luisa Lomellini, il nascimento di Geronimo 
non può mettersi che nell' anno successivo : come 
egualmente par certo che un tal nome essendo 
affatto estraneo alla genealogia dei Bonaparte di 
tutte le diramazioni fino all' epoca in discorso , 
non possa esservi stato introdotto se non se ad 
onoranza dei Lomellini , in virtù dei recenti 
vincoli di affinità contratti ; stantechè un tal 
nome era peculiare nelle generazioni della Ge- 
novese casata , e memorie illustri nella mede- 
sima ricordava; essendovi tra gli altri, un Ge- 
ronimo padre di Batista , celebrato duce delle 
Liguri genti , onde vennegli innalzata una sta- 
tua nella sala di S. Giorgio; e così pure altri 
celebri personaggi che un tal nome portarono: 
quello cioè, che nel 1459 fu ambasciatore alla 
corte di Aragona: e l'altro, che primo fra i se- 
natori della repubblica , prestava giuramento al- 
l' unione nel 1528. 

Ne era nuova , e non è neppur oggi , nelle 
famiglie di alto lignaggio l'adozione dei nomi 
per le alleanze e parentele che , nel succedersi 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 177 

dei tempi, si vanno contraendo: come non lo 
era nei Bonaparte , che nomi sempre adottarono 
e presero dalle famiglie colle quali di tempo in 
tempo univansi co' vincoli del matrimonio; come 
abbiamo già notato nel corso di questa Storia. 

In tal modo ragionando , viene a determinarsi 
ed a intendersi il perchè Geronimo sia stato 
qualificato patrizio Fiorentino: il che non potrebbe 
verificarsi ammettendo le genealogie del Germi 
e del Principe di Canino e Musignano nel tèma 
pel quale sono state da essi date in luce. 

Discendendo Geronimo da Luigi-Fortunato , 
dovrà concludersi che Gabriello il quale fu ca- 
nonico della cattedrale di Ajaccio, e che cessò 
di vivere sul cadere del sedicesimo secolo , sia 
stato l'ultimo dei Bonaparte di Sarzana; e che 
Luigi , o i figli di lui ne raccogliessero l' eredità 
siccom' egli avea già conseguita quella dell' ultima 
femmina superstite della città di Sarzana. 

Pochi anni dopo il celebrato matrimonio colla 
Lomellini, nacque a Luigi altro figlio, al quale 
impose il nome di 

64 Sebastiano. 

Compariva egli sulla terra in epoca assai di- 
sgraziata per la Corsica , dove i Bonaparte erano 



12 



478 STORIA GENEALOGICA 

avventizj , e forse anche addetti al servizio di quei 
fieri padroni che 1' opprimevano. 

Mossi però , neh 1 ' andar del tempo , e rattri- 
stati dalle sciagure tante che ridotta l' avevano 
in servitù , abbracciarono il partito più generoso, 
concorrendo a scioglierla da quelle catene che la 
tenevano avvinta e ad inalzarla al grado di na- 
zione. 

Se la sorte non arrise alle concepite speran- 
ze, motivo ne furono gì' intrighi della tenebrosa 
diplomazia di potentati , a cui per nulla non 
istava a cuore il bene e gì' interessi di un popolo 
che alla loro protezione affidavasi ; ma che invece 
avevano per peculiare incentivo principalissimo 
delle loro azioni la propria utilità e la reciproca 
gelosia di dominio. 

Ciò non pertanto , alcuna special notizia di 
Sebastiano non ci è pervenuta , se non che egli 
fu assai rispettabile per le sue qualità morali , 
e distinto per le onorificenze , trovandosi qualifi- 
cato come nobile negli atti del suo tempo. 

Il successore di Sebastiano fu 

65 Carlo, che troviamo impiegato dalla do- 
minante signoria Genovese in qualità di Anziano 
della città di Ajaccio : poiché apparisce che i 
Bonaparte molto fossero affezionati al governo 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 179 

di Genova ; sino a tanto almeno , che il famoso 
Pasquale De' Paoli non si accinse a cangiarne le 
sorti. A Carlo successe altro 

66 Sebastiano, che fu pure incaricato dalla 
repubblica dell' uffizio di Anziano ; come lo fu 
pure il suo figlio 

67 Giuseppe, nel 1760: il quale ebbe un 
altro fratello , chiamato 

68 Luciano ; che nato nel 1711 , ed iniziato 
allo stato ecclesiastico , ascese dipoi alla dignità 
di arcidiacono della cattedrale di Ajaccio. Egli 
visse fino all'anno 1791, esercitando le tenere 
funzioni di padre di famiglia , non tanto perchè 
egli ne fosse come il patriarca , ma perchè ancora 
la sua prudenza e le vedute economiche volevano 
eh' egli prendesse a cuore la direzione di quella 
famiglia che in troppo giovine età lasciato aveva 
il suo nipote 

69 Carlo di Giuseppe , il quale era nato nel 
1746. Egli si laureò in Pisa nel 1769. Nell'anno 
stesso visitò i suoi agnati di Samminiato , che lo 
riconobbero siccome disceso dal medesimo stipite. 
Nel 1780, raccolse V eredità di Moccio-Giuseppe 
di Samminiato : eredità di poco rilievo , e di cui 
fidò T amministrazione al dottore Anton Francesco 
Franchini, rilasciandogli ampio mandato di procura, 



180 STORIA GENEALOGICA 

per non potersi assentare dalla Corsica per cagioni 
politiche , dalle quali era sempre agitata \ 

Nel 1 779 , fu deputato degli Stati della Corsica 
alla corte di Francia ; presso la quale difese ma- 
ravigliosamente il Marbeuf governatore dell'isola: 
onde venne giustificato degli addebiti che veni- 
vangli dati da quelli i quali volevano supplantarlo 
in quel governo. Neil' anno stesso inviò il suo se- 
condo-genito "Napoleone alla scuola militare di 
Brienne. Seguitò con trasporto le parti del Paoli 
nelle ultime rivoluzioni della sua patria; e lo 
avrebbe seguitato anche nella sua emigrazione, 
senza le persuasioni in contrario del vecchio suo 
zio Luciano , che ne lo distolsero ( K ). 

Morì a Montpellier nel 24 febbrajo del 1785, 
reduce da un secondo viaggio a Parigi; lasciando 
numerosa fìgliuolanza dalla Letizia Ramolini , 
che sposata aveva nel 1767, Ebbe vita breve, 
e agitata sempre da peripezie ora seconde, ora 
avverse; per le quali perde la maggior parte 
dell'avito patrimonio. 

La natura avealo dotato di anima generosa, 
forte ed intraprendente; e le sue azioni furono 
conformi all' altezza della sua origine ; azioni che 

* Carte dell' Arch. Comunale di Samminialo , Filza n.° 4, daj 
1778 al 1781, n. Q d'ordine 249, 



DELLA FAMIGLIA UONAPAltTE 181 

i suoi discendenti seppero imitare: se non clic 
tutte restarono eclissate da quelle più meravi- 
gliose e straordinarie di Napoleone , il cui genio 
militare , legislativo e politico non ha avuto pari. 

Le ceneri del padre dell'Uomo Grande ripo- 
sano nel castello di Saint-Leu; ove Luigi Bona- 
parte , conte di Saint-Leu , già re di Olanda , 
suo figlio quartogenito , le fece trasportare ; ed 
un sepolcrale monumento vi eresse , facendo in 
tal modo risplendere la sua filiale tenerezza. 

Fino a questo punto era nostro divisamente 
di scrivere la Storia Genealogica della illustre 
e per tanti secoli celebrata Famiglia dei Bona- 
parte : né più lungi dovevasi condurre , poiché 
in quanto riguarda i contemporanei , molti sono 
stati gli scrittori che già ne trattarono ; e perciò 
non avremmo osato di entrare neh" altrui messe. 

Giunti dunque al termine della storica nar- 
razione i cui fatti e memorie restavano, per la 
maggior parte , sepolti negli Archivj e nelle Bi- 
blioteche di Samminiato ( per non dire dei rela- 
tivi all' origine dell' imperatore Napoleone , che 
molti scrittori della sua vita variamente riporta- 
rono ) , è stato nostro precipuo scopo il togliergli 
dalla oscurità nella quale giacevano avvolti, e 
dar ad essi quell' ordine cronologico che con- 



182 STORIA GENEALOGICA 

ducesse a dilucidar le cause di tante diverse opi- 
nioni sulla origine di questa Casata , nelle varie 
cronache e biografie in questi ultimi tempi pub- 
blicate ; essendosi tutti proposti un albero genea- 
logico conforme al loro modo di pensare , o a 
quello che più specialmente qualche parte dell' I- 
lalia favorisse. 

Ma siccome il nostro vero scopo si era quello 
di scrivere una storia , che fondata fosse sopra 
scritture e documenti non eccezionabili , e che 
rendessero ragione di quanto si producesse al 
savio ed imparziale giudizio di coloro che apprez- 
zar possano le difficoltà di somiglianti materie; 
così ci siamo astenuti dall' esaminare gli articoli 
dei giornali su tal proposito pubblicati, avendoli 
non tanto riguardati come immeritevoli di atten- 
zione , ma sopra tutto come non appoggiati ad 
alcun documento che degno fosse di fede, e come 
scritti unicamente per farsi merito presso qualche 
entusiasta, o per esporre al pubblico qualche 
racconto da richiamare una più speciale atten- 
zione dei leggitori. Del qual genere fu appunto 
l' articolo inserito nel Costitutionnel dei 30 Giu- 
gno 1846, che ha tutta l'apparenza di una leg- 
genda del medio evo : perocché analizzato in tutte 
le sue parti, non racchiude fuorché un'infinità 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 185 

di assurdi e di anacronismi ; così riproducendo 
r opinione del colonnello Jones Mitchell sull' o- 
rigine della famiglia Bonaparte , nella Biografia 
dell' Imperator Napoleone , nuovamente riportala 
nel giornale dell' Istituto Istorico di Parigi dal 
signor lluillard Bréholles (L). 

Il perchè , nello scrivere questa operetta , ci 
siamo dunque fatto il più scrupoloso dovere di 
citare tutti i documenti, memorie e manoscritti 
da cui T abbiamo tratta ; non meno che gli sto- 
rici che in tutte l'epoche, dei Bonaparte hanno 
parlato : aggiungendo , come i due antichi Alberi 
che ci hanno servito di guida , li abbiamo presso 
di noi , e si conservano come cosa preziosa, per- 
chè compilati 1' uno dal Segaloni, già cancelliere 
dell' Archivio Diplomatico di Firenze , sul princi- 
pio del secolo decimottavo; e l'altro da un ri- 
spettabile e dotto antiquario che nel passato se- 
colo apparteneva alla famiglia cenobitica del con- 
vento dei Minori Conventuali di Samminiato , ricco 
assai di manoscritti , pergamene e memorie sto- 
riche del Samminiatese municipio , ed al quale 
i Bonaparte erano benemeriti di legati e di largi- 
zioni, e dove avevano le loro tombe gentilizie: 
memorie e manoscritti che in gran parte ancora 
la Libreria del ripristinato convento conserva. 



184 STORIA GENEALOGICA 

Gli Alberi genealogici pure fattici venire dalla 
Corsica e da Sarzana , ci hanno somministrate 
altre notizie ; le quali confrontate cogli autografi 
manoscritti che possedevamo , e colle scritture e 
documenti che da varie parti della Toscana ci 
sono pervenute , ci hanno portato a concludere, 
che la diramazione Còrsa è affatto di origine Sam- 
miniatese : abhenchè ci stiano contro le Notizie 
date in luce, nel 4843, da S. E. il principe di 
Canino , Carlo Bonaparte ; delle quali ciò non 
pertanto abbiamo fatto quel conto che alla critica 
e al ragionamento storico faceva mestieri. 

E stato appunto per questo , che sulla scorta 
dei citati documenti e memorie , non abbiamo 
creduto che Gabbriello di Francesco da Sarzana 
fosse padre di Geronimo ; ma bensì , che in esso 
terminasse la linea Sarzanese trapiantata nella 
Corsica dal padre di lui Francesco , in quanto 
che il governo ligure ve lo avea mandato come 
suo rappresentante ; e che invece sia stato Luigi- 
Fortunato di Francesco da Sam miniato , che, nel 
1010, era passato a Sarzana a raccogliere l' ere- 
dità dei Bonaparte: il che portava a credere 
non tanto 1' estinzione del ramo Sarzanese , ma 
ben anche di quello della Corsica ; ed il cui ul- 
timo rampollo essere non poteva, secondo le più 



DELLA FAMIGLIA BONAPARTE 185 

giuste congetture ed argomenti, se non se Gab- 
briello: e che d'altronde, Geronimo o Girolamo, 
qualificato patrizio Fiorentino , sia figlio di Litigi- 
Fortunato della Samminiatese diramazione, alla 
quale , per diritto di nascita , spettava una tale 
qualifica , e non a quella di Sarzana come dimo- 
strammo. 

Luigi poi, mediante la sua unione colla fa- 
miglia Lomellini, o passò nella Corsica per di- 
simpegnarvi qualche pubblico incarico per la Ge- 
novese repubblica; o, più probabilmente, per farsi 
riconoscere come chiamato all' eredità dei Bona- 
parte di Sarzana, e, conseguentemente, per aver 
diritto ancora a quella della Corsica. 

Se così stato non fosse, come spieghcrebbesi 
la relazione dei Bonaparte di Ajaccio con quelli 
di Samminiato, dovechò tradizioni e memorie di 
famiglia non avessero loro rammentato dei fatti 
non di data lontanissima , i quali ne dimostrassero 
la comune origine? 

Le lettere autografe di Luigi-Fortunato ri- 
trovate nell'archivio di Giuseppe-Moccio, il quale 
istituì suo erede Carlo di Ajaccio, sono di ciò 
una prova incontrastabile. Le relazioni di Giu- 
seppe e dell' Imperator Napoleone col cavalier 
canonico Filippo, e la permanenza dello stesso 



186 STOR. GENEALOG. DELLA FAM. BONAPARTE 

Giuseppe presso del medesimo, quando slava 
in Toscana per fare il corso degli studi legali 
all' Università di Pisa , ne sono egualmente 
una seconda prova, e non equivoca testimo- 
nianza. Finalmente, una terza convincentissima 
si è la supplica dallo stesso Giuseppe presen- 
tata al granduca Leopoldo primo per vestire 
l'equestre abito di Santo Stefano, che abbiamo 
superiormente analizzata. 

Dati questi ultimi schiarimenti suir interes- 
santissimo articolo della diramazione dei Bonaparte 
della Corsica , che stanno viemaggiormente a di- 
mostrare la ragionevolezza, se non la certezza, 
di quanto ci eravamo proposti nel dare alla luce 
la Storia Genealogica alla quale ponghiamo fine; 
ci lusinghiamo di aver posto in chiaro e diluci- 
dato dei fatti che peranche erano oscuri, e di 
aver reso di pubblica ragione quello che di più 
importante stava sepolto nelle Librerie e negli 
Archivi cosi di Samminiato come della Tosca- 
na; e che meritava di essere conosciuto, acciò 
maggiore interessamento fosse preso per una 
famiglia fattasi rispettabilissima nella antichità, 
e di somma importanza nei tempi in cui viviamo. 



FINE 



NOTE AL LIBRO TERZO 



(A) 



La città di Samminiato era divisa in terzieri e con- 
trade. Le contrade erano sette, e ciascuna aveva uno 
stemma, ed un pennone; altrimenti stendardo o gonfa- 
lone: ed eravi un luogo destinato per le respettive adu- 
nanze , o comizj. I terzieri erano denominati , uno di Ca- 
stelvecchio , Y altro di Poggighìsi, e Forisporta il terzo : 
vocaboli, che ai nostri giorni si conservano. 

Ogni terziere eleggeva i suoi deputati, ossia il pic- 
colo consiglio dei dodici Priori, o Conservatori; e que- 
sti eleggevano il Gonfaloniere di giustizia, in altro modo 
chiamato Proposto. 

Divisi dipoi i terzieri in contrade, o sezioni, elegge- 
vasi altro numero di rappresentanti il popolo, che pote- 
vano ascendere Ano al numero di ottanta; e questo ap- 
pellavasi il gran consiglio della repubblica. 

Il governo però stava nelle mani della signoria . che 
componevasi del Gonfaloniere di giustizia , dei dodici Con- 



1 88 NOTE 

servatori, e del Capitano del pòpolo, che era sempre 
forestiero. V. Statuti del 1358; Àrch. Segreto del co- 
mune di Samminiato ; Lelmo de Comugnori, MSS. del 
1318. 



B 



Il sigillo in bronzo coli' immagine di Santo Alberto, 
si possiede dal reverendissimo signor canonico Pier-Fran- 
cesco Cateni, teologo della chiesa cattedrale di Colle; e 
che ci ha favorite le notizie relative alla arcipretura della 
suddetta chiesa ; e singolarmente quelle del tempo in cui 
la medesima fu retta dai quattro arcipreti Bonaparte. 



(C) 



La giovine che prevalse sul cuore di Niccolò fu Maria- 
Anna Nerini di Samminiato. Illustrazioni all' Albero del 
Segaloniy e della già Libreria dei MM. Conventuali di 
Samminiato. 



(D) 



L' antico palazzo dei Bonaparte appartiene attualmente 
al comune di Samminiato, ed è quello dove risiede il 
Tribunale di prima istanza del circondario, erettovi con 
Motuproprio di S. A. I. e R. il Granduca Leopoldo Secondo, 
de' 2 Agosto 1838. 



AL % IJBRO TEKZO ì 89 



Neil' anno 1823 , il signor dottore Giuseppe Passeri, 
scrivendo una memoria sul Bagno di San Marziale, che 
dipoi fu data alle stampe, fa menzione delle filantropiche 
premure di questo Jacopo Bonaparte. 



(F 



La scritta di sponsali della Dionora Bonaparte trovasi 
con altri documenti e manoscritti interessanti la famiglia 
nell'archivio di S. E. il già conte di Saint-Leu. 



(G 



Fino dai tempi più lontani , nelle pestilenze ed epi- 
demie , i popoli che ne venivano afflitti , ricorso avevano 
a San Sebastiano, qual Santo tutelare contro un simile 
flagello: ed è per questo che la loggia dei Bonaparte, con- 
vertita in cappella nella pestilenza del 1524 , è . dedicata 
a San Sebastiano. 



(H 



Nello spoglio delle carte della famiglia di Moccio- 
Giuseppe, che instituito avea suo erede Carlo Bonaparte 
di Ajaccio, furono trovati varj documenti autografi, dai 
quali resultava come gli ascendenti di lui passassero nella 



190 N0 TE 

Corsica : tra i quali due lettere ; una delle quali in data 
dei 10 Giugno 1610 , per cui s' invita Luigi-Fortunato a 
portarsi a Sarzana a rinnuovare i Bonaparte, e raccogliere 
l' eredità del ramo mancato , da una Laura che sembrava 
essere Y unica superstite di essi ; e Y altra dello stesso 
Luigi-Fortunato, del 1612, diretta a suo padre, in cui 
gli dà parte del suo stabilito matrimonio colla Luisa Lo- 
mellini di Genova. Ambedue queste lettere, cogli altri 
manoscritti dei quali era stato fatto depositario il marchese 
Giuseppe Àlli-Maccarani , per compilarne Y Albero com- 
pleto, furono lasciati alla già Prefettura di Livorno, in- 
sieme coli' Albero, per servire di giustificazione al mede- 
desimo, e passarsi alla già granduchessa di Toscana Maria 
Elisa; e solo ci è restata memoria di questo deposito nelle 
carte e copie del citato marchese Alli-Maccarani : e 
Y Albero da esso formato, ed ove trovansi citali e ripor- 
tati i documenti sopradescritti, trovasi presso l'avvocato 
Paolo Emilio Gazzarrini di Livorno , ma dimorante in Fi- 
renze. 



(I 



Dalla famiglia Cardi-Cigoli veniva il celebre pittore 
Lodovico, conosciuto sotto la più generica denominazione 
di Cigoli. Nacque da Antonio Cardi da Samminiato nel 
1559. Gli ascendenti di Lodovico non molto innanzi la 
detta epoca dimoravano nel Castello di Cigoli presso 
Samminiato. Oliviero avo del pittore vi avea il suo abituale 
domicilio; come rilevasi dalle carte della soppressa ab- 



AL LIMO TERZO 191 

bazia di Cigoli ; di che parte si conservano nell' Archivio 
degli spedali di Samminialo , e parte ncir Archivio comu- 
nale di essa città. 



j) 



Il cavalier professore Pietro Bagnoli tuttora vivente 
e decoro di Samminiato per la sua rinomanza letteraria, 
ha personalmente conosciuto, e più volte parlato con 
Giuseppe Aglio di Carlo, quando stava in Samminiato 
presso il suo agnato cavalier canonico Filippo, che i 
Bonaparte della Corsica chiamavano zio, nel tempo del 
suo corso degli studj di giurisprudenza che faceva air U- 
niversità di Pisa, ove si addottorò nel 24 Aprile del 
1788. 

La madre pure dello scrittore di queste memorie , 
avea conosciuto Giuseppe, già re delle Spagne, per un 
giovine di spirito brillante , ma molto circospetto quando 
parlavasi degli avvenimenti della Corsica , lamentando la 
immatura morte di suo padre, che amava assaissimo; e 
qualche volta avanzando qualche risentimento contro una 
società religiosa la quale accusava della perdita di una 
eredità, per cui le fortune della sua famiglia non erano 
allora in florido stato. 



K 



L' affezione di cuore e V intrinseca amicizia che legava 
Carlo Bonaparte al generale Pasquale De Paoli, non tra- 



1 02 NOTE 

passò ne' di lai tìgli, e specialmente in Napoleone; il quale, 
sedotto forse dal Saliceli, e dagli altri nemici del Paoli, 
non ravvisò in esso fuorché un traditore della repubblica 
francese; e molto più quando questi ebbe posta sotto la 
protezione degl'Inglesi l'isola di Corsica, ch'era madre 
comune ad ambedue. Il Paoli, d'altra parte, non trattò 
mai Napoleone da nemico , ma invece gli dimostrò affetto 
in sul principio della sua carriera militare, esternandogli 
ì suoi patriottici sentimenti ; facendo in appresso elogj dei 
suoi talenti politici, e militari; inoltre scusando alcuni 
atti del suo governo relativamente agli emigrati Còrsi , 
Ira' quali egli pure era compreso; ed ascrivendo in fine a 
singoiar fortuna che la sua patria godesse della libertà , 
tanto da esso ambita , per mezzo del Bonaparte suo com- 
patriotta : con dire che la libertà , da qualunque mano 
ella venga, è sempre apprezzabile; ma che lo ò assaissimo 
quando viene da quella di un concittadino. Corrispondenza 
Epistolare di Pasquale De Paoli inserita nel To. XI del- 
l' Archivio stor. Italiano. Firenze, 1846. 



(L 



Non solo i giornali hanno parlato della genealogia 
dei Bonaparte, ma ben anche ne ha tenuto parola l'Al- 
manacco di Gotha dell'anno 1844: dando delle notizie 
biografiche forse estratle o dalla Storia popolare della 
Famiglia Bonaparte, stampata a Parigi nel 1830, o dagli 
alberi genealogici pubblicati nel 1843 , uno a Torino per 
cura del sig. Conte Luigi Capello di Sanfranco, e l'altro 



AL LIBRO TERZO 193 

in Bologna dalla stamperia all'insegna di S. Tommaso di 
Aquino; genealogie tutte non molto esatte, in quanto che 
non appoggiate a documenti e scritture autentiche, per 
cui vi si contengono anche delle cose e dei fatti non 
veri, tra i quali è da notarsi specialmente quello, che nel 
1258 i Bonaparte erano signori di Castel-Vecchio presso 
Samminiato, mentre apparteneva ai marchesi Malespini 
di Fosdinovo, e dipoi pervenuto con titolo ereditario nei 
Marescotti, lo venderono ai Grifoni di Samminiato nel 
1611. Docum. Mss. e pergam. dell' Arch. Grifoni, conser- 
vato accuratamente dal sig. Ugolino Grifoni di Firenze. 



L'Autore intende valersi del diritto concesso 
dalla Legge sulla Proprietà Letteraria. 



QUI iBdMM* 

I DA GUIDO 

(TANNI 
Uino. 



6. 
I 



li. Batista. 12. Gherar 




(BS2MI2JlIL(I)©aJl LDM ©(DHUIPJliasra 

DISCENDENTI DA GUIDO 

DI GIOVANNI 

II Ghibellino. 

I 

. Corrado. 1. Guido. 

2. Giovanni. 



11. Batista. 12. Gherardo. 13. Lorenzo. 

I 



3. Guido. 4. Lapo (a). 
5. Jacopo (4). 

C. Vittorio. 7. Francesco. 8. Giorgio. 

9. Mariano. 
' 10. Giacomo-Maria. 



14. Vittorio. 1S. Jacopo, Ginevra, Antonia. 



16. Bindaccio, Mattea. | 

41. Gio. Battista (<Z). 



17. Vittorio. 





42. Pier - Francesco. 43. Lodovico - 

I 


Romolo. 44. Jacopo. 




45. Gio. Battista (e). 46. Ottavio. 47. Gio. Maria. 


49. Fulvio. 53. Gio. Genesio. 

1 




50. Vincenzo. 51. Luigi. 52. Jacopo. 


18. Anton-Francesco. 19. Bindaccio-Maria. 
1 | 


20. Cammillo. 21. Fabrizio. 22. Odcrigo, Emilia (e). 




23. Mario-Genesio. 24. Vittorio-Fortunato. 25. Andrea-Romolo. 

1 




26. Bindaccio-Flaminio. 27. Pietro-Maria. 28. Anton-Francesco. 29. Alessandro, Nera. 




1 




30. Filippo. 31. Ottavio. 32. Carlo-Giuseppe. 33. Anton-Francesco. 34. Francesco-Simone. 35. Andrea-Giuseppe. 36. Mario-Miniato. 




37. Bindaccio-Ferdinando. 38. Bartolommeo. 39. Anton-Lupardo. 40. Gio. Filippo. 





ANNOTAZIONI. 



54. Attilio. 55. Bonapartc. 56. Gio. Ballista. 

" I 



57. Lodovico. 58. Francesco. 59. Niccolò, Francesca. 



(«) La discendenza di Lapo I 



Firenze, e si eslinso nel scdiccMiim 



(1/) Fu decorato rome Ghibellino della croce dello ,S;>;'one d'Oro, 
(e) Sposò Damiano di Napoleone Aldobrandini , la cui eredita passò nei 
lonapovte. 
(il) \ icario di S.imininialo per la Repubblica Fiorentina. 
(e) Vicario di Samminialo pel C. 1). Cosimo II. 

(!) Napoleoik Douapmiti venne n \i-itario nei it giugno iio». 



I I 

CO. Attilio. GÌ. Gio. Battisla. 62. Filippo, Maddalena. 



63. Lodovico. 61. Andrea-Francesco. 65. Ranieri-Simone. 66. Bonapartc. 67. Attilio. 



Gio. Battista. 69. Cav. Filippo (/), Niccoli. 



/ I 
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list UlìiiÀRi 

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N.° II 




(BisHiaiiiLDduiii Man s(dp&3>hir^ìb 

DISCENDENTI DA CORRADO 

DI GIOVANNI 

Detto il Ghibellino. 
I 



1. Corrado (a). 



Guido. 



2. Arrigo. 3. Jacopo I. 4. Niccolò. 
5. Oddo. 



7. Giovanni. 6. Moccio. 



9. Ji 



acopo II. 10. Antonio. 



ANNOTAZIONI. 

(a) Fu decoralo come Ghibellino dello croce dello Sprone (f Oro. 

(b) Arciprete della chiesa di Colle in Val d'Elsa. 

(e) Prelato alla corte di Roma al tempo dei PP. Niccolò V , e Pio II. 
(rf) Autore del racconto storico del Sacco dì Roma del 1827. 

(e) Fondatore del capitolo della chiesa cattedrale di Colle. 

(f) Passò a Sarzana nel 1C10, e dipoi nella Corsica. 

(g) Fu instituito crede da Ciuscppe-Moccio da Samiiiinialo , ultimo 

descendente del ramo di Corrado. 



11. Noferi, o Onofrio. 



13. Piero, li. Niccolò. 12. Giovanni. 

1 



19. Francesco- 18. Jacopo III (6). 17. Antonio. 16. Niccolò (e). 15. Piero. 



20. Fulgenzio, Virginia. 



21. Benedetto. 22. Giovanni. 

I 



28. Picr-Anluiiin. 



IV (d). 24. Antonio. 25. Alamanno-Natalc. 26. Francesco, Elisabetta. 
29. Piero (e). 



30. Jacopo V. 31. 



Benedetto. 32. Niccolò. 



9. Pier-Antonio. 50. Giulio. 52. Filippo. 53. Ottaviano. 51. Luigi-Fortunato (/). 



54. Cosimo. 55. Gio. Francesco. 

j 

Pier-Antonio. 58. Luigi-Antonio. 57. Giuseppe. 

59. Cosimo. 60. Niccolò. 61. Gio. Francesco. 
62. Luigi. 



65. Carlo. 
66. Sebastiano. 



G7. Giuseppe. 



68. Luciano. 69. Carlo (g). 



Natale-Alemanno. 37. Niccolo. 30. Flaminio. 35. Giovanni. 31 Lelio. 33. Francesco, Ersilia. 



40. Jacopo. 39. Flaminio. 



o. 42. Francesco. 41. Niccolò, Virginia. 



ìì. Gregorio. 45. Flaminio. 46. Giuseppe-Moccio. 47. Corrado, Rosa 



INDICE 



Dedica Pag. 5 

Introduzione » 9 

LIBRO PRIMO 

Origine della famiglia Bonaparte e sue dirama- 
zioni » 29 

LIBRO SECONDO 

Della discendenza dì Guido e sue diramazioni. . . » 57 

LIBRO TERZO 
Della discendenza di Corrado e sue diramazioni. . » 99 



ERRORI CORREZIONI 

Pag. 31 vers. ult. 1730 (Nota) 1830 

» 41 ■>■> 23 raminga raminga e 

w 91 « 8 di fare di non fare 

n 97 •>■> il Annali d' Italia. Annali <T Italia, lib. 8.